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Aumento delle tariffe dei parcheggi, una tassa che colpisce i più poveri

Sosta, ma quanto mi costi? (immagine con Ai)

L’aumento delle tariffe per la sosta deciso dalla giunta di Pavia è un errore. Sia chiaro: sono favorevole alla pedonalizzazione dei centri storici, alla prevalenza della mobilità ciclabile e pedonale rispetto a quella automobilistica, credo che il sistema di trasporto pubblico debba, nel futuro, sostituire il mezzo privato il più possibile. Ma, ripeto, siamo ora di fronte a un errore. Un errore grave perché è prima di tutto un errore politico. Sulle ragioni tecniche, mi affiderei all’intervento su Facebook di Davide Lazzari, che è competente (“La gestione della sosta non può partire dall’adeguamento delle tariffe”, ne è l’esordio) e che allego in fondo a questo post. E vengo al dunque.

Ogni forma di tassazione, diretta o indiretta, oppure mascherata sotto forma di altri provvedimenti, che non sia progressiva, è una ferita alle classi socialmente ed economicamente più disagiate. Ci sono provvedimenti, persino, che giusti nel principio generale, diventano gravemente ingiusti. Per dirne uno davanti agli occhi di tutti: l’obbligo di avere auto recenti o elettriche per accedere ai centri storici delle città. Non ci vuole un economista per capire che auto recenti, e per di più elettriche, costano spesso il doppio delle altre, usate e con motori tradizionali. Quindi, di conseguenza, l’accesso al centro storico è riservato, per dirla chiara, a chi ha i soldi. Gli altri, sugli autobus. Che funzionano spesso male se non malissimo. O persino (penso a Pavia in certi orari) non ci sono.

E quindi, aumentare il costo della sosta in città è semplicemente sfavorire i più poveri mentre i ricchi (la faccio proprio terra a terra) se ne sbattono altamente se devi spendere 2,5 euro l’ora per mettere l’auto a due passi dal ristorantino di pesce preferito. Il provvedimento di aumento delle tariffe, dunque, è politicamente sbagliato. Se volevo scelte di destra, non votavo un sindaco di centrosinistra. Da questa giunta, che ho votato e ovviamente rivoterei, mi aspettavo che facesse scelte decise e coraggiose. La prima, realizzare due parcheggi multipiano: il primo in area ex Cattaneo, il secondo (come era stato in passato saggiamente previsto) in via Oberdan. E poi che diminuisse il costo del biglietto dell’autobus: che andare in centro in auto, in due persone, posteggiare a pagamento, costa meno che prendere il mezzo pubblico. In questa confusione generale della giunta sulla viabilità, la vicenda di via Bricchetti è altrettanto significativa. Eliminare la sosta selvaggia, pericolosa per ciclisti e pedoni, è stata ovviamente una scelta giusta. Ma farlo senza prima recuperare un’area di sosta alternativa è di fatto una cattiveria nei confronti dei pendolari che già vivono una vita difficile e qualcuno riesce a complicargliela.

Io credo, ma posso certamente sbagliare, che le scelte di una giunta di centrosinistra debbano prima privilegiare la fasce di popolazione economicamente disagiate e poi, solo dopo, provvedere a migliorare la condizioni dell’ambiente. L’ambientalismo, spiace dirlo, è roba per ricchi. Se è fatto così, alla carlona. Chi fa politica nella sinistra, dovrebbe spesso tenerne conto.

L’intervento di Davide Lazzari (che condivido)

“La gestione della sosta non può partire dall’adeguamento delle tariffe.

Il primo passo deve essere la verifica dell’indice di rotazione dei parcheggi, da correlare non al numero di sanzioni, ma al numero di letture dei tagliandi effettuate quotidianamente dagli ausiliari. È questo il dato che misura l’effettivo utilizzo dello spazio pubblico.

In secondo luogo, è necessaria un’analisi puntuale dell’utenza: chi utilizza quella sosta, in quali orari, con quali esigenze e per quali destinazioni. Un monitoraggio reale dei comportamenti è indispensabile per qualsiasi scelta regolatoria efficace.

Successivamente occorre regolamentare le diverse zone, individuando aree “ombra” e ambiti critici, introducendo modelli regolatori differenziati in grado di orientare i comportamenti e riequilibrare la domanda.

ripensare la sosta come leva per rendere più attrattivo il trasporto pubblico locale, lavorando su integrazione, accessibilità e convenienza.

Parallelamente va costruito un piano di investimenti per parcheggi in struttura, indispensabile per togliere pressione alla sosta su strada e liberare spazio urbano.

Solo in ultima istanza si può intervenire sulle tariffe.

In questo modo la sosta diventa uno strumento di governo della mobilità, non una mera leva fiscale.”