cronaca
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Parcheggi & commercianti: leggete Boatti e capirete il senso della questione

Oggi avrei voluto fare un post sulla questione parcheggi e commercianti a Pavia. Ma ha detto tutto Giorgio Boatti sulla Provincia Pavese. Leggete il suo commento.
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Manca il parcheggio? Ma no, mancano buona volontà e voglia di vendere

Ho provato a fare un esame di coscienza. A Pavia abito dal 1989 e conosco a fondo la città non fosse che il lavoro di giornalista (appunto, da quell’anno) e a Pavia ho sempre acquistato pochissimo. Il motivo di una scelta diversa, raramente, è stato per il problema del parcheggio. Piuttosto, perché – per le mie personalissime esigenze – la scelta, i prezzi, la disponibilità dei commercianti non sono mai stati tali da attirare la mia attenzione (fatti salvi, s’intende, alcuni casi specifici). I prezzi, ad esempio, sono un problema: a Pavia si spende mediamente di più rispetto a un normale acquisto on line o in un centro commerciale (ho ancora il ricordo di un prodotto informatico che costava il 30 per cento in più rispetto a un negozio on line); l’assortimento, è capitato molte volte di cercare un prodotto o la misura di un capo d’abbigliamento e scoprire che non era disponibile (ma lo trovavi nel centro commerciale a mezz’ora di auto); l’assenza di alcuni prodotti che si trovano solo in altri negozi fuori dal centro e spesso in città vicine. E poi, certo, il parcheggio, Ma l’unica vera soluzione, probabilmente, sarebbe quella immaginata già trent’anni fa, ossia un parcheggio multipiano, anzi due parcheggi multipiano, come più o meno troviamo in altre città simili a Pavia e nel resto d’Europa. Ma state certi, che se a Pavia, in centro, ci fosse il negozio che vende ciò che cerco, ad un prezzo giusto, con commessi competenti e gentili, beh, due passi a piedi si possono ben fare. E poi fanno bene alla salute. I pavesi, poi, sono cittadini noiosi, indisciplinati e pigri. Ieri sera, per andare a teatro, ho come sempre posteggiato alla “buca” e ho fatto due passi a piedi. Lungo il percorso, auto abbandonate in divieto da tutte le parti e mai che si veda un vigile. E il parcheggio regolare, invece, aveva ancora molti posti liberi. Prima di mettere gli striscioni, bisogna cambiare i pavesi: commercianti e clienti.
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Caccia ai sospetti grazie all’intelligenza artificiale (negli Usa ma anche in Italia)

L’articolo del Washington Post che racconta l’uso dell’Ai Nei vecchi romanzi gialli, c’era sempre il disegnatore, quello che sulla base delle descrizioni dei testimoni di un fatto, costruiva l’identikit del possibile responsabile. Ora, l’intelligenza artificiale, almeno negli Usa, ha soppiantato il disegnatore. In un articolo del Washington Post si racconta infatti che il dipartimento di polizia di Goodyear (Arizona) ha iniziato a usare immagini generate con l’AI, basato sulle descrizioni di vittime e testimonianze, al posto dei classici identikit disegnati a mano. Le immagini sono create inserendo in un modello di AI la descrizione del sospetto e poi modificando il risultato con l’aiuto del testimone, fino a ottenere un volto ritenuto somigliante. Il responsabile di queste immagini, Mike Bonesara, spiega che la tecnica è nata dopo un caso di sparatoria e che secondo lui i ritratti AI sono più realistici e colpiscono di più l’attenzione del pubblico rispetto agli schizzi tradizionali. In alcuni casi le immagini diffuse hanno portato a numerose segnalazioni e ad arresti, per esempio in un rapimento tentato e in un’aggressione. Diversi esperti, però, sollevano dubbi: non esistono ancora regole chiare su come usare questi ritratti ai fini investigativi o processuali, la tecnologia potrebbe introdurre nuovi errori e distorsioni, e in tribunale è più difficile interrogare l’attendibilità di un algoritmo che di un disegnatore umano. Alcuni sottolineano che anche i vecchi identikit basati solo sulla memoria delle testimonianze sono poco affidabili e che l’uso dell’AI rischia di amplificare questi limiti, pur mantenendo un forte impatto mediatico.
Anche in Italia la polizia di Stato sta utilizzando l’intelligenza artificiale per l’identificazione dei sospetti autori di reati. Il sistema è diverso da quello adottato negli Stati Uniti: infatti utilizza un sistema chiamato SARI (Sistema Automatico di Riconoscimento delle Immagini), che sfrutta algoritmi di intelligenza artificiale per il riconoscimento e l’identificazione facciale a fini investigativi. Questo sistema non “ricostruisce” i volti da zero, ma li confronta con un vasto database di immagini esistenti. Poi c’è sempre il vecchio passamontagna…
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Raccolta differenziata, i nuovi dati Ispra premiano soltanto i piccoli Comuni della provincia

Molti i Comuni bocciati Ma sono cittadini migliori? O sono migliori i loro sindaci e amministratori? Oppure è un insieme di questi due fattori che fa sì che alcuni Comuni siano più attenti alla gestione dei rifiuti e alla raccolta differenziata? Un’idea, conoscendo i sindaci, alcuni di persona, me la sono fatta: molto merito è dei sindaci e delle loro amministrazioni. Perché la raccolta differenziata è un piccolo problema organizzativo per chi, magari, ha una vita già complicata. E se segue le regole, è perché gli amministratori locali gli rendono semplice la procedura, perché riescono a coinvolgerli e, con il tempo, a farli diventare cittadini migliori.
Tutto questo per dire che l’Ispra, ossia l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ha pubblicato il rapporto 2025 proprio ieri. E dai dati del 2024, la provincia di Pavia, nel suo complesso – come si vede in questa tabella – è la seconda peggiore della Lombardia con una percentuale che non arriva al 60%. Soltanto Sondrio ci batte per scarsa attenzione ambientale.

I buoni esempi, i cattivi esempi
Ma in questa situazione che non ci rende orgogliosi, ci sono quattro buoni esempi: sono i quattro migliori Comuni della provincia: Travacò Siccomario (87,52% di raccolta differenziata), Torre d’Isola (86,57%), Codevilla (82,70%) e Pizzale (82,15%). Conosco personalmente due sindaci, intuisco che il merito di questo risultato sia in gran parte loro. E poi ci sono i quattro Comuni peggiori: Torricella, Montescano, Borgo Priolo e Menconico. Qui la percentuale di differenziata arriva appena sopra al 20%. Pavia capoluogo è 69esima, con il 60%, Vigevano 85esima con il 62% e infine Voghera è 98esima, con il 57%.
Qui la tabella con tutti i dati della provincia di Pavia con la classifica completa
La situazione nazionale
Sul fronte della raccolta differenziata il Mezzogiorno continua a ridurre il divario con Centro e Nord. In aumento il dato nazionale, che attesta la raccolta differenziata al 67,7%, con percentuali del 74,2% al Nord, del 63,2% al Centro e del 60,2% al Sud. Le percentuali più alte si registrano in Emilia-Romagna (78,9%) e in Veneto (78,2%). Seguono Sardegna (76,6%), Trentino-Alto Adige (75,8%), Lombardia (74,3%) e Friuli-Venezia Giulia (72,7%). Tra queste regioni, l’Emilia-Romagna è quella che fa registrare la maggiore progressione della percentuale di raccolta, con un incremento pari a 1,7 punti rispetto ai valori del 2023. Superano l’obiettivo del 65% anche Marche (71,8%), Valle d’Aosta (71,7%), Umbria (69,6%), Piemonte (68,9%), Toscana (68,1%), Basilicata (66,3%) e Abruzzo (65,7%).
Nel complesso, più del 72% dei comuni ha conseguito una percentuale di raccolta differenziata superiore al 65%. Nell’ultimo anno, l’89,7% dei comuni intercetta oltre la metà dei propri rifiuti urbani in modo differenziato. -
Stati Uniti, un Paese che non si riconosce più e che fa paura: sembra di essere in Iran

Il giovane americano che jha raccontato la sua storia Sul Washington Post si racconta la storia di Rosales, un ventenne nato negli Usa, la famiglia regolare di origine messicana, che torna a casa dal parco spaventato, a Chicago, perché per strada gli agenti dell’immigrazione fermano tutti quelli che hanno tratti somatici come i suoi. Ha appunto i tratti di un “latinos”, quindi il suo destino è di essere fermato, portato in una cella, magari per quattro o cinque giorni finché non sarà verificata la sua “regolarità”. Alla madre racconta che non andrà più al parco. I diritti, negli Stati Uniti, sono sospesi se non sei bianco. I giornalisti del Washington Post, in una bella pagina di alcuni giorni fa, raccontano la paura costante degli “stranieri” regolarissimi negli Usa, del terrore nel camminare per strada ed incontrare l’ICE (Immigration and Customs Enforcement), appunto la polizia dell’immigrazione. Ma che Paese sono diventati gli Stati Uniti? E noi, in Italia, vogliamo imitarli?
Racconta ancora il quotidiano statunitense in quella pagina che lo studente liceale Reggie Robles, cittadino statunitense che aveva recentemente subito un intervento al cuore, è scappato dagli agenti federali il 3 ottobre, dopo aver sentito voci di agenti che stavano facendo “sparire le persone”. Robles si è nascosto in una lavanderia a gettoni: “Ho sempre pensato che se mi fossi fatto gli affari miei e non avessi infranto nessuna legge, sarei stato al sicuro. Ora non lo so”. Un’altra donna, Maria Diaz, cittadina statunitense nata in Messico e arrivata negli Stati Uniti da bambina, è stata arrestata dopo un raid dell’ICE, sempre il 3 ottobre 2025, mentre andava al lavoro. Nonostante abbia detto agli agenti di essere cittadina statunitense, l’hanno arrestata e trattenuta per 12 ore prima di rilasciarla. Diaz è tornata al lavoro ma è “traumatizzata” e si sente ancora come se dovesse “guardarsi alle spalle”, tanto da considerare di lasciare Chicago.
Leggo da Open: “La nuova proposta dello U.S. Customs and Border Protection prevede la raccolta di un’ampia quantità di dati personali, inclusa la revisione fino a cinque anni della loro attività sui social. Protestano le associazioni del settore turistico. I viaggiatori provenienti da Paesi come Italia, Regno Unito, Francia, Germania, Corea della Sud e da tutte le altre nazioni aderenti al Visa Waiver Program potrebbero presto essere sottoposti a controlli molto più invasivi prima di entrare negli Stati Uniti. Una nuova proposta di U.S. Customs and Border Protection (C.B.P.), depositata nel Federal Register, prevede infatti la raccolta di un’ampia quantità di dati personali, inclusa la revisione fino a cinque anni della loro attività sui social media
Attualmente, chi viaggia nell’ambito del Visa Waiver può restare negli Stati Uniti fino a 90 giorni senza un visto, purché richieda online l’autorizzazione Esta, valida due anni e ottenibile fornendo informazioni di base e pagando una tariffa di 40 dollari. Con la nuova proposta, però, l’iter cambierebbe radicalmente, scrive il New York Times. Ai richiedenti potrebbe essere infatti chiesto di dichiarare tutti gli account social utilizzati negli ultimi cinque anni, gli indirizzi email dell’ultimo decennio e i dati anagrafici completi di familiari diretti, inclusi genitori, coniugi, fratelli e figli.
Ma che Paese sono diventati gli Stati Uniti?
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Poste Italiane, anche a Pavia i trasferimenti da ufficio a ufficio obbligatori (o quasi)

Se in un ufficio postale “in eccedenza”? Verrai trasferito in un altro ufficio “in carenza”. La scelta del dipendente da trasferire, se non ci sarà stata una scelta “volontaria”, dipenderà dall’anzianità. Insomma, sei giovane, magari hai tre figli e tua moglie lavora, abiti e sei nell’ufficio postale dell’Oltrepo e ti ritrovi, per dire, al confine con Pavia, magari 300 km da fare ad andarci, 30 km da fare per tornare a casa. Ogni giorno. Questa situazione, che per fortuna dovrebbe riguardare pochi lavoratori in provincia di Pavia, entrerà nella fase operativa in queste settimane, con l’invio di mail dell’azienda ai lavoratori interessati (ossia, tutti quelli dell’ufficio in eccedenza) sulla basa di un accordo firmato dalla Cisl e dagli autonomi, ma respinto da Cgil e Uil.
Spiega il comunicato nazionale di Poste Italiane: “Entro gennaio 2026, al termine della precedente Fase 1 di mobilità mirata su base volontaria, l’Azienda renderà noto l’aggiornamento delle sedi accipienti e cedenti e delle relative numeriche e, in coerenza con quanto previsto dall’Accordo Sindacale del 3 dicembre 2024, avvierà un processo di mobilità collettiva ai sensi dell’art. 39 del vigente CCNL. Nella medesima occasione saranno inoltre pubblicate le graduatorie, declinate per ciascun ufficio cedente, delle risorse non destinatarie di un trasferimento di mobilità mirata volontaria, individuate tramite il medesimo codice alfanumerico utilizzato per la redazione delle graduatorie di cui alla Fase 1. Le graduatorie saranno ordinate secondo i seguenti criteri di priorità: a parità di anzianità aziendale, minore anzianità anagrafica. Sulla base delle suddette graduatorie e nel rispetto delle previsioni legali e contrattuali in materia di trasferimento, sarà individuato, per ciascun UP, il numero massimo di risorse trasferibili, nel rispetto del limite di 20 km di distanza tra la sede di attuale assegnazione e la nuova sede”.
La situazione di Pavia
Le sedi “cedenti” di Pavia – quelle con troppo personale – sono: Garlasco, Pieve del Cairo, Vidigulfo e Voghera 2. Le sedi “accipienti” – quelle che riceveranno il personale – sono: Belgioioso, Confienza, Gambolò, Gravellona, Landriano, Lungavilla, Mirabello di Pavia, Pavia centro. I sindacati, ovviamente, segnalano la possibilità di fare ricorso se si compare nella temuta lista. Ricorso da fare rapidamente.
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I soldi del Pnrr che non spende Pavia e il caso delle scuole che non li vogliono proprio

I soldi del Pnrr che non servono a nessuno Siamo ormai alla fine dell’anno (insomma, manca poco) e val la pena fare qualche verifica sull’efficienza della provincia di Pavia nella gestione dei fondi pubblici. In particolare, i fondi del Pnrr. Utilizzando gli open data di Openpolis, emergono alcuni dati interessanti. Rispetto a un 36% dei pagamenti dei progetti Pnrr a livello nazionale cofinanziati dal Pnrr (ma il 44% dei finanziamenti Pnrr), una percentuale che ci serve a capire a che punto siano i lavori finanziati, in provincia di Pavia sono stati pagati solo il 15% dei progetti su 15 miliardi di risorse complessive su 3.391 progetti complessivi.
Vediamo, su tutta la marea dei dati disponibili, alcune curiosità. Ad esempio, come stanno gli 8 progetti più importanti per importo. Come si vede l’intervento sul delta del Po è fermo al 9 per cento, quello della Galbani sul cambiamento del processo produttivo appare non aver mai completato alcunché, a zero anche il progetto di formazione medica specialistica e la creazione di un consorzio per la creazione di una struttura di ricerca radiofarmaceutica, e la realizzazione di percorsi formativi all’Its di Belgioioso. Gli altri tre progetti non superano il 50% dei pagamenti.

I primi 8 progetti per valore Sul database si può curiosare incrociando i dati. Un solo esempio, per il Comune di Pavia. Si possono verificare i progetti a quota zero delle percentuali di pagamento. Eccone alcuni: la ristrutturazione della residenza Camillo Chiri di via Cardano, i percorsi formativi al liceo Olivelli, i due ecotomografi per il San Matteo, una lunga serie di progetti dell’Università di Pavia per formazione, corsi e così via, una incredibile marea di soldi (centinaia di migliaia di euro) per i percorsi formativi nelle scuole superiori di Pavia che nessuno sta spendendo (ma servivano risorse per le scuole, si lamentava), il recupero del collegio Don Bosco (accipicchia, ci sono quasi 6 milioni di euro da spendere), ci sono poi milioni e milioni di euro per l’efficientamento energetico di edifici che nessuno sta spendendo. Ma andate sul sito di Openpolis, e controllate quante e quante risorse per la scuola ci sono per la provincia di Pavia e per Pavia in particolare che nessuno spende. Se avanza qualcosa, tranquilli, posso spenderli io.
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Italian Sounding? Beh, prima o poi doveva capitare (non è bello gioire per le disgrazie altrui, però…)

Ora dire che si è contenti, sarebbe esagerato. Ma un pochino sì. Leggo sul Los Angeles Times che la FDA (l’agenzia federale statunitense che regola e supervisiona, tra l’altro,la sicurezza di prodotti alimentari) ha richiamato circa 1 milione e mezzo di confezioni di parmigiano grattuggiato per una possibile contaminazione da metalli. Ciò che mi ha incuriosito è che si tratta di alimenti, prodotti negli States da aziende americane, che copiano (male) i prodotti italiani, ossia quelli su cui Tramp amerebbe mettere ulteriori dazi per favorire, appunto, gli imprenditori Usa. Come è noto, infatti, negli Stati Uniti, i nomi dei prodotti alimentari italiani originali sono spesso soggetti al fenomeno dell’“Italian Sounding”. Ciò significa che i nomi originali sono usati, ma spesso in riferimento a prodotti locali che ne imitano solo il nome o l’estetica, senza rispecchiarne la ricetta o la provenienza autentica.
Cito alcuni passaggi dell’articolo del Los Angeles Times per far comprendere di cosa parliamo: “(…) richiamate 235.000 casse di mozzarella grattugiata a basso contenuto di umidità e parzialmente scremata, inclusi i marchi: Always Save, Borden, Brookshire’s, Cache Valley Creamery, Chestnut Hill, Coburn Farms”; “Più di 15.000 casse di miscela di formaggio grattugiato in stile italiano”; “17 casse di miscela ai quattro formaggi finemente grattugiata in stile pizza Food Club”; “Più di 4.000 casse di miscela di mozzarella e formaggio cheddar dolce”. Sì, miscela di mozzarella e formaggio cheddar dolce: da arrestare tutti solo per l’idea.
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Nuovo campo nomadi: e se arrivasse la fatina con la bacchetta magica? (no, non arriva)

Per la serie “not in my back yard”, prosegue la novela sulla creazione di un nuovo campo nomadi. Oltre alla soluzione nei pressi della Riso Scotti, nell’area artigianale, in passato ci furono ipotesi su Pavia Ovest (bloccata dopo una quasi aggressione al sindaco del tempo), su Montebellino (sì, vicino alla piattaforma ecologica), nell’area adiacente al Carrefour, di fronte al carcere. E poiché si costruiscono case un po’ dappertutto, diventa difficile immaginare altre soluzioni. Nel frattempo, come è giusto che accada nel nostro Paese, di fronte a una decisione del centrodestra (area artigianale), il centrosinistra compatto si spaventa e fa marcia indietro. Grazie alla Regione, riesce a ficcare la testa nella sabbia e a rinviare di un anno. In dodici mesi di cose ne possono succedere: i nomadi, la quarantina di famiglie, evaporare per una strana reazione chimica, oppure trasferirsi tutte in un’altra città, o magari salta fuori una fatina e le trasforma in tanti bei cittadini in giacca, cravatta e borsa ventiquattr’ore.
Per rendere però frizzanti i prossimi mesi, e dare spazio agli articoli sempre precisi e puntuali della Provincia Pavese sull’argomento, assessora Moggi e sindaco Lissia lasciano intendere che sì, stanno studiando un’altra collocazione. Ecco, non so perchè, ma questa frase in oltre trent’anni di giornalismo pavese, devo averla già sentita.
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Buche nelle strade: e se processano Lissia, Palli e tutti gli altri amministratori? (Collegno docet)

Buche, strade e ciclisti. Chi paga in caso di incidente? Direi che il sindaco Lissia e il presidente Palli (relativamente a Pavia e circondario, ma la questione riguarda tutto il territorio) possono tranquillamente costituirsi alla procura in attesa di un processo che prima o poi arriverà. Anche se molto dipenderà dall’esito di una vicenda che sembra cozzare contro il buon senso giuridico. La sintesi del fatto.
L’ex sindaco di Collegno, Francesco Casciano, e un dirigente del Comune sono accusati di omicidio stradale per la morte in bicicletta di Aldovino Lancia, nel 2023. Pensionato di 70 anni, era caduto a causa di una buca sull’asfalto mentre pedalava tra strada vicinale di Berlia e via Rosa Luxemburg. Ricoverato in condizioni già gravi (non indossava il casco da bicicletta), è morto il giorno dopo l’arrivo in pronto soccorso.
In buona sostanza, se cadi o hai un incidente per colpa di una buca, gli amministratori vanno a processo. Naturalmente, si tratta di una sciocchezza. In primo luogo perché secondo questo principio, il sindaco o l’assessore competente sarebbero penalmente (o civilmente) responsabili di qualsiasi danno provocato dalla loro amministrazione. Una responsabilità oggettiva insensata: per restare al caso delle buche, le risorse finanziarie per asfaltare, nello stesso istante, tutte le strade di una città (pensiamo a Milano) non ci sono e non ci saranno mai. La manutenzione viene programmata, e se cadi nella buca di una strada che sarà asfaltata solo domani? E il dirigente, poi, programma e appalta i lavori secondo la risorse che ha a disposizione, spesso coordinandosi con altri enti pubblici e privati (ad esempio le ex municipalizzate o che posa la fibra ottica) per evitare di asfaltare due o tre volte. E intanto, se cadi in bici nella buca, paga il sindaco oppure il dirigente. O l’assessore. O tutti e tre.
Va da sè che la responsabilità oggettiva è una questione complessa. Se un amministratore delegato di Anas decide di fare la manutenzione a una strada o meno, a un ponte o a un altro, lo farà sulla base di indicazioni dei dirigenti. Come fa a essere responsabile in caso di cedimento di una struttura? Però, se a bilancio non mette le risorse per quell’intervento, diventa responsabile? Insomma, la questione è complessa. Vediamo cosa succede per il caso di Collegno. A sfogliare la pagina Facebook dell’osservatorio di L24, a Pavia e provincia tutti in galera.
