Città e Paesi
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Tanta buona musica e un rullante socialista (al teatro Valentino di Voghera)




GIanni Cazzola (batteria), Attilio Costantino (chitarra) e Andrea Candeloro (tastiere) Attilio Costantino, Andrea Candeloro e una leggenda del jazz italiano come Gianni Cazzola hanno quasi riempito l’altra sera il teatro Valentino di Voghera per un bel concerto, molto applaudito e divertente. Cazzola, che ha la bella età di 87 anni, suona ancora con la massima precisione e si permette di cazzeggiare con allegria e stile. E’ stato, quello di giovedì sera, l’ennesimo concerto organizzato da Auser Voghera, benemerita della musica jazz, e che dimostra come la presenza, finalmente, di un teatro cittadino possa cambiare (con qualche aggiustamento in più in una via Emilia comunque deserta) il ritmo della vita serale vogherese. Una fatica, ma passettin passettino… Le foto che vedete sono state scattate da un amico che al concerto ci ha invitato, Emanuele Bottiroli. Bello ritrovarlo dopo tanto tempo, non solo per ricordare i tempi (giornalistici) che furono.
Nota curiosa. Il brano di chiusura, Perdido, Gianni Cazzola ha voluto dedicarlo al nuovo sindaco socialista di New York. Applausi dal pubblico, anche se la stragrande maggioranza dei presenti, secondo me, alla parola “socialista” salta la mosca al naso.
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I nuovi data center di Bornasco, ecco le prime immagini del progetto approvato. Un secondo impianto in arrivo (le altre immagini)

Il data center di Microsoft a Bornasco I data center. Gioie e (tanti) dolori. Il problema dei consumi dei data center per l’intelligenza artificiale (AI) è legato a un enorme fabbisogno energetico e idrico. I data center che processano modelli di AI consumano molta più energia rispetto ai data center tradizionali, si parla di consumi da 4 a 5 volte maggiori. Ciò è dovuto sia alla potenza di calcolo richiesta dagli algoritmi, sia ai costi energetici per il raffreddamento delle apparecchiature, che rappresentano circa il 40% del totale dell’energia utilizzata. In termini numerici, i data center oggi consumano circa l’1-1,3% dell’elettricità mondiale, con stime che prevedono un raddoppio entro il 2030, raggiungendo consumi annuali tra 800 e 900 terawattora (TWh). Questo aumento è trainato dalla crescita esponenziale dell’uso di AI generativa. Per esempio, un singolo utilizzo di ChatGPT può richiedere fino a 10 volte più energia rispetto a una ricerca Google standard. Oltre all’elettricità, i data center hanno anche un elevato consumo di acqua, necessario per i sistemi di raffreddamento. Questo aspetto ha un impatto ambientale su scala locale, specialmente in zone con risorse idriche limitate.
Uno di questi grandi data center sarà realizzato da Microsoft a Bornasco. “Bornasco – scrive il sito Irp Media -è un piccolo comune della provincia di Pavia, a circa 35 chilometri da Milano. Con poco più di 2.600 abitanti distribuiti su 12 chilometri quadrati, rappresenta una delle tante realtà di campagna lombarda, lontana dal clamore urbano e dai grandi snodi infrastrutturali. Almeno in apparenza. Qui, su un’area di circa 165mila metri quadrati, circa l’1,3% del territorio comunale, sta per sorgere un data center gestito da Microsoft e, di recente, l’amministrazione comunale ha approvato i piani per la costruzione di un secondo su una zona verde coltivata. Questa seconda proposta è stata depositata dalla società Vld – Valtidone Logistic Development Srl che il 3 aprile 2025 ha ricevuto dalla giunta comunale l’approvazione del piano di lottizzazione, ovvero lo schema che definisce come verrà suddivisa e utilizzata l’area: dove sorgeranno gli edifici, quali saranno gli accessi, gli spazi verdi, i parcheggi. Un atto che non dà ancora il via ai lavori, ma che apre ufficialmente la strada alla realizzazione del data center“.
Il “caso Bornasco”
Recentemente, per quanto riguarda Microsoft, sono arrivate tutte le autorizzazioni e al ministero è stata depositata tutta la documentazione. Impossibile entrare nei dettagli, ma nella documentazione ci sono anche le immagini di come sarà il progetto. Eccone alcune:







Alcune delle immagini del progetto L’articolo de La Provincia Pavese di Stefania Prato sul secondo progetto di Bornasco “Sulle ceneri del progetto poi naufragato di portare a Bornasco un insediamento logistico, ecco comparire all’orizzonte il piano “B”: sarà un data center a prenderne il posto, con la firma, ora come un anno fa, della società Valtidone Logistic Development di Assago. A febbraio 2024 era stato infatti deciso solo un mezzo passo indietro nel senso, che si ammainava bandiera bianca sull’idea di un’attività di tipo prettamente logistico, lasciando nel contempo campo ad un’alternativa che ora è stata individuata in un data center.
L’istanza che avvia l’iter di adozione del piano di lottizzazione relativo è stata depositata qualche giorno fa in municipio. L’intervento si localizza in un comparto collocato ad ovest del centro abitato comunale, attualmente coltivato, in adiacenza alla strada provinciale 205 “Vigentina”, su una superficie di oltre 67.000 metri quadri, dei quali circa 20.000 occupati dal corpo di fabbrica del data center vero e proprio. Poco più di 4mila metri quadrati vedranno la realizzazione di un’area verde da asservire all’uso pubblico e circa 1.500 metri quadri saranno occupati dalla strada di accesso all’ambito, ma entrambi questi interventi non saranno oggetto di scomputo degli oneri dovuti.
Cosicché, gli impegni economici assunti dall’operatore ammontano a quasi 820.000 euro per oneri di urbanizzazione primaria e secondaria, cui si aggiungono 50.000 euro dalle maggiorazioni per gli interventi compensativi e mezzo milione da destinare alla riqualificazione di aree da dedicare ad attività sportive, sociali e di aggregazione.
Il centro di elaborazione dati avrà (all’inizio) una potenza indicativa inferiore a 50 Megawatt. Il data center raggruppa tutte le apparecchiature e tecnologie necessarie al funzionamento del sistema informativo di un’azienda. Quello previsto a Bornasco conta di impiegare circa 50 addetti, distribuiti tra aree amministrative e sala server.
«Il progetto per la realizzazione di un nuovo data center a Bornasco- spiega la sindaca Roberta Bonetti- prevede la costruzione di un edificio nell’area vicina alla rotonda di Bornasco. Dal punto di vista economico, il progetto ci consentirà di ottenere risorse per investimenti sul nostro territorio, dal momento che introiteremo in totale una cifra vicina a 1,5 milioni di euro». —”
Anche su questo secondo progetto ci sono già le immagini progettuali. Eccole:






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Ma quanto sono bravi i dirigenti (e i funzionari) dei nostri Comuni (come i giudici, peraltro)

Premi ai dirigenti, tutti bravissimi (come i magistrati) Ci sono due categorie di professionisti della cosa pubblica di cui dobbiamo essere orgogliosi: i magistrati e i dirigenti. A dirlo non sono io, naturalmente, ma sono, da un lato, il Csm (organismo di autogoverno dei magistrati stessi) e le amministrazioni comunali, che giudicano dal loro interno i dirigenti tramite un organismo di valutazione. Ricordo di aver scritto, sulla Provincia Pavese, alcuni mesi fa, come l’amministrazione comunale di Voghera avesse valutato con voti (e premi) altissimi i suoi dirigenti, una media di 99 punti su 100. Quasi lo stesso ha fatto il Comune di Pavia dove, a leggere i dati, tutto funziona alla perfezione. Le performance dei dirigenti del Mezzabarba (dato 2024) hanno infatti raggiunto quota 95,7 su cento, mentre le “posizioni organizzative”, insomma i funzionari, quota 97,1 su cento. Qualcuno potrebbe, ingiustamente si intende, obiettare che non tutto funziona così alla perfezione a Pavia. Beh, sempre i numeri, ci dicono che è “colpa” del personale la cui quota percentuale è tra l’80 e il 90 per cento. Comunque buona. Insomma, Pavia è un piccolo gioiello di buona amministrazione. Certo, non raggiungerà mai le vette di Voghera, ma non si può tutto. Se qualcuno volesse approfondire il dato di Pavia, può andare a leggersi un corposo Pdf dall’altisonante titolo”Relazione finale sulla performance anno 2024 – Monitoraggio del Piano Integrato di Attività ed Organizzazione (P.I.A.O.)” da cui abbiamo tratto questi dati.
La questione giudici
Dicevamo dei magistrati. Scrive il quotidiano “Il Dubbio”: “Tra il 1° gennaio 2021 e il 21 ottobre 2025, sono stati valutati 9.797 magistrati ai fini della progressione di carriera. I dati, comunicati dal ministro della Giustizia Carlo Nordio in risposta a un’interrogazione parlamentare, fotografano un quadro quasi perfetto: il 99% dei magistrati riceve giudizi positivi. Nel 2021, su 2.103 valutazioni totali, 2.092 risultano positive. Percentuali simili anche negli anni successivi: 99,23% nel 2022, 99,41% nel 2023, 98,85% nel 2024 e 98,69% nel 2025.
Solo 47 magistrati in quattro anni e mezzo hanno ricevuto una valutazione negativa o non positiva. Numeri che per Enrico Costa, deputato di Forza Italia e vicepresidente della Commissione Giustizia, rappresentano la prova di un meccanismo autoreferenziale e opaco. «Numeri bulgari. Tutti bravissimi. Eppure, il Csm dovrebbe valutare la capacità di ogni magistrato anche in base ai risultati del suo lavoro: inchieste flop, arresti ingiusti, sentenze ribaltate», ha dichiarato Costa.”
E infatti, come la pubblica amministrazione, anche la giustizia funziona come un orologio svizzero. Perché mai bisogna riformarle?
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Pavia criminale (più di quel che pare): il rapporto del Viminale 2025 (dati 2024)

In aumento la criminalità anche a Pavia (foto da Ai) I dati diffusi ieri dal Viminale sulla situazione della criminalità in Italia sono preoccupanti. Come vedremo dalla sintesi più avanti, sono dati in aumento. Ma quello che sorprende, è che la provincia di Pavia abbia il rapporto peggiore tra numero di abitanti/numero di reati in Lombardia: risulta infatti 21esima tra le province italiane la peggiore tra quelle lombarde (Milano esclusa) e seconda in classifica tra le province lombarde per crimini violenti. Complessivamente, rispetto al 2023 (i dati sono del 2024), l’aumento dell’indice di criminalità è stato dell’1,38%. Da segnalare la settima posizione in Italia, brutto risultato, per le denunce di danneggiamenti.
Ecco la tabella elaborata grazie al sito de Il Sole 24 Ore:

La tabella de Il Sole 24 Ore sulla provincia di Pavia Per il resto, nel 2023 i capoluoghi lombardi presentavano valori significativamente più elevati di criminalità rispetto alle rispettive province — Milano domina per quasi tutte le tipologie di reato, con l’eccezione dei furti in abitazione, dove prevale Bergamo.
Milano: indice di criminalità appropriativa nel 2023 di 53,21 (capoluogo) e 19,16 (provincia); per la criminalità violenta: 39,09 nel capoluogo e 15,92 nella provincia.
Sondrio è la provincia con i valori più bassi (furti: 5,54; reati violenti: capoluogo 33,68; provincia 10,05). Monza risulta la più sicura come indice di criminalità violenta (17,77).
Province con indici più alti di criminalità violenta: Brescia (16,72), Milano (15,92), Pavia (15,31), Varese (13,94). Per città: Brescia (34,9), Bergamo (34,03), Mantova (32,06), Como (28,92), Cremona (27,69).
Effetto covid: tra 2011 e 2020 tendenza decrescente ovunque, minimo nel 2020 per restrizioni. Tra 2020 e 2023 nuova crescita dovuta alla ripresa delle attività sociali ed economiche.
Questa la classifica con la 21esima posizione di Pavia:

La tabella nazionale sempre da Il Sole 24 Ore -
Sicurezza informatica, Pavia come al solito sta peggio della media nazionale

Pavia messa male per la cyber security (foto da Ai) I dati della ricerca pubblicata da I-Com mostrano un’Italia a due facce: da un lato in ottima posizione (rispetto alla media europea) sulla creazione delle reti, quindi sul fronte infrastrutturale; dall’altro, molto ma molto indietro sulla digitalizzazione, in particolare delle piccole e medie imprese. Sul terreno delle competenze digitali e della digitalizzazione delle imprese – sintetizza un articolo de La Repubblica – il ritardo diventa macroscopico. Il report calcola che, agli attuali ritmi, l’Italia raggiungerà il target europeo di PMI digitalizzate solo nel 2152 e quello sulle competenze digitali di base nel 2481: una distanza che fotografa con chiarezza la sfida ancora aperta. Oggi solo il 27,2% delle imprese italiane è pienamente digitalizzato (contro una media UE del 34,3%) e appena il 17,9% offre corsi di formazione ICT ai propri dipendenti. Gli specialisti ICT rappresentano il 4% dell’occupazione totale, la metà dell’obiettivo europeo. Nel frattempo, la popolazione procede a passo lentissimo: appena +0,2% nel 2024 per le competenze di base, segno che il Paese non ha ancora trovato la chiave per trasformare l’offerta tecnologica in capacità diffusa”.
Sicurezza informatica
Anche sul fronte della protezione dei dati digitali, che a volte sono fondamentali per le aziende, persino per la loro sopravvivenza, l’Italia e la provincia di Pavia hanno i loro problemi. Questo dato emerge leggendo il Rapporto Nazionale PID Cyber Check 2025. Ecco i dati che riguardano la provincia di Pavia:
- Numero aziende coinvolte: 2.928 imprese italiane hanno partecipato all’indagine, incluse numerose PMI di Pavia e Lombardia.
- Settori e tecnologie diffuse a Pavia:
- Maggioranza di PMI, spesso attive in manifattura, servizi, commercio e filiera sanitaria.
- Alta penetrazione di dispositivi IoT, server aziendali e utilizzo di servizi cloud.
- Misure di sicurezza e consapevolezza:
- Solo il ~38% delle aziende pavesi dichiara di avere politiche di sicurezza formalmente definite.
- Solo il 17% possiede un responsabile ufficiale della sicurezza informatica (molto inferiore alla media nazionale del 25%).
- Il 52% delle aziende si affida a backup periodici (in linea col dato regionale), ma solo il 32% effettua test periodici dei backup stessi.
- Gestione password e accessi:
- Solo una minoranza usa autenticazione a due fattori (18%).
- Le politiche di gestione password sono spesso deboli: solo il 27% adotta l’obbligo di cambio regolare e complessità minima.
- Aggiornamento sistemi:
- Il 44% delle aziende aggiorna software e sistemi “solo quando necessario” invece che sistematicamente, aumento del rischio exploit.
- Incidenti più frequenti:
- In Pavia, le tipologie principali di attacco dichiarate sono phishing/social engineering, malware e violazioni su dispositivi IoT come telecamere e centraline.
Confronto dati statistici: Pavia vs media nazionale
Indicatore Provincia di Pavia Media nazionale (PMI) Aziende con policy formali di sicurezza ~38% 49% Responsabile ufficiale IT Security 17% 25% Backup regolari 52% 54% Test periodici dei backup 32% 41% Autenticazione a due fattori (2FA) 18% 28% Gestione password avanzata 27% 35% Aggiornamento sistematico sistemi 56% aggiornano regolarmente 67% aggiornano regolarmente Incidenti segnalati (ultimi 12 mesi) Phishing, malware, IoT Phishing, malware, ransomware - Le aziende di Pavia sono sotto la media nazionale per quasi tutti gli aspetti di sicurezza organizzativa e tecnica: meno policy formali, meno referenti IT, meno procedure per password e per backup avanzato.
- L’adozione di misure tecniche quali 2FA e la gestione password avanzata è sensibilmente più bassa rispetto al quadro nazionale.
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Rozzano, alla faccia della cultura cia cia cia (ovvero, La kultura poi ti kura)

Rozzano capitale della cultura italiana 2028 (dal sito della candidatura) A qualcuno sarà magari sfuggito, ma Rozzano – quarantunomila abitanti a sud di Milano e a due passi da Pavia – non è solo famosa per aver dato i natali a Fedez e per essere stata in passato culla della peggio deliquenza (anche organizzata, come la ‘Ndrangheta). Ora Rozzano è sulla bocca di tutti per essersi candidata a capitale della cultura italiana 2028. Della cultura? Cioè una cittadina-dormitorio, palazzoni e piazze deserte? Beh, Rozzano non è più solo quello da parecchi anni. Le amministrazioni che si sono alternate hanno trasformato, a fatica, cemento e immigrazione in integrazione, progetti, iniziative, piste ciclabili e persino molto verde. La questione più interessante è la definizione di “cultura” che non è più – non deve essere più – solo un museo, un convegno, un monumento che ci fa dire “ohhhh”. Ma è anche “infrastruttura pubblica”. Già. Qualcosa di completamente diverso e che, per capirci subito, Pavia fatica enormemente a comprendere.
Leggiamo dal sito della candidatura, dove la frase che ci piace di più è: “Rozzano 2028 è un progetto collettivo, metropolitano, inclusivo. Non chiede un titolo per sé: propone un metodo per l’Italia.”
E dunque “Rozzano si candida a Capitale Italiana della Cultura 2028 con una visione radicale e urgente: rimettere la cultura, l’arte e la creatività al centro della vita urbana, come strumenti di partecipazione, riscatto sociale e rigenerazione collettiva. In un tempo segnato da fratture e disuguaglianze, Rozzano si propone come laboratorio metropolitano di cucitura: tra le case popolari e le aree residenziali, tra memorie operaie e nuove generazioni, tra la città e Milano. Non più periferia che chiede attenzione, ma centro attivo di partecipazione civica.
Con circa 41.000 abitanti e una delle più alte densità di edilizia pubblica in Italia, Rozzano trasforma ciò che è stato spesso letto come fragilità in risorsa. Le case ALER, i cortili, i parchi e le reti sociali diventano scenari e motori di un progetto culturale coraggioso, partecipato, trasformativo. Cultura come infrastruttura pubblica, come atto d’amore verso la città. La candidatura nasce in sinergia con il grande piano di rigenerazione “Caivano bis – Modello Rozzano”, e lo amplia: alla ricostruzione fisica si affianca una ricostruzione simbolica e culturale. Le scuole, le strade, gli impianti sportivi e gli oratori si animano di teatro, musica, arte pubblica, danza urbana, cene condivise, narrazioni popolari.
Rozzano 2028 è un progetto collettivo, metropolitano, inclusivo. Non chiede un titolo per sé: propone un metodo per l’Italia. Un modello culturale che parte dal basso, integra generazioni e origini diverse, rafforza legami, genera bellezza”.
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Una serata di jazz e ricordi (con Pietro Bonelli)

Pietro Bonelli (a destra) sul palco del Trani Pub Era un bel po’ di tempo che non sentivo suonare Pietro Bonelli, grande chitarrista jazz e mio maestro per diversi anni. E’ stato bello rivederlo sul palco, sentire i suoi “soli” e la capacità incredibile che ha di accompagnare. Faceva swing, l’altra sera, in quel bel locale che è il Trani Pub di Belgioioso, con il suo “Jezzz Organ Trio” (con lui Angelo Cattoni, tastiere, e Fabio Villaggi, batteria) perché ormai il jazz puro non lo suona quasi più. Un peccato, perché i miei ricordi, non solo di lui come ottimo insegnante, ma anche come autore molto originale con una tecnica al fulmicotone (allievo di quel grande didatta che è stato Daccò). Ed è un peccato, anche, che non insegni più perché proprio l’altra sera, Pietro ha dimostrato come si suona in trio, come si lavora con gli altri, come ci si tira indietro quando è il momento, e quando si entra decisi se è il caso. Come si suona, insomma, jazz puro a parte. Qualcosa da lui ho imparato. Così ieri ho ficcato le mani tra i vecchi spartiti è ho tirato fuori la trascrizione di un brano bellissimo per due ragioni. Il titolo è “Thin Send” ed è bellissimo perché Pietro lo suonava stupendamente e perché il tema era di Mario Zara, altro grandissimo musicista che purtroppo non c’è più. E così, ho suonato e risuonato quel pezzo. Ricordando.
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Consumo di suolo, Pavia messa maluccio (il nuovo rapporto Ispra 2025)

Immagine generata dall’Ai Il territorio italiano cambia ancora: nel 2024 sono stati coperti da nuove superfici artificiali quasi 84 chilometri quadrati, con un incremento del 16% rispetto all’anno precedente. Con oltre 78 km2 di consumo di suolo netto si tratta del valore più alto dell’ultimo decennio. A fronte di poco più di 5 km² restituiti alla natura, il quadro resta sbilanciato: ogni ora si perde una porzione di suolo pari a circa 10mila metri quadrati, come se dal mosaico del territorio venisse staccato un tassello dopo l’altro.
Sono i dati del Rapporto SNPA “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici” di Ispra, che fotografa con precisione l’evoluzione di un fenomeno capace di incidere sulla qualità della vita, sull’ambiente e sugli ecosistemi. Il documento non si limita a registrare le criticità: emergono anche esperienze di rigenerazione e rinaturalizzazione che mostrano come invertire la rotta sia possibile.
Pavia non è messa benissimo: si piazza in 36esima posizione con un consumo di suolo in aumento nel 2024 del 9,6 per cento, comunque sotto la media lombarda, contro, va detto, il 41 per cento della provincia di Monza e Brianza. Pavia capoluogo ha un dato negativo con un consumo di suolo del 23,42 per cento. Qui sotto le tabelle di sintesi, mentre il rapporto completo è scaricabile dal sito di Ispra.

In dettaglio, al 2024 in 15 regioni risulta ormai consumato più del 5% di territorio, con massimi in Lombardia (12,22%), Veneto (11,86%) e Campania (10,61%). Il maggiore consumo di suolo annuale si osserva in Emilia-Romagna, che, con poco più di 1.000 ettari consumati (86% di tipo reversibile), è la regione con i valori più alti sia per le perdite sia per gli interventi di recupero, in Lombardia (834 ettari), Puglia (818 ettari), Sicilia (799 ettari) e Lazio (785 ettari). La crescita percentuale maggiore dell’ultimo anno è avvenuta in Sardegna (+0,83%), Abruzzo (+0,59%), Lazio (+0,56%) e Puglia (+0,52%), mentre l’Emilia-Romagna si ferma al +0,50%. Anche La Valle d’Aosta, che resta la regione con il consumo inferiore, aggiunge comunque più di 10 ettari di nuovo consumo. La Liguria (28 ettari) e il Molise (49 ettari) sono le uniche regioni, insieme alla Valle d’Aosta, con un consumo al di sotto di 50 ettari.
Pannelli fotovoltaici
Un altro dato interessante emerso dal report riguarda il consumo di suolo dovuto ai nuovi pannelli fotovoltaici, che risulta quadruplicato: si passa dai 420 ettari del 2023 a oltre 1.700 ettari del 2024 (dei quali l’80% su superfici precedentemente utilizzate ai fini agricoli) di suolo ricoperto, un aumento notevole se si considerano i 75 ettari e i 263 rilevati rispettivamente nel 2022 e nel 2023. Tra le regioni che destinano più territorio a questo tipo di impianti spiccano Lazio (443 ettari), Sardegna (293 ettari) e Sicilia (272 ettari). Passa, infine, dai 254 ettari del 2023 ai 132 ettari del 2024 la superficie destinata agli impianti fotovoltaici a terra come l’agrivoltaico che, limitando l’impatto sul suolo, non vengono considerati tra le cause di consumo.
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Sanità a due velocità, anche a Pavia: un rapporto

Un pronto soccorso: foto generata con Ai Nel 2023 in Italia sono stati registrati oltre 18,5 milioni di accessi ai pronto soccorso, e nel 67% dei casi la visita medica è avvenuta entro i limiti di tempo previsti dal triage infermieristico. È quanto emerge dalla quarta Indagine nazionale sullo stato di attuazione delle reti tempo-dipendenti, realizzata da Agenas e presentata a Roma. La rilevazione mostra tuttavia ampie differenze regionali: la percentuale di accessi entro i tempi di triage varia dal 53% in Sardegna all’86% in Basilicata. In dettaglio, il 94% dei codici bianchi riceve la visita entro 240 minuti, l’80% dei verdi entro 120 minuti, il 61% degli azzurri entro un’ora, mentre solo il 35% dei gialli e il 40% degli arancioni vengono valutati entro i 15 minuti previsti. Oltre il 60% degli accessi complessivi riguarda casi non gravi (codici bianchi e verdi), a fronte di appena 2,3% di codici rossi. Un dato che conferma come il pronto soccorso resti spesso il primo punto di riferimento anche per bisogni di bassa complessità. La relazione Agenas colloca questi numeri all’interno di un monitoraggio più ampio delle reti tempo-dipendenti – emergenza-urgenza, infarto, ictus e trauma maggiore – che nel 2023 hanno registrato miglioramenti nell’organizzazione e nella tempestività d’intervento, ma con forte eterogeneità territoriale. In parallelo, l’indagine analizza la accessibilità territoriale ai presidi d’emergenza: il 76% della popolazione può raggiungere un pronto soccorso in meno di 30 minuti, con punte superiori all’80% in Emilia-Romagna e Veneto, ma sotto il 60% in Sardegna e Calabria.
La situazione di Pavia
Si possono fare solo esempi random e qualche confronto regionale o provinciale, perché un giudizio preciso richiederebbe un’analisi più approfondita. Possiamo però dire, per quello che riguarda i “traumi severi”, immaginiamo un incidente stradale, la mortalità a 30 giorni è del 23,97%, molto meglio degli ospedali di Vigevano (49,18%) e Voghera (54,55%), ma peggio, per dire, del Niguarda (14,74%). Differenze enormi, che richiedono una spiegazione esperta prima di esprimere giudizi. Anche per la Rete Ictus, ci sono differenze: il San Matteo di Pavia ha una mortalità (dopo 30 giorni) del 7% mentre per Vigevano e Voghera mancano i dati. San Matteo meglio, ad esempio, del Poma di Mantova (11,6%). Infine, anche per la Rete Cardiologica, la mortalità a 30 giorni del San Matteo è del 7% (prestazione media), mentre Vigevano e Voghera ottengono rispettivamament il 5,79% e l’11,91%.
Insomma, anche al nord ci sono differenze, e se si ha voglia di consultare il rapporto molto completo (disponibile on line cliccando qui), si scoprirà che il divario non è solo tra regioni o parti d’Italia.
Come scrive Il Foglio: “C’è un orologio che segna il tempo delle emergenze sanitarie in Ita- lia, e non batte allo stesso ritmo dap- pertutto. A volte corre veloce, salva vite, restituisce persone alle loro fami- glie. Altre volte arranca, perde minuti preziosi, e quelle vite le perde davvero. Il rapporto Agenas sulle Reti tempo-dipendenti che monitorano infarti, ictus e traumi gravi ci racconta proprio questo: un’Italia a due velocità. C’è l’Italia dove se hai un infarto grave hai il 69 per cento di probabilità di essere trattato con un’angioplastica salvavita entro 90 minuti, come in Veneto. E c’è l’Italia dove questa probabilità scende al 41,9 per cento, come in Sardegna. Differenze che decidono se una persona sopravvive o no. Ma è quando parliamo di traumi gravi – gli incidenti stradali, le cadute disastrose – che le differenze diventano ancora più crude. In Calabria quasi una persona su due che subisce un trauma maggiore muore entro 30 giorni. In Toscana, meno di una ogni cinque. Perché? Perché in Toscana è più probabile che tu venga preso in carico immediatamente da un Centro trauma di alta specializzazione, mentre in altre regioni questo non è affatto scontato. Allora viene da chiedersi: com’è possibile? La risposta è che in Italia manca una regia unitaria delle emergenze. Solo 8 regioni su 21 hanno un coordinamento vero delle reti emergency. Nelle altre, ogni ospe- dale o ogni Asl fa un po’ per conto suo. E i risultati si vedono. Servono Stroke Unit che abbiano il numero giusto di posti letto, servono elicotteri del 118 che coprano tutto il territorio, servono protocolli chiari che facciano arrivare la persona giusta nel posto giusto al momento giusto. In molte zone questo già avviene, e i risultati sono eccellenti. In altre, no. Il problema non è solo di soldi ma soprattutto di organizzazione. Di volontà politica. Di saper prendere a modello ciò che già che funziona.
Quando si parla di emergenze, ogni minuto conta. E il rapporto Agenas ci dice che in Italia il valore di un minuto dipende ancora troppo da dove ci si trova.”
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Landini, l’Ilva e il ponte sul Naviglio

I lavori per il ponte sul Naviglio (fotografia da La Provincia Pavese) Cosa c’entra Landini, segretario nazionale della Cgil, con quel disastro amministrativo che sono stati (e sono) i lavori per il ponte sul Naviglio di Pavia? Mi è venuta in mente la polemica su quel cantiere – la cui vicenda potete ricostruire grazie agli articoli de La Provincia Pavese cercando nell’archivio on line (qui l’ultimo resoconto) – leggendo un bel pezzo de Il Foglio dedicato, criticamente, a Landini, e allo spreco delle risorse pubbliche. Insomma, in sintesi, il segretario della Cgil chiedeva più intervento pubblico per l’Ilva e gli veniva spiegato che l’intervento pubblico c’era stato ed era risultato un disastro. Mi è venuto da pensare che un progetto banale come la costruzione di un ponte, se affidato alle competenze pubbliche, può trasformarsi in un incubo procedurale.
D’altro canto, ricordo che il record di velocità nella costruzione di un ponte è stato raggiunto in più occasioni con tecnologie e organizzazioni straordinarie, specialmente in Cina. Un caso emblematico riguarda la ricostruzione integrale di un ponte completata in sole 43 ore a Pechino, dove squadre di operai si sono alternate giorno e notte per smantellare il vecchio ponte e posizionare la nuova struttura, minimizzando l’impatto sul traffico ferroviario e stradale.
Ma torniamo alla questione Ilva. Ecco l’articolo di alcuni giorni fa:
Secondo Maurizio Landini, leader della Cgil, “serve un intervento diretto dello stato nella gestione Ilva”. Il segretario ha lanciato un appello da Bari, per mobilitare gli iscritti a partecipare alla manifestazione nazionale: 25 ottobre a Roma. Tutto legittimo, per carità, ma una domanda viene naturale: esiste qualcosa di più diretto dell’amministrazione straordinaria? Oggi sia Acciaierie d’Italia (la cosiddetta best company, che gestisce la parte produttiva) sia Ilva in “as” (la bad company che tiene a libro paga gli operai che non torneranno mai più in fabbrica) sono commissariate e dunque già nelle mani dello stato. I conti restano segreti, ma si sa che la best company perde circa 65 milioni al mese, che al 6 marzo 2025 aveva uno stato passivo di 5,4 miliardi e che dal 2023 al 2025 lo stato ha versato—tenetevi forte—oltre 1,4 miliardi di euro per mantenerla in vita: 680 milioni nel 2023, 320 nel 2024 e 450 nel 2025, anche attingendo al fondo sequestrato ai Riva e originariamente destinato alle bonifiche ambientali. A questi si aggiungono 200 milioni l’anno per la cassa integrazione “fine pena mai” di seimila lavoratori che non torneranno più in produzione. Tutto questo con Ilva già pubblica. Come pubblica è Dri Italia, società statale che con un euro di produzione spende 4,7 milioni, di cui 1,8 per il personale e 2,1 per servizi, oltre a centinaia di milioni in stipendi e consulenze, senza aver mai prodotto un chilo d’acciaio. Nel frattempo, facciamo notare a Landini, la produzione a Taranto è ulteriormente crollata: è accesso un solo altoforno, quello inaugurato dal ministro Adolfo Urso nell’autunno 2024 si è incendiato dopo sei mesi per lavori mal fatti, e la cassa integrazione è aumentata insieme ai costi. Se questo è “intervento diretto dello stato”, per renderlo ancora più diretto bisognerebbe forse nominare Landini e Antonio Decare nel cda. Ma tanto, come sempre, paga Pantalone. Landini, con tutto il rispetto, ma che stai dicendo?
La sintesi sulla storia del ponte sul Naviglio grazie all’Ai:
A Pavia, i lavori per il ponte sul Naviglio di viale Ludovico il Moro sono oggetto di una lunga e accesa polemica a causa di continui ritardi, disagi per i residenti del quartiere Città Giardino e danni economici per le attività locali.
Cronistoria e problematiche principali:
- Ritardi e chiusura prolungata: Il ponte è stato chiuso al traffico per un intervento di manutenzione straordinaria, ma i lavori hanno subito notevoli rallentamenti e blocchi, causando la chiusura dell’attraversamento per oltre un anno.
- Disagi per la viabilità: L’interruzione del collegamento ha creato gravi problemi di viabilità, costringendo residenti e automobilisti a percorrere lunghi percorsi alternativi, con conseguente aumento del traffico e dell’inquinamento nella zona.
- Danni economici: Le attività commerciali nel quartiere Città Giardino hanno registrato perdite significative, con cali di fatturato fino al 70%, a causa della mancanza di transito e passaggio pedonale.
- Polemiche sull’appalto: Nel corso del 2025 sono emerse diverse criticità relative all’assegnazione e alla gestione dell’appalto. A maggio, l’amministrazione comunale ha incontrato i residenti per spiegare i ritardi, attribuendoli all’impresa aggiudicataria, ma scatenando ulteriori polemiche da parte dell’opposizione, che ha evidenziato errori e lentezze nella procedura. Ad agosto, il Comune ha paventato la revoca dell’appalto, data l’inerzia della ditta, ma i lavori sono comunque proseguiti a singhiozzo.
- Passerella pedonale temporanea: A giugno 2025, è stata installata una passerella pedonale temporanea per alleviare almeno i disagi dei pedoni, ma la soluzione non ha risolto i problemi per il traffico veicolare e ha continuato ad alimentare il malcontento.
- Situazione attuale (ottobre 2025): I lavori procedono tra alti e bassi. A settembre è iniziato lo smantellamento della struttura da riparare, che è stata trasportata in officina. Le polemiche, tuttavia, non si sono placate, con i residenti che a fine settembre hanno chiesto risarcimenti per i danni subiti.