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Sia benedetto il Politeama, che bel film è “Primavera” di Michieletto

Un’immagine del film “Primavera” di Damiano Michieletto

Sia benedetto il cinema Politeama di Pavia. Ieri sera abbiamo visto il film “Primavera” di Damiano Michieletto – sala piena come sempre – e gli otto euro sono stati molto ben spesi. Bellissimo film, per quanto di una regia cinematografica ancora leggermente acerba (Michieletto ha diretto fino a oggi quasi soltanto opere e teatro), che come sempre quando si parla di musica e di genio mi ha commosso. Dopo il Mozart teatrale al Fraschini e il ricordo mai svanito di “Amadeus” di Milos Forman, questo “Primavera” che racconta di una breve fase della complicata vita di Antonio Vivaldi è un momento di freschezza intellettuale nel mare piatto del cinema di oggi, tra le banalità pur divertenti di Checco Zalone, la noiosa ripetitività di Avatar parte terza e parecchia altra paccottiglia distribuita nei vari generi. Ancora oggi, domenica, e domani, è possibile vederlo al Politeama, e vale la pena farlo perché poi certamente arriverà in streaming ma non sarà mai la stessa cosa. La vicenda dell’orfanotrofio veneziano mi era sconosciuta, pur sapendo un po’ della vita di Vivaldi, ed è l’aspetto più commovente della storia. Qui sotto due righe sulla trama dal sito del Politeama. Buon cinema.

Primi del Settecento. L’Ospedale della Pietà è il più grande orfanotrofio di Venezia, ma è anche un’istituzione che avvia le orfane più brillanti allo studio della musica. La sua orchestra è una delle più apprezzate al mondo. Cecilia ha vent’anni, vive da sempre alla Pietà ed è una straordinaria violinista. L’arte ha dischiuso la sua mente ma non le porte dell’orfanotrofio; può esibirsi solo lì dentro, dietro una grata, per ricchi mecenati. Questo fino a che un vento di primavera scuote improvvisamente la sua vita. Tutto cambia con l’arrivo del nuovo insegnante di violino. Il suo nome è Antonio Vivaldi.