La magistratura e il potere: una storia americana che spiega la nostra politica

Il referendum costituzionale sulla giustizia è una questione complicata, per alcuni aspetti tecnica, che rischia di non appassionare i cittadini e di allontanarli dal voto (che è sempre, comunque la si pensi, il sale della democrazia). Non starò qui io a parlarne direttamente, ma potrebbe essere utile mostrare come, in un Paese che va verso una sorta di dittatura democratica, gli Stati Uniti, sia proprio la magistratura, nelle sue varie articolazioni, a mettere un freno alle scelte del presidente. Vengono bene un paio di titoli del quotidiano statunitense Washington Post.
La storia che si racconta è che Trump aveva deciso di tagliare i fondi a cinque Stati governati dai Democratici, fondi che servivano per l’assistenza e la cura dei minori. Una scelta politica, come tante altre, per danneggiare gli avversari anche colpendo i cittadini più in difficoltà. Un giudice federale, quindi statale, ha bloccato (per ora) il congelamento dei fondi da parte del governo. Ecco: uno scontro tra poteri – esecutivo e giudiziario – che spiega bene perché il governo italiano (quello di oggi, ma anche quelli di ieri) tanto se la prende con i magistrati, considerati un intoppo di fronte a scelte che non rispettano la legge, come ad esempio la procedura d’appalto per il Ponte sullo Stretto. O come quando, rispettando la norma, si scarcerano persone accusate di un reato. Ecco qui sotto i due articoli dell’8 e 11 gennaio pubblicati dal Washington Post.


