ambiente

  • ambiente,  Città e Paesi,  Economia,  Esteri,  Oltrepo,  Pavia,  Politica

    Tutti quei soldi per il dissesto idrogeologico in Oltrepo (ma non solo). C’è una strategia?

    L’alluvione in Indonesia (dal Guardian)

    Negli ultimi cinque o dieci anni credo, da giornalista caposervizio, di aver titolato e pubblicato qualche centinaio (forse di più) articoli che raccontavano come Comuni, Provincia e Regione avessero stanziato soldi, soldi e ancora soldi destinati al nostro Oltrepo per quello che conosciamo tutti come “dissesto idrogeologico”. Ora, non voglio neppure ipotizzare che siano soldi sprecati, ma la sensazione, in questi anni e contando un disastro dopo l’altro, è che sia mancata a livello nazionale, ma forse non solo, una strategia che si possa definire tale. Insomma, si vive – un classico italiano – di interventi a tampone (a tanti begli appalti). Come i bonus: qualcosa risolvono, ma poi si è da capo. Mi è venuto in mente guardando le due fotografie pubblicate dal Guardian e dal Washington Post sull’alluvione che in questi giorni ha colpito Indonesia, Thailandia e Sri Lanka, fotografie che ho accostato a un bell’articolo de Il Foglio del lunedì a firma di Giulio Boccaletti, scienziato e scrittore italo-britannico che è stato ricercatore associato onorario presso la Smith School of Enterprise and the Environment.

    L’articolo descrive come eventi recenti di piogge torrenziali, frane ed esondazioni mostrino che il rischio idrogeologico in Italia è ormai sistemico e non gestibile solo con interventi locali e d’emergenza dopo ogni disastro. L’autore osserva che, nel breve intervallo tra una catastrofe e l’altra, si scatena la caccia al colpevole, ma questo riflesso mediatico e politico impedisce di vedere le cause strutturali legate a come è stato occupato, costruito e trasformato il territorio negli ultimi decenni.​

    Si sostiene che la frequenza crescente degli eventi estremi rende inevitabile ripensare la gestione del suolo, delle aree agricole e dei versanti, puntando su manutenzione ordinaria, rinaturalizzazione, difesa delle aree di esondazione naturale dei fiumi e riduzione del consumo di suolo. Viene criticata l’idea che bastino grandi opere isolate o misure solo tecniche: senza una strategia complessiva di pianificazione del paesaggio, ogni intervento rischia di essere inefficace o addirittura controproducente.​

    L’articolo richiama anche il tema delle risorse pubbliche, ricordando che gli investimenti, inclusi quelli legati ai vincoli europei e al PNRR, dovrebbero essere orientati da una visione di lungo periodo, e non dall’urgenza del singolo disastro o dalla pressione dell’opinione pubblica. In questo quadro, alla politica viene chiesto uno sforzo di programmazione: definire priorità territoriali, integrare ambiente, agricoltura, urbanistica e protezione civile, fissare obiettivi misurabili di riduzione del rischio e assumersi responsabilità su orizzonti temporali che vadano oltre la singola legislatura.

  • ambiente,  Città e Paesi,  cronaca,  Media,  Oltrepo,  Pavia,  Politica

    Pavia e la qualità della vita: siamo la provincia peggiore della Lombardia

    Non ve la sto a fare troppo lunga. Pavia ancora bocciata da una classifica. Stavolta dalla classifica sulla qualità della vita 2025 che stamane pubblica il quotidiano Il Sole 24 Ore che vi suggerisco di acquistare anche se non siete dei maniaci delle questioni finanziarie o economiche. Pavia, dunque, si piazza 56esima per qualità della vita perdendo ben 13 posizioni rispetto allo scorso anno. Nessuna sorpresa se in testa troviamo Trento, Bolzano e Udine. Lì, nel nordest, si vive meglio. Anche se ci trascorri soltanto una settimana di vacanza te ne rendi conto. Meglio di Pavia, in Lombardia, ci stanno Bergamo, Milano, Cremona, Lecco, Monza Brianza, Sondrio, Como, Brescia, Mantova, Varese e Lodi. Cioè, siamo ultimi. Tutti i dettagli, appunto, su Il Sole 24 Ore.

    Amen.

    Ps. All’amico di Facebook che dice che sembro goderci a parlare male di Pavia, ricordo che i numeri sono numeri. Poi ognuno ci fa le valutazioni che vuole. A Pavia voglio bene, ma accidenti, diamoci una mossa.

  • ambiente,  Architettura,  Città e Paesi,  Economia,  Esteri

    Voglio andare a vivere negli States (ma mi servirebbero 110 milioni di dollari)

    L’annuncio sul Los Angeles Times

    E poi dicono che c’è la crisi negli States. Una delle cose più divertenti che trovo nella lettura del Los Angeles Times sono gli annunci immobiliari. Nel numero della domenica non c’è una casa sotto il milione di dollari, si può capire. Sarei però curioso di sapere chi di dollari ne ha almeno 110 per acquistare questa simpatica casuccia con cinque stanze da letto e undici bagni. Non voglio pensare quanto viene a costare in saponette. Certo, è un gran bel posticino. Guardo il conto e vedo cosa posso fare.

  • ambiente,  Città e Paesi,  cronaca,  Esteri,  Media

    Se vivi negli States non devi nascere tacchino (ma anche: tacchino, ma quanto mi costi?)

    Ogni mondo è paese e ogni quotidiano, per quanto importante sia, non riesce a negarsi un articolo trito e ritrito. Che per quello che mi riguarda, stavolta mi incuriosisce. Infatti, su Usa Today mi sono imbattuto sul classico paginone dedicato alla Festa del Ringraziamento (il 27 novembre). Sotto che profilo? Un classico di sempre: quanto ci costerà l’inevitabile cena con famiglia e amici più cari? O meglio, quanto ci costerà cucinare il tacchino secondo le regole Usa?

    I giornalisti hanno visitato negozi in tutto il paese per calcolare il costo degli ingredienti essenziali: tacchino surgelato (16 libbre), salsa di mirtilli (1 lattina), latte intero (1 pinta), burro non salato (1 libbra), preparato per torta di zucca (1 lattinaL’American Farm Bureau Federation ha condotto il suo 39° sondaggio annuale sui costi del Ringraziamento, rilevando una diminuzione del 5% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, i prezzi sono saliti del 19% dal 2021.​

    Secondo i dati del Bureau of Labor Statistics, i prezzi dei generi alimentari sono aumentati del 29% dal 2019, anche se sono rimasti sostanzialmente stabili nell’ultimo anno.​

    L’articolo cita diverse cause delle fluttuazioni: l’influenza aviaria che ha colpito milioni di galline e tacchini, riducendo l’offerta; le politiche agricole dell’amministrazione Trump che hanno riconosciuto la carenza di manodopera; e periodi di siccità negli stati produttori di mirtilli come Massachusetts, Wisconsin e Oregon), uova (1 dozzina), carote (1/2 libbra), sedano (1/2 libbra) e patate arrosto (1 libbra).​

    Le tre ricevute (regolarmente pubblicate) mostrano:

    • Venture Food Stores (Colchester, Kansas): $48,88
    • Giant (Washington, D.C.): $57,19
    • Publix (Royal Palm Beach, Florida): $28,87

      Insomma, si può cenare e non spendere neppure troppo, a condizione di non acquistare altre non se non il tacchino con tanto di contorno.

      La ricetta tradizionale per cucinare il tacchino nel Giorno del Ringraziamento

    • La ricetta tradizionale del tacchino del Ringraziamento americano prevede una preparazione relativamente semplice che enfatizza la succulenza e il sapore attraverso un burro aromatico alle erbe.
    • Ingredienti Base
    • Per un tacchino da 12-16 libbre (circa 5,5-7,5 kg):
    • Tacchino intero
    • 1 tazza di burro non salato ammorbidito
    • Aglio tritato (6-8 spicchi)
    • Erbe fresche: rosmarino, timo e salvia
    • Sale e pepe nero
    • 1 cipolla, 1 limone e 1 mela tagliati a spicchi
    • Verdure per la teglia: carote, sedano, cipolle
    • Preparazione Tradizionale
    • Marinatura (facoltativa): Molte ricette tradizionali prevedono una salamoia il giorno prima con sale kosher, zucchero di canna, brodo vegetale e spezie come pepe nero, bacche di pimento e chiodi di garofano.
    • Burro aromatico: Si prepara mescolando burro morbido con aglio tritato, erbe fresche tritate (rosmarino, timo, salvia), sale e pepe. Alcuni aggiungono scorza d’arancia grattugiata per un tocco agrumato.
    • Farcire la cavità: Si riempie l’interno del tacchino con cipolla, limone, mela e rametti di erbe fresche. Questo conferisce sapore dall’interno.
    • Preparare la pelle: Con le dita si solleva delicatamente la pelle del petto e si spalma il burro aromatico direttamente sulla carne. Il resto del burro viene spalmato su tutta la superficie esterna.
    • Cottura
    • Si preriscalda il forno a 325°F (circa 165°C). Il tempo di cottura è di circa 13-15 minuti per libbra, fino a raggiungere una temperatura interna di 165°F (74°C) nella parte più spessa della coscia.
    • Alcuni cuochi iniziano con una temperatura più alta (425°F per la prima ora con il tacchino capovolto, poi 325°F girato con il petto verso l’alto) per ottenere una doratura perfetta. Durante la cottura si spennella periodicamente con i succhi della teglia ogni 30 minuti.
    • Una volta cotto, il tacchino deve riposare coperto con carta stagnola per almeno 20 minuti prima di essere tagliato.
  • ambiente,  cronaca,  Economia,  Natura,  Pavia

    Ci spaventavano i maiali, ora ci preoccupano i polli. Il ritorno dell’aviaria

    Polli malati, una vignetta con l’Ai

    Se in provincia di Pavia (e in gran parte del Paese) abbiamo finalmente tirato un sospiro di sollievo per il crollo dei casi di peste suina, le infezioni e le malattie che riguardano le specie d’allevamento continuano a preoccupare. In queste ore, infatti, a spaventarci è il ritorno dell’aviaria.  Tra il 6 settembre e il 14 novembre 2025 scrivono le agenzie stampa – sono stati segnalati 1.443 casi di influenza aviaria ad alta patogenicità (Hpai) A(H5) negli uccelli selvatici in 26 Paesi europei. Come sottolinea l’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, si tratta di una quantità “quattro volte in più rispetto allo stesso periodo nel 2024 e il numero più alto dal 2016”. Nel corso di tale periodo gli uccelli acquatici in varie parti d’Europa sono stati fortemente infettati dall’Hpai, con casi rilevati anche in uccelli selvatici apparentemente sani, il che ha provocato una contaminazione ambientale diffusa. “Tra le varie misure urge rafforzare la sorveglianza ai fini di una diagnosi precoce e garantire una biosicurezza stringente negli allevamenti”, sottolinea l’ente, “onde prevenire l’introduzione dell’Hpai nei volatili domestici e la sua ulteriore diffusione negli allevamenti di pollame”.

    Per quello che riguarda l’Italia, e di conseguenza anche la provincia di Pavia, l’allarme appare concreto.  A commentare la situazione è Giovanni Filippini, direttore generale della Salute animale presso il ministero della Salute e commissario straordinario alla peste suina africana, in un’intervista pubblicata da Il Sole 24 Ore. ““L’aviaria è un’emergenza importante. Quasi tutti i Paesi Ue oggi sono alle prese con la gestione di focolai. Il virus quest’anno è arrivato in Spagna. Mentre in Italia è il Nordest l’area più a rischio. Siamo ormai di fronte a una vera e propria pandemia. Quasi tutti gli uccelli che sorvegliamo hanno il virus. In Italia siamo sopra i dieci allevamenti colpiti e abbiamo già abbattuto centinaia di migliaia di tacchini, polli e galline ovaiole”, dice Filippini. Il quale però rassicura che, in Italia, al momento non ci sono rischi per l’uomo: fino ad ora non ci sono stati casi di spillover (il salto di specie, che invece c’è stato negli Usa) e “la carne che mangiamo è sicura, sia quella italiana sia quella importata dai Paesi Ue che extra-Ue”.

    Per la situazione negli Usa, ecco la sintesi ottenuta grazie all’Ai. Negli Stati Uniti, la situazione attuale dell’influenza aviaria (soprattutto il ceppo H5N1) nel 2025 vede una diffusione significativa non solo tra gli uccelli selvatici e allevamenti avicoli, ma anche nello bestiame come i bovini da latte. Sono stati confermati diversi focolai indipendenti, con un numero stimato di oltre 1.000 allevamenti di bovini coinvolti in 18 stati, e un crescente numero di casi umani, principalmente lavoratori esposti a questi animali infetti. Dal 2024, sono stati segnalati circa 70 casi umani confermati negli USA, con una maggioranza di casi lievi e una mortalità molto bassa, anche se è stato registrato almeno un decesso umano recente attribuito a un ceppo raro H5N5.

    Lo spillover, cioè il salto del virus dagli animali all’uomo, si è verificato soprattutto in persone a stretto contatto con volatili domestici, bovini da latte e allevamenti avicoli. Non sono stati documentati casi di trasmissione da uomo a uomo fino ad ora, ma la situazione è attentamente monitorata dalle autorità sanitarie come i CDC. In California, dove è stato dichiarato lo stato di emergenza alla fine del 2024, si sono registrati numerosi cluster di virus con marcatori virali caratteristici dei ceppi locali.

    L’influenza aviaria H5N1 e ceppi correlati come H5N5 continuano a evolversi e a rappresentare una minaccia virologica rilevante per la salute animale e pubblica negli Stati Uniti, con misure di sorveglianza intensificate, soprattutto a livello di allevamenti, e monitoraggio continuo dei casi umani, in particolare tra lavoratori esposti agli animali infetti.

  • ambiente,  Città e Paesi,  Economia,  Oltrepo,  Pavia,  Politica,  Senza categoria

    Tra Pavia e Cremona, il triangolo perfetto per le nuove centrali a fusione nucleare. Un report

    Un impianto a fusione nucleare (immagine prodotta da Ai)

    Uno studio a livello europeo commissionato da Gauss Fusion identifica centinaia di potenziali siti per centrali a fusione in nove paesi. Questo studio, durato un anno e condotto in collaborazione con l’Università Tecnica di Monaco (TUM), mappa i distretti industriali e i siti energetici esistenti adatti
    per la prima generazione di centrali a fusione in Europa. Per l’Italia sono state identificate alcune zone. Per quanto riguarda l’Italia, 7 hub sono nelle regioni settentrionali localizzati tra Milano, Cremona e Venezia, “un corridoio strategico che unisce forte densita’ industriale, adeguata capacita’ di rete e la presenza di infrastrutture energetiche gia’ consolidate”.

    La mappa del nord Italia e le aree (in verde) idonee per i nuovi impianti a fusione nucleare

    L’area di Cremona, dice lo studio, ha caratteristiche particolarmente favorevoli grazie alla prossimità a rilevanti stazioni elettriche ad alta tensione. Nel Sud Italia sono stati inoltre individuati 15 cluster di dimensioni più contenute, localizzati prevalentemente in prossimità delle aree costiere, che rappresentano ulteriori opportunità di sviluppo in una logica di riequilibrio territoriale e valorizzazione delle infrastrutture esistenti. L’aria di potenziale intervento, come si vede da questa mappa, riguarda anche il territorio di Pavia e in particolare la zona lungo il Po (l’indicazione della città di Pavia è stata aggiunta per chiarezza rispetto alla mappa originale: ciò che interessa sono le aree in colore verde, ossia quelle idonee per le centrali).

  • ambiente,  Camminare,  cronaca,  Pavia,  Politica,  viabilità

    Ponte Coperto e rotatoria, le ottime ragioni della Fiab e di chi difende bici e pedoni

    Ciclisti e pedoni sempre a rischio (Immagine generata con l’Ai)

    Le proteste della Fiab e i dubbi di alcuni consiglieri comunali sulla trasformazione dell’incrocio del ponte coperto in rotatoria hanno un senso. Non tanto per il progetto in sè, che pure è discutibile, ma per i precedenti di cui Pavia è specialista. Ci sono diverse rotatorie che sono diventate un pericolo per ciclisti e pedoni non fosse altro per il fatto, ormai consueto, che le strisce pedonali sono disegnate pochi metri dopo la rotatoria stessa, in uscita, mettendo in serio pericolo i pedoni. Va poi detto che nessuno, o quasi, rispetta il principio del dare la precedenza a chi è nella rotatoria, anche perché le mini-rotatorie sono difficili da interpretare. Esempi? La rotatoria di viale Ludovico il Moro, quella di viale Cremona (una follia), quella di via Solferino con Strada Paiola, e si potrebbe andare avanti.

    L’obiettivo è giustamente quello di rallentare la velocità delle auto (ma con le mini-rotatorie non avviene) e di evitare code semaforiche. Il tutto, spesso se non sempre, dimenticandosi pedoni e ciclisti. Ma dico, ai chi disegna questi progetti, si è mai provato ad attraversare le strisce in prossimità di una rotatoria? E ancora: avete mai visto un’automobilista rallentare in vista di un ciclista? E’ molto probabile che chi disegna le rotatorie si muova sull’auto di servizio o molto banalmente se ne freghi di pedoni e ciclisti. O sia allievo di chi ha disegnato la viabilità del parcheggio Carrefour.

    Pavia a colori ci piace, basta che il colore non sia rosso sangue.

  • ambiente,  Città e Paesi,  cronaca,  Economia,  famiglia,  Pavia,  Politica

    Pavia, record negativo: i cittadini pagano la Tari più alta della Lombardia (3,6% di aumento in un anno)

    E’ stata pubblicato oggi il report di Cittadinanza Attiva sulla gestione dei rifiuti in Italia. Un dato su tutti: Pavia ha la Tari più alta della Lombardia, con una crescita di circa il 3,6 per cento rispetto allo scorso anno. Per quanto riguarda il dato nazionale, nel 2025, la spesa media nazionale per la gestione dei rifiuti urbani è pari a 340 euro all’anno, in aumento del 3,3% rispetto al 2024 (329 euro). Le tariffe crescono – in misura differente – in tutte le regioni, ad eccezione di Molise, Valle d’Aosta e Sardegna, e in ben 95 dei 110 capoluoghi di provincia. In Lombardia una famiglia paga in media 262 euro, un aumento del 3,1% rispetto ai 254 euro del 2024. Cremona è meno cara con una tariffa media di 196 euro.

    In crescita ovunque anche la raccolta differenziata, che nel 2023 si attesta al 66,6% dei rifiuti prodotti (era il 65,2% nel 2022), In Lombardia si attesta al 73,9%. Restano marcate le differenze territoriali, con il Nord dove la spesa media si attesta sui 290 euro l’anno e una raccolta differenziata che raggiunge il 73% dei rifiuti prodotti; segue il Centro dove le famiglie spendono in media 364 euro, mentre si differenzia il 62% dei rifiuti; sempre fanalino di coda il Sud con una spesa media di 385 euro l’anno e una raccolta differenziata ferma al 59%.

    Le regioni più economiche sono il Trentino-Alto Adige (224 €), la Lombardia (262 €) e il Veneto (290 €), mentre le più costose restano la Puglia (445 €), la Campania (418 €) e la Sicilia (402 €).
    Catania
    è il capoluogo di provincia dove si spende di più, 602 euro; Cremona quello più economico con 196 euro in media a famiglia.

    Pavia, la più cara

    Come detto, in Lombardia è Pavia ad avere il costo più alto della Tari, con 302 euro medi annui a famiglia rispetto ai 291 del 2024 e un aumennto, come detto, del 3,6 per cento. Questa la tabella di sintesi:

  • ambiente,  cronaca,  Natura,  Oltrepo

    Il lupo è molto più furbo e intelligente di quanto possiamo immaginare. Una storia.

    Il lupo, di cui ogni tanto parliamo per la sua presenza anche in Oltrepo (a volte scende a valle), è più intelligente di quanto pensiamo. O meglio: alcuni animali, come gli orsi e appunto i lupi, sono in grado di apprendere in modi che noi pensavamo solo esclusivi degli esseri umani o, al limite, di animali come i primati. In realtà, si racconta in un bell’articolo comparso sul Washington Post di oggi ad opera di Dino Grandoni, i lupi possono apprendere in modo sorprendente. Leggiamo alcuni passi dell’articolo tradotto:

    Il lupo sembrava sapere esattamente cosa stava facendo.
    Si è immerso nell’acqua, ha preso un galleggiante da pesca e lo ha portato a riva. Poi è tornato indietro e ha tirato una corda collegata al galleggiante. Ha tirato e trascinato, tirato e trascinato, finché una trappola per granchi è emersa. Quando era alla sua portata, ha aperto la trappola e ha consumato l’esca all’interno.

    La scena, ripresa dalla telecamera sulla costa della Columbia Britannica nel maggio 2024, potrebbe essere la prima istanza documentata di un lupo selvatico che utilizza uno strumento, secondo gli scienziati che hanno pubblicato il filmato sulla rivista Ecology and Evolution di lunedì scorso.

    Sebbene l’intelligenza dei lupi sia ben nota, questa scoperta si aggiunge a una lista crescente di animali capaci di manipolare strumenti troppo grandi per il cibo, una capacità che si pensava fosse unica agli esseri umani.

    “Non è sorprendente che abbia la capacità di farlo”, ha detto Kyle Artelle, ecologo della State University of New York College of Environmental Science and Forestry che ha pubblicato il filmato. “Le nostre mascelle sono rimaste aperte quando abbiamo visto il video.”

    Quindi, occhio al lupo. Anzi, attenti al lupo.

  • ambiente,  Città e Paesi,  cronaca,  Economia,  Pavia

    Un’altra classifica: la provincia di Pavia peggiore in Lombardia per qualità della vita

    Ogni volta che qualche quotidiano pubblica una classifica di province o capoluoghi di provincia, mi vengono i brividi. L’ultima analisi, sulla qualità dei servizi pubblici, ha lasciato l’amaro in bocca con Pavia città al 73esimo posto. I dati erano stati pubblicati da Il Sole 24 Ore sulla base di un lavoro svolto da alcuni ricercatori con l’università La Sapienza. Stavolta il quotidiano economico Italia Oggi piazza Pavia provincia, per la qualità della vita, in 58esima posizione, otto posizioni peggio dello scorso anno, ultima tra le province lombarde. Tra le varie classifiche parziali, che compongono la principale, da segnalare negativamente la 64esima posizione di Pavia provincia per quello che riguarda il tasso di occupazione 18-64 anni: nel 2024 la posizione era la 45esima. Anche qui, i peggiori della Lombardia. E potrei proseguire, ma acquistate Italia Oggi che è la cosa migliore da fare. Detto questo, alcune esaltazioni della provincia di Pavia (anche della Provincia, con la “P” maiuscola), sono tutte da rivedere. Andiamo male, lo confermano i numeri. Il resto, come sempre, sono chiacchiere.