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    Ginnastica valdostana

    In attesa che Asia, la mia nipotina, iniziasse il suo piccolo show in palestra, a Verres, in Valle D’Aosta, ho provato a scattare qualche immagine della gara delle ragazze più grandi. Avevo sulla mia fotocamera l’obiettivo sbagliato (non sapevo nulla di questo appuntamento), un 90mm che utilizzo esclusivamente per il ritratto. Eppure, tutto sommato, questi scatti non sono neppure malaccio. Eccone qualcuno.

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    San Valentino?

    Non ho idea di quante fotografie circoleranno per San Valentino. Una marea, immagino. Potevo esimermi? No. E quindi ho scelto questa fotografia che mi fa pensare a due innamorati in procinto di prendere l’ascensore. Almeno, io l’ho letta così. Buon San Valentino, per quello che vale (credo di aver preso questa immagine a Madrid, ma non ne sono certissimo, l’ho archiviata male, purtroppo).

    Innamorati (?) in ascensore
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    Il porto di Ravenna

    Si sa, la fotografia è fatta di gusti personali. Un’immagine che racconta qualcosa a me, magari non racconta nulla ad un altro. La speranza è di riuscire a trovare quello scatto che dica qualcosa a chiunque lo guardi. Fatta la premessa, quella che pubblico è un’immagine dell’area industriale del porto di Ravenna. Sullo sfondo le case popolari, in primo piano una nave merci alla fonda. Non so perché, ma le linee degli edifici e quelle dell’imbarcazione mi sembravano collegate da qualcosa, dando un significato alla fotografia. Oppure sarà stata la parola “Belize” che mi riportava alla mente un viaggio in Centroamerica di tanti, tanti anni fa.

    Il porto di Ravenna
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    Chiaravalle, finalmente

    In tanti anni che abito in Lombardia, non avevo mai visitato l’abbazia di Chiaravalle. L’ho fatto la scorsa settimana, probabilmente nel giorno peggiore per fotografarla: una giornata di nebbia fittissima. Non è stata una scelta ponderata, perché in realtà stavamo andando a San Donato Milanese per vedere una mostra fotografica dedicata al Concorso internazionale di fotogiornalismo “Andrei Stenin” (la consiglio a tutti) che si teneva allo spazio Cascina Roma. Beh, insomma, mentre percorriamo la strada per San Donato, vediamo sullo sfondo il monastero e ci diciamo: “Non l’abbiamo mai visitato…” e così facciamo marcia indietro e cambiamo direzione. Poi la mostra l’abbiamo visitata lo stesso. Queste, dell’abbazia, sono le foto che preferisco: una all’interno, l’altra nel momento, forse uno dei pochi, in cui la nebbia si è un po’ alzata.

    L’interno della chiesa
    La chiesa del monastero
  • Fuji X Series,  Guardarsi,  Luce,  Persone,  Post produzione,  Ritratti

    Autoritrarsi

    Ho sempre pensato che l’autoritratto fotografico fosse un ottimo esercizio tecnico. Quando si usano le luci artificiali, la preparazione è molto più laboriosa e richiede tanta cura nei dettagli, non fosse che per il fatto che al momento dello scatto siamo dall’altra parte della fotocamera. Anche quando non si usano le luci dello studio, sfruttando invece specchi, pareti riflettenti, vetrate, etc., l’attenzione va tutta alla luce naturale o artificiale disponibile al momento e alla capacità di immaginare già il lavoro di post produzione. Quindi, ecco uno dei miei autoritratti.

    Autoritratto in bagno
  • Arte,  Città e Paesi,  Fuji X Series,  Luce,  Viaggiare

    La luce di Padova

    Come sempre, quando si arriva in una città ricca di spunti artistici e monumentali come Padova, il rischio concreto è di scattare soltanto delle foto-cartoline. Ancor di più, quando il soggetto è un complesso meraviglioso come la basilica di di Santa Giustina. Quel giorno di primavera, dopo una mattinata di maltempo, il cielo si era schiarito e nel pomeriggio inoltrato la luce era ancora cambiata con l’arrivo di altre nuvole. Così cambiata che forse avrei potuto ottenere un’immagine della basilica leggermente diversa dal solito. Naturalmente, sotto il profilo delle luci. Questo è il risultato.

    La basilica di Santa Giustina a Padova
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    Niente a che vedere

    Questa fotografia non ha niente a che vedere con la fotografia. O meglio, con la mia fotografia. Non è neppure una fotografia, ma un’immagine creata con due fotografie (le rose: una fresca, l’altra appassita) e materiale di stock. E’ una vaga, molto vaga bozza di un lavoro che sto facendo per la copertina di un album musicale che sarà pubblicato nei prossimi giorni. Non posso dire di più.

    Rose rosse (non tutte) per te…
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    A Palazzo Gounela

    Arrivo in municipio, ossia Palazzo Gounela, a Voghera, per parlare con un assessore. Mi fanno accomodare nella sala dove di solito si riunisce la giunta. Sono circa le undici, il sole arriva forte attraverso le vetrate. Mi rendo conto che luce è quella che mi piace, come sempre ho la fedele Fuji X-T1 nello zaino. Faccio tre scatti, poi arriva l’assessore. Questo è il risultato.

    La sala giunta di Palazzo Gounela
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    Pozzanghera a Voghera

    “Se sai ascoltare, anche in una scarpa puoi sentire il mare”. Non ricordo dove avevo letto questo calembour ma come forse intuite è un piccolo gioco di parole dove il termine “conchiglia” viene sostituito da “scarpa”. La frase originale parla di fantasia, anche la seconda, ma con un sorriso in più. La foto che pubblico è pura fantasia, nasce da uno sguardo, dalla luce e dal riflesso di una pozzanghera dopo un giorno di pioggia a Voghera, davanti all’ingresso dell’area di sosta della stazione ferroviaria. Luce, colori, riflessi. Tutto qui. E saper ascoltare, anzi vedere.

    Voghera, riflessi