23 buone ragioni per votare No al referendum sulla giustizia: ragioni dal n° 16 al n° 23

Suppongo che qualcuno ne sarà felice. Prendo atto. Ma il mio forse noioso tentativo di sponsorizzare il voto per il No al referendum sulla giustizia – un No motivato secondo me da diverse ragioni tecniche e che hanno a che vedere, in primo luogo, con la difesa della Costituzione e quindi dei diritti di tutti noi cittadini – si ferma qui. D’altro canto, si rispetta il silenzio elettorale. Con una singola riflessione che comprende, diciamo così, gli ultimi otto buoni motivi per votare contro questa riforma del centrodestra. Ho deciso così dopo aver letto, su Fanpage, una notizia vecchia che mi era sfuggita. Una notizia (persino di qualche mese fa, pensate) che, per il suo contenuto, mi convince che qualsiasi proposta di riforma che arrivi da questa parte politica che oggi governa il Paese nasconda, o possa nascondere (concedo il beneficio di qualche norma sincera) un trucco, un vulnus per la democrazia e per i diritti. Insomma, tutto il resto alla fine sono chiacchiere.
Prima di parlarne, le facce di quelli che, anche qui, vorrebbero modificare la Costituzione:





Questi sono i volti di Andrea Barabotti, Gianangelo Bof, Laura Cavandoli, Fabrizio Cecchetti e Alessandro Giglio Vigna, i cinque parlamentari leghisti che hanno presentato un progetto di legge che prevede italiani di serie A e italiani di serie B. Quelli che non sono nati in Italia, non potranno fare carriera politica. “Davanti alle possibili trasformazioni sociali e ad alcune crescenti pressioni esterne, occorre garantire che, nei punti più sensibili dell’architettura costituzionale, la guida delle istituzioni sia affidata a cittadini che possiedono un legame originario e pieno con la Nazione”, sostengono i deputati leghisti.
Il testo, presentato il 10 dicembre e pubblicato sul sito della Camera (ho controllato che non fosse una fake news: chi volesse leggerlo), è composto da quattro articoli, che puntano a modificarne altrettanti della Costituzione, i numero 63, 84, 92 e 122. Il ddl introduce per alcune cariche dello Stato e delle Regioni un requisito ulteriore e più specifico: la cittadinanza italiana per nascita. Solo i cittadini italiani di diritto dunque, potranno aspirare a diventare presidente della Repubblica, presidente del Consiglio dei ministri, presidente del Senato e presidente della Giunta regionale. Presidente del Senato. Cioè, davvero qualcuno pensa che oggi sia occupato da chi se lo merita solo perché nato in Italia?
Bene. Questa proposta per me è definitiva: da politici che presentano un progetto di legge del genere, non posso che aspettarmi il peggio. E quindi, francamente, non mi fido. Neppure per il referendum. Non ne faccio una questione politica, ma etica. Anzi, di banale prudenza. Da gente così, e dalle loro proposte, meglio tenersi alla larga.
