• cronaca,  Esteri,  guerra,  Media,  Politica

    Israele e la sua prepotenza crudele senza giri di parole (che tanto non servono)

    Il titolo nella pagina degli esteri de Il Sole 24 Ore

    Mentre siamo distratti, si fa per dire, dalla prepotenza Usa nei confronti del Venezuela (che pure è una dittatura, ma se tutte le volte che un Paese non è democratico fossimo autorizzati a rapire il suo leader…), le altre tragedie del mondo e le relative prepotenze rischiano di passare in secondo piano. Quindi, val la pena sfruttare un freddo ma chiaro titolo de Il Sole 24 Ore di un paio di giorni fa che serve a ricordarci come dall’altra parte del Mediterraneo ci sia un Paese non meno crudele e prepotente, Israele. Il cui leader e ministri non temono di dire con lucida violenza come credano debba concludersi una delle pagine più infelici dell’ultimo cinquantennio. E qui Hamas e la sua altrettanto crudele storia non c’entrano un bel niente: è lo spirito (triste) di un Paese.

  • Economia,  Oltrepo,  Pavia

    Vino senza alcol, finalmente arriva la normativa che regola la produzione

    Finalmente anche in Italia, e quindi anche in Oltrepo dove ci sono alcune realtà interessate, come ad esempio la cantina Terre d’Oltrepo (crisi a parte, s’intende), si potrà produrre vino senza alcol. Non che oggi non si potesse fare, ma in assenza di una normativa, le aziende erano costrette a procedere alla dealcolizzazione all’estero, in particolare in Germania, caricando poi sul prodotto i costi di trasporto. Il vino senza alcol, che è già un importante settore all’estero, anche in Italia sta iniziando a prendere piede. In un articolo pubblicato da Il Sole 24 Ore, infatti, si spiega come sia rrivato dal governo il “via libera alla produzione di vini dealcolati in Italia. Ieri è stato varato il decreto interministeriale (Mef–Masaf) che definisce il regime fiscale e le accise per la produzione di vino senz’alcol o a ridotto contenuto alcolico e, in particolare, la tassazione dell’alcol ottenuto dai processi di dealcolazione. Una misura molto attesa dai produttori italiani che, in molti casi, già si sono cimentati con questo segmento di mercato, tra l’altro, in forte crescita soprattutto all’estero. Tuttavia finora, gli imprenditori italiani, proprio a causa della assenza di un quadro normativo, erano costretti a effettuare all’estero le operazioni di delocalizzazione, in primo luogo in Germania o in Spagna. Sobbarcandosi i relativi costi di trasporto”

    “Secondo l’Osservatorio dell’Unione italiana vini il comparto dei vini NoLo (ovvero No alcohol oppure Low alcohol) o a gradazione alcolica ridotta o nulla è uno dei segmenti che sta crescendo di più e che continuerà a crescere all’interno del settore vino. L’attuale mercato dei vini NoLo al mondo vale 2,4 miliardi di euro, ma le stime parlano di un raddoppio a 3,5 miliardi entro il 2028 con un tasso medio annuo di crescita dell’8%”-

  • cronaca,  giornalismo,  guerra,  Media,  Politica

    Belpietro, la lingua italiana, le parole che i giornalisti dovrebbero conoscere

    La copertina di Panorama

    Ogni professionista, artigiano, ricercatore, docente, manovale, operaio, impiegato, etc., utilizza alcuni strumenti nel suo lavoro. Che siano un martello, un algoritmo o la capacitò di trasmettere conoscenza. I giornalisti, nello specifico, hanno come strumento il linguaggio e, ancor più specificatamente, l’uso (corretto, si spera) delle parole. Per questa ragione l’articolo come sempre pungente di Stefano Lorenzetto su Il Foglio (nella rubrica in cui appunto fa le pulci al linguaggio dei giornalisti), ci è sembrato interessante. Ancor di più perché bacchetta (sempre che il bacchettato abbia una vaga sensibilità per le critiche) il direttore del quotidiano La Verità, Maurizio Belpietro, che era stato condannato a 80mila euro di risarcimento per aver diffamato – quando era direttore del settimanale Panorama – alcune organizzazioni non governative, volontari che salvano vite dei migranti nel Mediterraneo. Per definirle, o meglio per definire i loro volontari, aveva usato il termine “pirati”. E, dopo la condanna, in un articolo, aveva sostenuto, Belpietro, che giusto era quel termine perché le Ong stesse ammettevano di “violare la legge”.

    Ecco, al di là del merito, Lorenzetto fa notare come pirata è ben diverso da fuorilegge (sempre che la legge, poi, sia stata davvero violata). Le Ong, i loro volontari, casomai sono dei fuorilegge. Non dei pirati. E a noi, per quel che vale, fuorilegge del genere ci piacciono tantissimo. Un po’ come Robin Hood.

  • cronaca,  Economia,  giornalismo,  Media,  Pavia,  Social

    Provincia Pavese, La Stampa, la Sentinella e le manovre per un giornalismo ancora vivo

    Segnalo per chi fosse interessato alle questioni giornalistiche. Come sapete (se non lo sapete vi informo), da un po’ la Provincia Pavese ha lasciato il gruppo Gedi (quello di Rep) ed è stata acquisita dal gruppo Sae. Così, Pavia si è separata da Torino (La Stampa) e da Ivrea (La Sentinella del Canavese). Un gruppo greco sta acquistando Gedi, ma non vuole La Stampa e la Sentinella. Ora proprio Sae e Nam sembrano interessati – rivela il Sole 24 Ore – a La Stampa (e di conseguenza, probabilmente, alla Sentinella). Vuoi vedere che, alla fine, Stampa, Sentinella e Provincia Pavese si ritrovano al punto di partenza, tutti insieme appassionatamente? Il gruppo Gedi, nel 2024, perdeva 45 milioni di euro. Eppure, con tutti i quotidiani in rosso stabile, Del Vecchio, i greci, Sae e forse Nam (in concorrenza per acquisire la Stampa), comprano giornali. Perché? Secondo una riflessione de Il Foglio, la questione sarebbe la seguente. Alla faccia dei sempliciotti che credono davvero che l’informazione si auto-produca sui social, la stragrande maggioranza delle notizie che poi circolano su blog, post di influencer, presunti siti di informazione “libera” e pirlate del genere, arriva dal lavoro faticoso, duro e complesso dei giornalisti. Scrive Stefano Cingolani su Il Foglio, in riferimento all’operazione di Del Vecchio (acquisto del 30% de Il Giornale): “Sta nascendo un fronte tra gli editori, i giornalisti, gli operatori dell’informazione, per chiedere norme che impongano le royalties sui dati i quali non sorgono dalle sabbie, ma sono raccolti e lavorati dai giornalisti se parliamo di notizie e analisi, o da scienziati se estendiamo il nostro ragionamento alla medicina, alla fisica insomma a tutti i territori del sapere. Google, OpenAI, Meta insomma tutti i colossi digitali senza quei dati accumulati in ingenti masse e già processati per renderli attendibili, non potrebbero esistere. I social media potevano accontentarsi delle chiacchiere tra amici per farci i soldi vendendo le identità digitali e trasformando gli utenti in consumatori. L’intelligenza artificiale va ben al di là, ha bisogno di informazioni complesse, altrimenti sarebbe solo un gioco di società. Dunque, se questo è il panorama, bisogna occupare il territorio, impadronirsi dei pozzi (alias giornali, radio, tv, portali ecc.) e vendere il petrolio digitale al maggior offerente nelle migliori condizioni. Ma c’è di più, naturalmente, perché l’informazione ha a che fare con i valori. Marchi l’ha chiamata “l’infrastruttura di una società libera”. Una definizione che mette a tacere gli aedi dell’anarchia digitale”.

    Insomma, prima o poi i ladri di notizie dovranno pagare caro e pagare tutto.

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    La bicicletta carbonizzata che nessuno rimuove al Vallone (periferia dell’impero)

    La bicicletta carbonizzata ai giardini Rodari

    Se fosse accaduto nel centro storico di Pavia, ci sarebbe stata prima un’alzata di scudi e poi il rapido intervento della polizia locale e quindi l’immediata azione dell’Asm. Ma poiché nella periferia della città la polizia locale si vede pochissimo (ci si lamenta della sosta selvaggia in centro, ma provate a dare un’occhiata a quello che succede nel resto di Pavia) e l’Asm compare solo negli orari di ritiro della differenziata, ormai da una decina di giorni questa che vedete qui sopra è la situazione ai giardini Rodari del Vallone. I residenti hanno segnalato l’abbandono di un bicicletta elettrica distrutta dalle fiamme, qualcuno (forse i vigili del fuoco?) ha pensato bene di posizionare un paio di bande di segnalazione, ma i resti carbonizzati (e pericolosi per qualche ragazzino troppo curioso) restano dove sono. Questo è tutto dalla periferia dell’impero.

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    E anche stavolta bocciamo l’ex Necchi e lasciamo che Pavia naufraghi così

    La pagina de La Provincia Pavese sul caso ex Necchi, articolo di Fabrizio Merli

    Ammetto, appena ho visto il titolo de La Provincia Pavese e ho letto il pezzo dell’amico e bravissimo collega Fabrizio Merli, ho avuto un déjà-vu. Perché il progetto della “radiale”, ossia della strada che dovrebbe collegare la zona di via Olevano-Mirabello con l’area Necchi trasformata dal progetto Supernova, è una storia vecchissima, che risale al vecchio piano regolatore e all’amministrazione Albergati. Anche allora, insieme alla famosa “rampa di Rampa”, si discusse di quella strada che secondo alcuni (e in effetti era un bel sospetto) avrebbe permesso, nella sua presunta inutilità viabilistica, di costruire altre case con la “scusa” del tracciato stradale. Ora, ricordando che allora il progetto fu bocciato, e scomparve (o magari ve n’è traccia nella documentazione urbanistica di allora e nei ricordi di qualche amministratore), mi vengono i brividi a pensare che il recupero dell’area ex Necchi sia ancora in discussione quando, all’epoca del vecchio Prg, fu cancellata l’ipotesi che lì si potesse insediare l’Ikea, soluzione che sollevò le proteste dell’associazione commercianti (come qualsiasi progetto che non riguardi l’orticello piccolo piccolo del centro storico). Oggi, dunque, scopriamo che anche questo intervento di recupero è a rischio perché un consigliere comunale non è contento, come non abbiamo avuto il parcheggio multipiano di via Oberdan perché un consigliere non era contento, come non abbiamo mai fatto un sacco di cose dicendo che siamo tutti fantasiosi progressisti e che ci piacerebbe non fare un parcheggio o recuperare un’area abbandonata, ma trasformare Pavia nel regno delle meraviglie. D’altro canto, “se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi” (cit.).

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    Belpietro diffamò gli operatori delle Ong che salvavano vite, condannato (oplà)

    Scrive Emergency sulla sua pagina Instagram: “Sulla copertina di Panorama, di cui era direttore, nel novembre 2022 Maurizio Belpietro aveva definito gli operatori delle ONG “I nuovi pirati”. Avevamo ritenuto titolo e immagine pubblicati non veritieri e offensivi del lavoro umanitario svolto da chi, nel Mediterraneo centrale, opera per soccorrere vite umane. Insieme ad altre organizzazioni, nel 2023 abbiamo presentato un esposto e nel 2025 ci siamo costituiti parte civile nel procedimento penale a suo carico. Oggi il Tribunale di Milano, nell’ambito del procedimento per diffamazione a suo carico, ha condannato Maurizio Belpietro al risarcimento, a titolo di provvisionale, in favore di Open Arms, EMERGENCY, Sea-Watch, SOS Mediterranee, Louise Michel, Mediterranea e AOI – Rete Nazionale. La nostra azione non ha nulla a che vedere con la pirateria: è un dovere morale e un obbligo di legge. La solidarietà non è un reato. Chi la diffama, chi offende, chi lancia accuse infondate e semina odio deve rispondere delle proprie azioni”.

    Beh, il direttore era Maurizio Belpietro. Vi stupite? Peraltro l’attuale direttore de La Verità, dovrà risarcire a titolo di provvisionale con 10.000 euro Open Arms, Emergency e Sea-Watch, Sos mediterranee e Louise Michel, Mediterranea e con 7.000 euro AOI Rete Nazionale, per aver definito, come detto, “pirati” gli operatori delle Organizzazioni non governative in prima pagina su Panorama. Un bel po’ di soldi, ben spesi direi.

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    Case di Comunità e verifiche terze, Asst Pavia vieta i controlli all’Istituto Mario Negri

    Case di Comunità pavesi? Nessun problema per i controlli….

    L’Istituto Mario Negri, che non è esattamente un covo di pericolosi comunisti bensì una fondazione milanese no profit per la ricerca, la formazione e l’informazione sulle scienze biomediche nata nel 1963, che ha svolto un monitoraggio sulla situazione delle Case di Comunità in Italia. Su Il Fatto Quotidiano si racconta come le verifiche svolte da 25 volontari all’inizio furono accolte tranquillamente dalle strutture, ma all’emergere dei primi dati, tutto fu reso più complicato e burocratico dalle Asst come a voler nascondere qualcosa. Le verifiche furono svolte anche in Lombardia, la regione messa meglio con 142 progetti su 204 portati a termine. Con qualche problema, però, che i volontari stavano accertando. Si legge nell’articolo: “l Punto Unico di Accesso? Aperto 8 ore su 24 solo nel 14% dei casi. I medici di medicina generale – il cuore della riforma – sono i “grandi assenti”: si ritrovano in meno del 40% delle strutture. La maggior parte delle Case di Comunità non sono nuove strutture. Sono vecchi poliambulatori riclassificati nei database dove nulla è cambiato, se non il nome sulla carta intestata”.

    E arriviamo a Pavia. Se nelle altre Asst, pur mettendo degli ostacoli (perché mai?, viene da chiedersi), l’accesso all’Istituto Mario Negri era stato concesso, in tre Aziende Sanitarie era accaduto l’impensabile:
    “Intere aree si sono completamente sottratte al controllo. Tre Asst su 27 – Pavia, Rhodense, Valle Olona – non hanno autorizzato alcuna verifica in loco, pur rappresentando 1,5 milioni di abitanti, il 15% della popolazione”.

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    Israele e i giornalisti uccisi volontariamente: l’accusa sul Washington Post

    Il manifesto pubblicato dal Washington Post

    Sulle pagine del quotidiano statunitense Washington Post, ieri, è comparsa questa pagina che accusa Israele. Il testo recita più o meno così:

    «Se guardi ai fatti dell’attacco… è impossibile dire che sia stato un errore.»

    Il giornalista americano Dylan Collins, sopravvissuto a un attacco israeliano contro sette reporter

    (Nella foto Dylan Collins dopo l’attacco del 13 ottobre 2023. (Hassan Ammar/AP))

    Il 13 ottobre 2023, l’esercito israeliano ha aperto il fuoco contro un gruppo di sette reporter in un attacco a doppio colpo nel sud del Libano, uccidendo il giornalista della Reuters Issam Abdallah e ferendo altre sei persone, tra cui il cittadino statunitense Dylan Collins dell’Agence France-Presse.

    I giornalisti erano appostati su una collina in pieno giorno. Indossavano tutti giubbotti con la scritta ben visibile «press» e si trovavano accanto a un’auto contrassegnata «TV». Le loro telecamere hanno trasmesso in diretta l’attacco a tre agenzie di stampa internazionali.

    Indagini indipendenti condotte da gruppi per i diritti umani e da testate giornalistiche sono giunte alla stessa conclusione: Israele ha probabilmente condotto un attacco deliberato contro un gruppo di giornalisti chiaramente identificabili, un crimine di guerra secondo il diritto internazionale.

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    Una mancetta per i senatori di centrodestra, o per tutti quanti (Centinaio, illuminaci)

    Il senatore che distribuisce le mance

    “Fratelli di mancia”, ironizza nel titolo il quotidiano Il Foglio. E in effetti, si tratta proprio di una mancia: una bella mancia, visto che sono 500mila euro per ogni senatore di maggioranza che, senza alcun vero vincolo, il parlamentare di centrodestra può “regalare” s’immagina con destinazione sul suo territorio elettorale. Ora, io de Il Foglio solitamente di fido, ma non si sa mai. Chiedo a chi sa, ossia all’amico senatore Centinaio, se davvero anche lui ha a disposizione quella mancia, se di mancia si tratta, se vale per tutti i senatori o solo quelli appunto di maggioranza (e sarebbe cosa alquanto strana) e se è così, se si è già fatto un’idea su dove e come spenderla. Perché questa storia è davvero curiosa. Segue il testo dell’articolo de Il Foglio a firma del bravissimo Carmelo Caruso:

    Si deve approvare la manovra e i senatori di maggioranza hanno il tesoretto, la dote: 500 mila euro per due anni.
    Si tratta del Fondo parlamentare e in un messaggio arrivato ai senatori di FdI, Lega, Forza Italia ci sono le istruzioni per l’uso: 500 mila euro per ciascuno dei senatori per gli anni 2026 e 2027.
    C’è anche come utilizzarli.
    La parte corrente? “Contributi diretti a enti, associazioni (terzo settore)”.
    La parte in conto capitale? “Infrastrutture (manutenzioni straordinarie e opere)”.
    Precauzioni: “Preferibilmente destinati a non più di 2/3 soggetti”.
    “Caro senatore di maggioranza, vuoi asfaltare la piazza del paesello elettorale? Nessun problema, ma ricordati che per “strade, piazze ponti e rotonde il progetto da finanziare sia dotato da Cup”.
    Meloni ha chiuso Atreju dicendo che con noi “chiude la stagione degli sprechi, della mance elettorali per comprare il consenso”.
    Gli sprechi sicuro, sulle mance non esageriamo.
    Siamo sempre l’Italia generosa.
    I genitori allungano la paghetta, i nonni la pensione e il senatore la mancetta.
    Italia perfetta.

    Carmelo Caruso