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La gente che muore e chi non paga le tasse. Manette sì, ma agli evasori finalmente

Immagine realizzata con l’Ai Bisognerebbe leggere questo articolo fino in fondo, abbiate pazienza
Nel 1982, con la legge 516, si parlò di “manette agli evasori”. Insomma, di fronte a un’evasione fiscale, anzi, un’elusione fiscale di proporzioni ormai gigantesche, a qualcuno venne in mente che forse forse tra chi rubava una mela al supermercato e chi non pagava le tasse, a provocare il danno maggiore era il secondo. Il fatto è di assoluta evidenza se si accende il cervello: il pagamento delle tasse, che siano poche, tante o eccessive, persino ingiuste, è collegato alla necessità di risorse finanziarie con le quali si realizzano i servizi pubblici. Poi, sull’uso dei tributi, si può ulteriormente dibattere, ma resta un fatto indiscutibile. Ora, di fronte alla stretta securitaria dell’attuale governo su reati certamente gravi, ma molto meno dell’evasione fiscale, bisognerebbe ragionare. Ossia, molto brevemente, domandiamoci: siamo certi che il reato immediato, visibile, tangibile, accanto a noi, sia più grave di un reato che “non vediamo”? Insomma, un gruppo di delinquenti picchia un agente di polizia. Grave? Certo. Un commerciante non rilascia lo scontrino? Grave? Secondo me di più. Un gruppo di giovani occupa un terreno privato per un rave? Grave? Certamente, la proprietà privata è difesa dalla Costituzione. Un’azienda fa del “nero”? Grave? Sicuramente, più del terreno occupato.
Perché la questione è un po’ sempre la stessa. Ciò che è vicino a noi ci tocca di più. Se qualcuno ruba in casa mia, all’improvviso il problema sicurezza è quello che andrà risolto immediatamente. E non serve a niente spiegare, magari, che nel mio quartiere i furti sono diminiuti del cinquanta per cento. Hanno rubato la mia roba, e vaff*** alle statistiche. E così, il commerciante, l’idraulico, l’azienda, l’artigiano, etc etc che frodano il fisco, sembra non abbiano effetto sulla nostra vita quotidiana. Anzi, se paghiamo in nero spendiamo di meno. E vaff*** la ricevuta fiscale se posso risparmiare.
L’altro giorno Il Sole 24 Ore ha riportato la situazione dell’evasione fiscale secondo l’Agenzia delle Entrate: “Guardia alta, anzi altissima sull’evasione totale. I numeri diffusi dal direttore dell’agenzia delle Entrate, Vincenzo Carbone, durante Telefisco 2026 parlano chiaro: oltre 200mila evasori totali scoperti nel 2025. Di questi il 57% (circa 116mila) non aveva proprio presentato la dichiarazione nonostante avesse l’obbligo di farlo. Mentre il restante 43% (86mila soggetti) erano del tutto sconosciuti al fisco, in pratica svolgevano la loro attività completamente in nero. Numeri che mostrano in tutta la gravità il problema degli italiani con il fisco, in cui permangono ancora troppe sacche di evasione e di elusione.”
Alcuni dati, sempre dell’Agenzia delle Entrate:
Secondo la “Relazione sull’economia non osservata” più recente (pubblicata a fine 2025), il valore totale dell’evasione in Italia (il cosiddetto Tax Gap) è stimato tra i 98 e i 102 miliardi di euro.
Ecco come si compone e quali sono i trend principali:
- Composizione del “nero”: Circa l’84% del gap è dovuto a omessa o infedele dichiarazione (come i casi citati nel tuo screenshot), mentre il restante 16% riguarda omessi versamenti (tasse dichiarate ma non pagate).
- Le imposte più evase: L’IVA resta la voce principale, sebbene in calo negli ultimi anni grazie alla fatturazione elettronica. Segue l’IRPEF (soprattutto da lavoro autonomo e d’impresa), con una propensione all’evasione che in alcuni settori supera ancora il 60%.
- Recupero record: Nel 2024, l’Agenzia delle Entrate ha registrato un risultato storico, recuperando oltre 33,4 miliardi di euro (circa 2 miliardi in più rispetto all’anno precedente).
E qui arriviamo alla sintesi. Nei giorni scorsi, a Bari, Maristella, una giovane malata di tumore doveva prenotare un esame diagnostico in tempi rapidi, perché i sintomi si erano ripresentati violenti dopo le cure che parevano aver avuto un certo effetto. I tempi indicati dal medico erano di urgenza, dieci giorni. Il primo posto libero, con il servizio pubblico era a novembre. Certo, sarà anche a causa della vergognosa gestione delle liste di attesa, ma altrettanto pesa la mancanza di risorse per il Policlinico di Bari. Scrive il Corriere della Sera: “Le macchine a cui il neuroradiologo fa riferimento sono tac e risonanze. In tutto il Policlinico di risonanze attive ce ne sono solo due, una nella struttura di Neuroradiologia e l’altra che sarà presto sostituita con la nuova finanziata dal Pnrr in Radiologia: «Quando un macchinario va fermato non viene sostituito, ma soppresso. In Neuroradiologia siamo passati da tre risonanze a una e da due tac a una. Abbiamo gli infermieri ridotti all’osso, ma ci dobbiamo occupare anche degli esami radiologici del pronto soccorso. Tra pazienti che arrivano dall’esterno e quelli del pronto soccorso arriviamo a fare anche 100 esami in 24 ore». Il risultato è il caso di Maristella”.
A voi piace così?
