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L’elenco degli autovelox e tutor autorizzati che sono in regola in provincia di Pavia

Segnala l’amico (su Facebook) Lorenzo Botteri che il Ministero del trasporti ha reso noto l’elenco degli autovelox autorizzati. Cito Botteri: “Da ieri gli automobilisti possono consultare la mappa ufficiale di autovelox e Tutor sul sito velox.mit.gov.it/dispositivi. È la carta d’identità dei 3.625 apparecchi autorizzati in Italia: marca, modello, matricola, chilometro esatto e approvazione prefettizia. Un atto di trasparenza. Del resto, il decreto del direttore generale per la Motorizzazione era chiaro: chi non avesse registrato i propri strumenti, entro lo scorso weekend, avrebbe dovuto spegnerli. Il censimento non risolve però il cuore del problema: l’omologazione. La Cassazione ha chiarito con decine di decisioni costanti che se questa manca i dispositivi non possono produrre multe valide perché non basta l’approvazione del ministero dei Trasporti“.
Per comodità allego qui l’elenco completo di quelli indicati come “Provincia di Pavia”. Inizialmente (e mi correggo) avevo dato il numero di 19 autovelox: in realtà (come mi ha fatto notare il collega della Provincia Pavese decisamente più preciso di me), sono 19 più i 36 di competenza dei singoli comuni. In ogni caso, ciò che conta è che ala link del ministero potete verificare se l’autovelox in cui siete incappati è in regola oppure no. In ogni caso, non correte mai che è meglio.



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I 155 anni della Provincia Pavese: più consapevoli se leggiamo i giornali (e qualche libro, su)

Una vignetta del Washington Post che spiega il bisogno di buona informazione Il 10 dicembre, al teatro Fraschini (ore 17.30, ingresso libero), la Provincia Pavese festeggia i suoi 155 anni. Data curiosa, non tonda, solo cinque anni dopo la grande festa per i 150 anni dalla fondazione del giornale, questa sì cifra tonda. Ma la festa – lo dice chi come me è in pensione da tre giorni tre e che alla redazione di via Tasso prima e a quella di oggi in viale Canton Ticino 16, ci ha lavorato dal 1989 – è meritata. Perché è cambiata la proprietà, perché è stata rinnovata la redazione (già otto di noi sono in pensione, altri ci andranno presto) ed è più giovane, è cambiata la direzione, è rinnovato un po’ anche il modo di fare il giornale quotidianamente. Fatto sta che senza Provincia Pavese, e senza quotidiani in genere da poter leggere, si cresce meno, si conosce meno, si sceglie peggio. Come sempre, cito altri articoli per sostenere questa tesi.
Un articolo del New York Times, tradotto da Il Foglio, ci ricorda: “I dati mostrano un declino catastrofico in tutto il mondo: nel 2004 il 28 per cento degli americani leggeva; nel 2023, questa percentuale era scesa al 16. Secondo un sondaggio del 2022, uno su dieci non legge un libro da più di dieci anni. Ma la vera preoccupazione è il declino nella lettura tra i giovani. Nel 2022 i baby boomer americani leggevano più del doppio dei libri all’anno rispetto ai millennial e alla Generazione Z. La stessa situazione si verifica in Gran Bretagna. E quando le persone smettono di leggere – di dare un senso al mondo in cui vivono in base a ciò che leggono – perdono anche la capacità di dare un senso al linguaggio e di comunicare in modo efficace. La degradazione dell’alfabetizzazione equivale al degrado della vita civile stessa. In principio era la parola. E alla fine?”
Già, alla fine? Alla fine non siamo più capaci di decidere, di giudicare, di capire. E ci facciamo, spesso, del male da soli. “L’antropologo Jack Goody e il critico letterario Ian Watt sostenevano che l’invenzione della scrittura, avvenuta in modo decisivo nell’antica Atene, rappresentò una svolta fondamentale. Se non ci fosse stata la nostra organizzazione sociale e politica intorno alla parola scritta, saremmo tornati indietro nel tempo piuttosto che in avanti”. Appunto.
Ma la lettura dei giornali è anche una competenza. E con il passare del tempo, con quello che il testo precedenti ci ha sintetizzato, sempre meno persone leggeranno i giornali (e i libri) mentre quelle che lo faranno avranno appunto una competenza in più, una possibilità da spendere anche sul mercato del lavoro. Scrive Giuseppe De Filippi, sempre su Il Foglio: “Eccoci quindi al consiglio, che può riassumersi in un singolo precetto: cari giovani, leggete i giornali. Non tanto perché bisogna essere informati o perché bisogna recitare la preghiera quotidiana del buon uomo moderno, ma perché ormai il leggano davvero in pochi. Per un giovane, che anche se non vuole o non se ne accorge è in competizione con i suoi coetanei, i giornali diventano, proprio per la loro minore diffusione, uno strumento straordinario per accrescere quelle che un economista chiamerebbe asimmetrie informative, cioè condizioni strutturali di maggiore conoscenza degli sviluppi recenti riguardo a eventi (economici, sociali o politici) che toccano la vita di tutti. Siamo tutti sulla stessa barca ma qualcuno sa più cose della rotta, del funzionamento degli strumenti e consulta il bollettino dei naviganti”.
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Lo Stato amico dei grandi evasori, ma la Regione severissima con quelli piccoli

“Giuro, stavo per pagare il ticket”!!! Se si tratta di incassare le tasse non pagate da imprese, commercianti, liberi professionisti e partite Iva varie, lo Stato, e in particolare la Lega, sono di manica larga. Per loro le tasse sono un “pizzo di Stato” e vai così che siamo un mondo davvero all’incontrario. Ma quando si tratta di “normali” cittadini, allora l’ente pubblico, in questo caso la Regione Lombardia, che dal centrodestra di manica larga nazionale è governata, allora non ha pietà. In questo senso si potrebbe commentare l’iniziativa della Cgil di queste ultime settimane sul pagamento dei ticket non saldati da parte di circa 20.000 cittadini. Molti dei quali, evasori inconsapevoli perché non del tutto informati sui diritti dell’esenzione.
Una rapida sintesi, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale.
- Contestazione del raddoppio: La Regione Lombardia ha imposto una sanzione amministrativa pari all’importo del ticket non pagato, raddoppiando di fatto la cifra dovuta. A differenza degli anni precedenti, questa sanzione non è annullabile nemmeno in caso di pagamento immediato.
- Accanimento contro i cittadini: Lo SPI CGIL Lombardia definisce questo approccio un “inutile accanimento” contro i cittadini, spesso anziani e fragili, che potrebbero aver commesso errori in buona fede nel complicato meccanismo di autocertificazione dell’esenzione.
- Problema di sistema: Il sindacato sostiene che il sistema di autocertificazione espone i cittadini all’errore e che spetterebbe alla Regione utilizzare i dati a sua disposizione (ATS, Agenzia delle Entrate) per attribuire correttamente i codici di esenzione, evitando disguidi come la confusione tra pensione bassa e pensione minima.
- Supporto agli utenti: La CGIL e altre sigle sindacali (come la UIL) hanno invitato i cittadini che hanno ricevuto i verbali a non ignorarli, ma a rivolgersi alle proprie sedi territoriali per ricevere assistenza legale e supporto nella contestazione delle richieste.
- Impegni non mantenuti: La CGIL ha criticato la legge regionale 17 dell’agosto 2022, ritenuta tardiva e lacunosa, e ha segnalato che gli impegni presi dalla Regione in passato per risolvere il problema non sono stati mantenuti.
In sintesi, la CGIL sta mobilitando i cittadini e offrendo supporto per contrastare legalmente le richieste di pagamento raddoppiate, puntando il dito contro un sistema regionale di accertamento che considera iniquo e incline a penalizzare gli errori in buona fede.
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Tutti quei soldi per il dissesto idrogeologico in Oltrepo (ma non solo). C’è una strategia?

L’alluvione in Indonesia (dal Guardian) Negli ultimi cinque o dieci anni credo, da giornalista caposervizio, di aver titolato e pubblicato qualche centinaio (forse di più) articoli che raccontavano come Comuni, Provincia e Regione avessero stanziato soldi, soldi e ancora soldi destinati al nostro Oltrepo per quello che conosciamo tutti come “dissesto idrogeologico”. Ora, non voglio neppure ipotizzare che siano soldi sprecati, ma la sensazione, in questi anni e contando un disastro dopo l’altro, è che sia mancata a livello nazionale, ma forse non solo, una strategia che si possa definire tale. Insomma, si vive – un classico italiano – di interventi a tampone (a tanti begli appalti). Come i bonus: qualcosa risolvono, ma poi si è da capo. Mi è venuto in mente guardando le due fotografie pubblicate dal Guardian e dal Washington Post sull’alluvione che in questi giorni ha colpito Indonesia, Thailandia e Sri Lanka, fotografie che ho accostato a un bell’articolo de Il Foglio del lunedì a firma di Giulio Boccaletti, scienziato e scrittore italo-britannico che è stato ricercatore associato onorario presso la Smith School of Enterprise and the Environment.
L’articolo descrive come eventi recenti di piogge torrenziali, frane ed esondazioni mostrino che il rischio idrogeologico in Italia è ormai sistemico e non gestibile solo con interventi locali e d’emergenza dopo ogni disastro. L’autore osserva che, nel breve intervallo tra una catastrofe e l’altra, si scatena la caccia al colpevole, ma questo riflesso mediatico e politico impedisce di vedere le cause strutturali legate a come è stato occupato, costruito e trasformato il territorio negli ultimi decenni.
Si sostiene che la frequenza crescente degli eventi estremi rende inevitabile ripensare la gestione del suolo, delle aree agricole e dei versanti, puntando su manutenzione ordinaria, rinaturalizzazione, difesa delle aree di esondazione naturale dei fiumi e riduzione del consumo di suolo. Viene criticata l’idea che bastino grandi opere isolate o misure solo tecniche: senza una strategia complessiva di pianificazione del paesaggio, ogni intervento rischia di essere inefficace o addirittura controproducente.
L’articolo richiama anche il tema delle risorse pubbliche, ricordando che gli investimenti, inclusi quelli legati ai vincoli europei e al PNRR, dovrebbero essere orientati da una visione di lungo periodo, e non dall’urgenza del singolo disastro o dalla pressione dell’opinione pubblica. In questo quadro, alla politica viene chiesto uno sforzo di programmazione: definire priorità territoriali, integrare ambiente, agricoltura, urbanistica e protezione civile, fissare obiettivi misurabili di riduzione del rischio e assumersi responsabilità su orizzonti temporali che vadano oltre la singola legislatura.
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Pavia e la qualità della vita: siamo la provincia peggiore della Lombardia

Non ve la sto a fare troppo lunga. Pavia ancora bocciata da una classifica. Stavolta dalla classifica sulla qualità della vita 2025 che stamane pubblica il quotidiano Il Sole 24 Ore che vi suggerisco di acquistare anche se non siete dei maniaci delle questioni finanziarie o economiche. Pavia, dunque, si piazza 56esima per qualità della vita perdendo ben 13 posizioni rispetto allo scorso anno. Nessuna sorpresa se in testa troviamo Trento, Bolzano e Udine. Lì, nel nordest, si vive meglio. Anche se ci trascorri soltanto una settimana di vacanza te ne rendi conto. Meglio di Pavia, in Lombardia, ci stanno Bergamo, Milano, Cremona, Lecco, Monza Brianza, Sondrio, Como, Brescia, Mantova, Varese e Lodi. Cioè, siamo ultimi. Tutti i dettagli, appunto, su Il Sole 24 Ore.
Amen.
Ps. All’amico di Facebook che dice che sembro goderci a parlare male di Pavia, ricordo che i numeri sono numeri. Poi ognuno ci fa le valutazioni che vuole. A Pavia voglio bene, ma accidenti, diamoci una mossa.
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La serata speciale di musica, con Paolo ed Edward sul palco a fare comunità

Il concerto di Paolo Pieretto ed Edward Abbiati Inizio male, come al solito. Premetto subito che quel genere musicale non è ciò che si dice my cup of tea. Io suono (come posso e quando posso, cit.) e ascolto quasi soltanto jazz e quindi va da sè che cantautorato, rock e pop non attirano quasi mai la mia attenzione (a condizione che non siano Pino Daniele, Guccini e il De Gregori del tempo che fu). Eppure, l’altra sera, a San Martino Siccomario, al teatro Mastroianni, la serata-concerto dell’amico Paolo Pieretto e di Edward Abbiati – con tanto di ospiti e chiacchierate varie – è stata davvero speciale. Al di là del fatto che, da musicista, sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla cura degli arrangiamenti, dall’intensità del suonare e dalla partecipazione del pubblico, quel che si è colto era un senso di comunità (è stato anche sottolineato) che solo certa musica con certe persone riesce ad ottenere. Non è stato un caso che ci fosse l’onnipresente e secondo alcuni onnisciente Daniela Bonanni, che sullo sfondo ci fosse il sostegno a una associazione di volontari, che il Comune avesse concesso gratuitamente la sala. Eppoi, come ha fatto notare Paolo, c’è bisogno di musica, di spazi per farla, di amministrazioni comunali che si “sbattano” per creare occasioni e luoghi. Pavia è ancora orfana di Spazio Musica, anche se Paolo Pieretto, a modo suo, l’ha fatta rivivere come ha potuto. Il giorno in cui Spazio riaprirà i battenti da qualche parte in città, e non in luogo distante in periferia, il dado sarà tratto. Fare musica e creare luoghi per la musica è più utile, per una buona società, di un paio di pattuglie messe in strada il sabato sera. Sempre che servano a qualcosa. E come dice sempre un mio amico: buona musica a tutti.
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L’incubo di vivere in un brutto Paese. Una storia tristissima dagli States

Il titolo del Los Angeles Times Ma voi vorreste vivere in un Paese del genere? Il sogno americano un par di ciufoli. E’ un incubo americano. La storia riportata nell’articolo del Los Angeles Times è la seguente, per punti.
- L’accaduto: Any Lucia Lopez Belloza, una studentessa di 19 anni del Babson College, è stata fermata all’aeroporto di Boston mentre cercava di volare in Texas per il Ringraziamento e, nel giro di due giorni, è stata deportata in Honduras (paese che aveva lasciato all’età di 7 anni).
- La motivazione ufficiale: L’agenzia per l’immigrazione (ICE) sostiene che esistesse un ordine di espulsione a suo carico risalente al 2015.
- La difesa: L’avvocato della ragazza afferma che lei non era a conoscenza di tale ordine e che, secondo i documenti in loro possesso, il suo caso era stato chiuso nel 2017.
- Violazione legale: La deportazione è avvenuta violando un ordine di emergenza emesso da un giudice federale, che aveva esplicitamente vietato al governo di trasferire la studentessa fuori dagli Stati Uniti per almeno 72 ore.
- La situazione attuale: La ragazza si trova ora in Honduras con i nonni, devastata per essere stata separata dalla famiglia (rimasta negli USA) e per aver visto infrangersi il suo sogno di studiare economia.
- Lopez Belloza, che ora si trova con i nonni in Honduras, ha detto al Boston Globe che non vedeva l’ora di raccontare ai suoi genitori e alle sorelle minori del suo primo semestre di studi in economia (business).
“Quello era il mio sogno”, ha detto. “Sto perdendo tutto”.
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Voglio andare a vivere negli States (ma mi servirebbero 110 milioni di dollari)

L’annuncio sul Los Angeles Times E poi dicono che c’è la crisi negli States. Una delle cose più divertenti che trovo nella lettura del Los Angeles Times sono gli annunci immobiliari. Nel numero della domenica non c’è una casa sotto il milione di dollari, si può capire. Sarei però curioso di sapere chi di dollari ne ha almeno 110 per acquistare questa simpatica casuccia con cinque stanze da letto e undici bagni. Non voglio pensare quanto viene a costare in saponette. Certo, è un gran bel posticino. Guardo il conto e vedo cosa posso fare.
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Noi italiani ci riteniamo felici? Neppure troppo, le classifiche non mentono (ma a volte sì)

Da oltre un decennio, i ricercatori dietro il World Happiness Report (Rapporto Mondiale sulla Felicità) cercano di codificare una scala comparativa per il benessere ed evidenziare i luoghi dove questo fiorisce. I fattori chiave esaminati includono: benessere materiale, condivisione dei pasti, donazioni agli altri e aiuto agli sconosciuti. “Siamo creature molto sociali e le azioni che aiutano a favorire le connessioni con gli altri hanno molte probabilità di offrirci felicità”, ha detto Lara Aknin, professoressa di psicologia sociale alla Simon Fraser University. Così ci spiega il Washington Post in una doppia pagina pubblicata l’altro ieri. E andando a curiosare sul sito del World Happiness Report scopriamo che purtroppo l’Italia è solo in 40esima posizione. Il che significa che – per citare alcuni Paesi – Romania, Francia, Spagna, Messico e Belgio si ritengono più felici di quanto pensiamo noi di essere.
L’Italia si colloca a metà classifica tra i Paesi europei nel World Happiness Report, con un valore di soddisfazione della vita intorno a 6,3–6,4 su 10, quindi non tra i migliori ma neppure tra i peggiori. Risulta dietro alla gran parte dell’Europa occidentale e nordica, ma sopra diversi Paesi dell’Europa sud‑orientale e orientale.
Classifica dei Paesi europei (valori di felicità)
Prendendo i dati più recenti del World Happiness Report e considerando i Paesi geografici europei, il quadro sintetico è questo: i primi posti sono occupati dai Paesi nordici (Finlandia, Danimarca, Islanda, Svezia, Paesi Bassi, Norvegia, Lussemburgo, Svizzera), tutti con punteggi tra circa 7,1 e 7,8.
Subito dopo vengono Austria, Belgio, Irlanda, Germania, Francia e altri Paesi dell’Europa centrale e baltica (come Lituania, Cechia, Slovenia), con valori compresi tra circa 6,6 e 7,0.Nella fascia medio‑alta, ma sotto i grandi Paesi “core”, si trovano Romania, Estonia, Polonia, Spagna, Serbia, Malta, con punteggi intorno a 6,4–6,5.
L’Italia rientra nella fascia medio‑intermedia europea, con un punteggio intorno a 6,3–6,4, vicina a Spagna, Malta e leggermente sopra a Paesi come Slovacchia, Lettonia, Portogallo, Grecia, Croazia, Bulgaria, Ucraina.Posizione specifica dell’Italia
Nei dati più recenti l’Italia è intorno al 39°–41° posto nel mondo, con un punteggio di circa 6,4 su 10, e si colloca grossomodo nel terzo medio della graduatoria europea.
Ciò significa che è significativamente meno “felice” dei Paesi nordici e di molti Paesi dell’Europa centro‑settentrionale, ma sopra una parte consistente dei Paesi balcanici e dell’Europa orientale.Rispetto alla media mondiale, l’Italia è comunque sopra la media (che è intorno a 5,5–5,6), mentre rispetto alla media europea è leggermente sotto (media europea ≈ 6,4–6,5).
I singoli elementi del World Happiness Report
Il punteggio complessivo è costruito combinando diverse dimensioni: reddito/prodotto interno lordo pro capite, supporto sociale, aspettativa di vita in buona salute, libertà di scelta di vita, generosità (donazioni/comportamenti prosociali) e percezione della corruzione, oltre a indicatori di benessere mentale e fiducia nelle istituzioni.
In genere, l’Italia ha performance relativamente buone su reddito e speranza di vita, ma più deboli su fiducia nelle istituzioni, percezione della corruzione e alcuni aspetti di supporto sociale e benessere soggettivo rispetto ai Paesi nordici.Rispetto ai Paesi europei più felici, le aree “forti” italiane sono: salute (alta aspettativa di vita), patrimonio culturale e qualità di alcuni servizi di welfare; le aree “deboli” sono: fiducia verso governo e istituzioni, percezione della corruzione, e un senso di sicurezza e stabilità economica meno elevato che in Nord Europa.
Italia: buona o cattiva posizione per ciascun elemento
Se si semplifica in tre fasce (alta, media, bassa all’interno dell’Europa), si può riassumere così per l’Italia:
- Reddito e livello di vita materiale: fascia medio‑alta europea (sotto i Paesi nordici e centro‑nordici più ricchi, sopra buona parte di est e sud‑est).
- Salute/aspettativa di vita: fascia alta, con valori tra i migliori in Europa per longevità, anche se il benessere psicologico non è ai vertici.
- Supporto sociale: fascia media; la rete familiare è forte, ma i sistemi di supporto formale e la percezione di aiuto da parte delle istituzioni sono inferiori ai Paesi nordici.
- Libertà di scelta di vita: fascia medio‑alta; buona libertà personale e civile, ma vincoli economici e precarietà riducono la percezione di controllo sulla propria vita rispetto al Nord Europa.
- Generosità/comportamenti prosociali: fascia media; non ai livelli record di alcuni Paesi anglosassoni o nordici, ma nemmeno tra i più bassi.
- Percezione della corruzione e fiducia nelle istituzioni: fascia bassa rispetto al resto dell’Europa occidentale, più vicina in questo ad alcuni Paesi dell’Europa meridionale e orientale.
In sintesi, la posizione dell’Italia non è “catastrofica” ma è strutturalmente inferiore ai Paesi europei di punta: sta abbastanza bene su reddito e salute, ma paga molto in termini di fiducia, qualità percepita delle istituzioni e stabilità/ottimismo soggettivo, che sono proprio gli elementi che spingono in alto i Paesi nordici nella classifica della felicità
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Se vivi negli States non devi nascere tacchino (ma anche: tacchino, ma quanto mi costi?)

Ogni mondo è paese e ogni quotidiano, per quanto importante sia, non riesce a negarsi un articolo trito e ritrito. Che per quello che mi riguarda, stavolta mi incuriosisce. Infatti, su Usa Today mi sono imbattuto sul classico paginone dedicato alla Festa del Ringraziamento (il 27 novembre). Sotto che profilo? Un classico di sempre: quanto ci costerà l’inevitabile cena con famiglia e amici più cari? O meglio, quanto ci costerà cucinare il tacchino secondo le regole Usa?
I giornalisti hanno visitato negozi in tutto il paese per calcolare il costo degli ingredienti essenziali: tacchino surgelato (16 libbre), salsa di mirtilli (1 lattina), latte intero (1 pinta), burro non salato (1 libbra), preparato per torta di zucca (1 lattinaL’American Farm Bureau Federation ha condotto il suo 39° sondaggio annuale sui costi del Ringraziamento, rilevando una diminuzione del 5% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, i prezzi sono saliti del 19% dal 2021.
Secondo i dati del Bureau of Labor Statistics, i prezzi dei generi alimentari sono aumentati del 29% dal 2019, anche se sono rimasti sostanzialmente stabili nell’ultimo anno.
L’articolo cita diverse cause delle fluttuazioni: l’influenza aviaria che ha colpito milioni di galline e tacchini, riducendo l’offerta; le politiche agricole dell’amministrazione Trump che hanno riconosciuto la carenza di manodopera; e periodi di siccità negli stati produttori di mirtilli come Massachusetts, Wisconsin e Oregon), uova (1 dozzina), carote (1/2 libbra), sedano (1/2 libbra) e patate arrosto (1 libbra).
Le tre ricevute (regolarmente pubblicate) mostrano:
- Venture Food Stores (Colchester, Kansas): $48,88
- Giant (Washington, D.C.): $57,19
- Publix (Royal Palm Beach, Florida): $28,87
Insomma, si può cenare e non spendere neppure troppo, a condizione di non acquistare altre non se non il tacchino con tanto di contorno.
La ricetta tradizionale per cucinare il tacchino nel Giorno del Ringraziamento - La ricetta tradizionale del tacchino del Ringraziamento americano prevede una preparazione relativamente semplice che enfatizza la succulenza e il sapore attraverso un burro aromatico alle erbe.
- Ingredienti Base
- Per un tacchino da 12-16 libbre (circa 5,5-7,5 kg):
- Tacchino intero
- 1 tazza di burro non salato ammorbidito
- Aglio tritato (6-8 spicchi)
- Erbe fresche: rosmarino, timo e salvia
- Sale e pepe nero
- 1 cipolla, 1 limone e 1 mela tagliati a spicchi
- Verdure per la teglia: carote, sedano, cipolle
- Preparazione Tradizionale
- Marinatura (facoltativa): Molte ricette tradizionali prevedono una salamoia il giorno prima con sale kosher, zucchero di canna, brodo vegetale e spezie come pepe nero, bacche di pimento e chiodi di garofano.
- Burro aromatico: Si prepara mescolando burro morbido con aglio tritato, erbe fresche tritate (rosmarino, timo, salvia), sale e pepe. Alcuni aggiungono scorza d’arancia grattugiata per un tocco agrumato.
- Farcire la cavità: Si riempie l’interno del tacchino con cipolla, limone, mela e rametti di erbe fresche. Questo conferisce sapore dall’interno.
- Preparare la pelle: Con le dita si solleva delicatamente la pelle del petto e si spalma il burro aromatico direttamente sulla carne. Il resto del burro viene spalmato su tutta la superficie esterna.
- Cottura
- Si preriscalda il forno a 325°F (circa 165°C). Il tempo di cottura è di circa 13-15 minuti per libbra, fino a raggiungere una temperatura interna di 165°F (74°C) nella parte più spessa della coscia.
- Alcuni cuochi iniziano con una temperatura più alta (425°F per la prima ora con il tacchino capovolto, poi 325°F girato con il petto verso l’alto) per ottenere una doratura perfetta. Durante la cottura si spennella periodicamente con i succhi della teglia ogni 30 minuti.
- Una volta cotto, il tacchino deve riposare coperto con carta stagnola per almeno 20 minuti prima di essere tagliato.
