cronaca
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Belpietro diffamò gli operatori delle Ong che salvavano vite, condannato (oplà)

Scrive Emergency sulla sua pagina Instagram: “Sulla copertina di Panorama, di cui era direttore, nel novembre 2022 Maurizio Belpietro aveva definito gli operatori delle ONG “I nuovi pirati”. Avevamo ritenuto titolo e immagine pubblicati non veritieri e offensivi del lavoro umanitario svolto da chi, nel Mediterraneo centrale, opera per soccorrere vite umane. Insieme ad altre organizzazioni, nel 2023 abbiamo presentato un esposto e nel 2025 ci siamo costituiti parte civile nel procedimento penale a suo carico. Oggi il Tribunale di Milano, nell’ambito del procedimento per diffamazione a suo carico, ha condannato Maurizio Belpietro al risarcimento, a titolo di provvisionale, in favore di Open Arms, EMERGENCY, Sea-Watch, SOS Mediterranee, Louise Michel, Mediterranea e AOI – Rete Nazionale. La nostra azione non ha nulla a che vedere con la pirateria: è un dovere morale e un obbligo di legge. La solidarietà non è un reato. Chi la diffama, chi offende, chi lancia accuse infondate e semina odio deve rispondere delle proprie azioni”.
Beh, il direttore era Maurizio Belpietro. Vi stupite? Peraltro l’attuale direttore de La Verità, dovrà risarcire a titolo di provvisionale con 10.000 euro Open Arms, Emergency e Sea-Watch, Sos mediterranee e Louise Michel, Mediterranea e con 7.000 euro AOI Rete Nazionale, per aver definito, come detto, “pirati” gli operatori delle Organizzazioni non governative in prima pagina su Panorama. Un bel po’ di soldi, ben spesi direi.
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Case di Comunità e verifiche terze, Asst Pavia vieta i controlli all’Istituto Mario Negri

Case di Comunità pavesi? Nessun problema per i controlli…. L’Istituto Mario Negri, che non è esattamente un covo di pericolosi comunisti bensì una fondazione milanese no profit per la ricerca, la formazione e l’informazione sulle scienze biomediche nata nel 1963, che ha svolto un monitoraggio sulla situazione delle Case di Comunità in Italia. Su Il Fatto Quotidiano si racconta come le verifiche svolte da 25 volontari all’inizio furono accolte tranquillamente dalle strutture, ma all’emergere dei primi dati, tutto fu reso più complicato e burocratico dalle Asst come a voler nascondere qualcosa. Le verifiche furono svolte anche in Lombardia, la regione messa meglio con 142 progetti su 204 portati a termine. Con qualche problema, però, che i volontari stavano accertando. Si legge nell’articolo: “l Punto Unico di Accesso? Aperto 8 ore su 24 solo nel 14% dei casi. I medici di medicina generale – il cuore della riforma – sono i “grandi assenti”: si ritrovano in meno del 40% delle strutture. La maggior parte delle Case di Comunità non sono nuove strutture. Sono vecchi poliambulatori riclassificati nei database dove nulla è cambiato, se non il nome sulla carta intestata”.
E arriviamo a Pavia. Se nelle altre Asst, pur mettendo degli ostacoli (perché mai?, viene da chiedersi), l’accesso all’Istituto Mario Negri era stato concesso, in tre Aziende Sanitarie era accaduto l’impensabile:
“Intere aree si sono completamente sottratte al controllo. Tre Asst su 27 – Pavia, Rhodense, Valle Olona – non hanno autorizzato alcuna verifica in loco, pur rappresentando 1,5 milioni di abitanti, il 15% della popolazione”. -
Israele e i giornalisti uccisi volontariamente: l’accusa sul Washington Post

Il manifesto pubblicato dal Washington Post Sulle pagine del quotidiano statunitense Washington Post, ieri, è comparsa questa pagina che accusa Israele. Il testo recita più o meno così:
«Se guardi ai fatti dell’attacco… è impossibile dire che sia stato un errore.»
Il giornalista americano Dylan Collins, sopravvissuto a un attacco israeliano contro sette reporter
(Nella foto Dylan Collins dopo l’attacco del 13 ottobre 2023. (Hassan Ammar/AP))
Il 13 ottobre 2023, l’esercito israeliano ha aperto il fuoco contro un gruppo di sette reporter in un attacco a doppio colpo nel sud del Libano, uccidendo il giornalista della Reuters Issam Abdallah e ferendo altre sei persone, tra cui il cittadino statunitense Dylan Collins dell’Agence France-Presse.
I giornalisti erano appostati su una collina in pieno giorno. Indossavano tutti giubbotti con la scritta ben visibile «press» e si trovavano accanto a un’auto contrassegnata «TV». Le loro telecamere hanno trasmesso in diretta l’attacco a tre agenzie di stampa internazionali.
Indagini indipendenti condotte da gruppi per i diritti umani e da testate giornalistiche sono giunte alla stessa conclusione: Israele ha probabilmente condotto un attacco deliberato contro un gruppo di giornalisti chiaramente identificabili, un crimine di guerra secondo il diritto internazionale.
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Una mancetta per i senatori di centrodestra, o per tutti quanti (Centinaio, illuminaci)

Il senatore che distribuisce le mance “Fratelli di mancia”, ironizza nel titolo il quotidiano Il Foglio. E in effetti, si tratta proprio di una mancia: una bella mancia, visto che sono 500mila euro per ogni senatore di maggioranza che, senza alcun vero vincolo, il parlamentare di centrodestra può “regalare” s’immagina con destinazione sul suo territorio elettorale. Ora, io de Il Foglio solitamente di fido, ma non si sa mai. Chiedo a chi sa, ossia all’amico senatore Centinaio, se davvero anche lui ha a disposizione quella mancia, se di mancia si tratta, se vale per tutti i senatori o solo quelli appunto di maggioranza (e sarebbe cosa alquanto strana) e se è così, se si è già fatto un’idea su dove e come spenderla. Perché questa storia è davvero curiosa. Segue il testo dell’articolo de Il Foglio a firma del bravissimo Carmelo Caruso:
Si deve approvare la manovra e i senatori di maggioranza hanno il tesoretto, la dote: 500 mila euro per due anni.
Si tratta del Fondo parlamentare e in un messaggio arrivato ai senatori di FdI, Lega, Forza Italia ci sono le istruzioni per l’uso: 500 mila euro per ciascuno dei senatori per gli anni 2026 e 2027.
C’è anche come utilizzarli.
La parte corrente? “Contributi diretti a enti, associazioni (terzo settore)”.
La parte in conto capitale? “Infrastrutture (manutenzioni straordinarie e opere)”.
Precauzioni: “Preferibilmente destinati a non più di 2/3 soggetti”.
“Caro senatore di maggioranza, vuoi asfaltare la piazza del paesello elettorale? Nessun problema, ma ricordati che per “strade, piazze ponti e rotonde il progetto da finanziare sia dotato da Cup”.
Meloni ha chiuso Atreju dicendo che con noi “chiude la stagione degli sprechi, della mance elettorali per comprare il consenso”.
Gli sprechi sicuro, sulle mance non esageriamo.
Siamo sempre l’Italia generosa.
I genitori allungano la paghetta, i nonni la pensione e il senatore la mancetta.
Italia perfetta.Carmelo Caruso
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Dal governo soldi per la scuola pochi, consoliamoci (a Pavia) con i dati Invalsi

Il sito Openpolis ci ricorda questa mattina che l’Italia, sotto il profilo degli investimenti per la scuola (percentuale rispetto al Pil) è terz’ultima in Europa. Alla faccia del Paese che cresce e che investe.
I dati Istat sulla povertà in Italia mostrano che nel 2024 il 12,3% delle famiglie con figli era in povertà assoluta, quota che supera il 20% nei nuclei con almeno 3 minori. La vulnerabilità economica aumenta con il basso titolo di studio della persona di riferimento, riducendo l’accesso a lavori qualificati e con retribuzioni migliori, come confermato dai dati Istat sulle retribuzioni, che evidenziano anche divari di genere. Tali divari tendono a tramandarsi di generazione in generazione. Per questo investire in un’istruzione accessibile per tutti resta una leva imprescindibile per cercare di far uscire bambini e bambine, ragazzi e ragazze dalla trappola della povertà educativa. (cit. Openpolis) L’unico dato positivo, in questo scenario negativo, riguarda la preparazione degli studenti del capoluogo Pavia. Secondo i dati Invalsi elaborati (dato disponibile 2022), Pavia è il secondo capoluogo di provincia in Lombardia e il sesto in Italia. Consoliamoci così in attesa della nuova legge di bilancio e dei soldi destinati (oltre alle solite mance), all’acquisto di armi. Qui la tabella che riguarda la Lombardia sulla preparazione degli studenti del capoluogo (scuole medie).

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Parcheggi & commercianti: leggete Boatti e capirete il senso della questione

Oggi avrei voluto fare un post sulla questione parcheggi e commercianti a Pavia. Ma ha detto tutto Giorgio Boatti sulla Provincia Pavese. Leggete il suo commento.
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Manca il parcheggio? Ma no, mancano buona volontà e voglia di vendere

Ho provato a fare un esame di coscienza. A Pavia abito dal 1989 e conosco a fondo la città non fosse che il lavoro di giornalista (appunto, da quell’anno) e a Pavia ho sempre acquistato pochissimo. Il motivo di una scelta diversa, raramente, è stato per il problema del parcheggio. Piuttosto, perché – per le mie personalissime esigenze – la scelta, i prezzi, la disponibilità dei commercianti non sono mai stati tali da attirare la mia attenzione (fatti salvi, s’intende, alcuni casi specifici). I prezzi, ad esempio, sono un problema: a Pavia si spende mediamente di più rispetto a un normale acquisto on line o in un centro commerciale (ho ancora il ricordo di un prodotto informatico che costava il 30 per cento in più rispetto a un negozio on line); l’assortimento, è capitato molte volte di cercare un prodotto o la misura di un capo d’abbigliamento e scoprire che non era disponibile (ma lo trovavi nel centro commerciale a mezz’ora di auto); l’assenza di alcuni prodotti che si trovano solo in altri negozi fuori dal centro e spesso in città vicine. E poi, certo, il parcheggio, Ma l’unica vera soluzione, probabilmente, sarebbe quella immaginata già trent’anni fa, ossia un parcheggio multipiano, anzi due parcheggi multipiano, come più o meno troviamo in altre città simili a Pavia e nel resto d’Europa. Ma state certi, che se a Pavia, in centro, ci fosse il negozio che vende ciò che cerco, ad un prezzo giusto, con commessi competenti e gentili, beh, due passi a piedi si possono ben fare. E poi fanno bene alla salute. I pavesi, poi, sono cittadini noiosi, indisciplinati e pigri. Ieri sera, per andare a teatro, ho come sempre posteggiato alla “buca” e ho fatto due passi a piedi. Lungo il percorso, auto abbandonate in divieto da tutte le parti e mai che si veda un vigile. E il parcheggio regolare, invece, aveva ancora molti posti liberi. Prima di mettere gli striscioni, bisogna cambiare i pavesi: commercianti e clienti.
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Caccia ai sospetti grazie all’intelligenza artificiale (negli Usa ma anche in Italia)

L’articolo del Washington Post che racconta l’uso dell’Ai Nei vecchi romanzi gialli, c’era sempre il disegnatore, quello che sulla base delle descrizioni dei testimoni di un fatto, costruiva l’identikit del possibile responsabile. Ora, l’intelligenza artificiale, almeno negli Usa, ha soppiantato il disegnatore. In un articolo del Washington Post si racconta infatti che il dipartimento di polizia di Goodyear (Arizona) ha iniziato a usare immagini generate con l’AI, basato sulle descrizioni di vittime e testimonianze, al posto dei classici identikit disegnati a mano. Le immagini sono create inserendo in un modello di AI la descrizione del sospetto e poi modificando il risultato con l’aiuto del testimone, fino a ottenere un volto ritenuto somigliante. Il responsabile di queste immagini, Mike Bonesara, spiega che la tecnica è nata dopo un caso di sparatoria e che secondo lui i ritratti AI sono più realistici e colpiscono di più l’attenzione del pubblico rispetto agli schizzi tradizionali. In alcuni casi le immagini diffuse hanno portato a numerose segnalazioni e ad arresti, per esempio in un rapimento tentato e in un’aggressione. Diversi esperti, però, sollevano dubbi: non esistono ancora regole chiare su come usare questi ritratti ai fini investigativi o processuali, la tecnologia potrebbe introdurre nuovi errori e distorsioni, e in tribunale è più difficile interrogare l’attendibilità di un algoritmo che di un disegnatore umano. Alcuni sottolineano che anche i vecchi identikit basati solo sulla memoria delle testimonianze sono poco affidabili e che l’uso dell’AI rischia di amplificare questi limiti, pur mantenendo un forte impatto mediatico.
Anche in Italia la polizia di Stato sta utilizzando l’intelligenza artificiale per l’identificazione dei sospetti autori di reati. Il sistema è diverso da quello adottato negli Stati Uniti: infatti utilizza un sistema chiamato SARI (Sistema Automatico di Riconoscimento delle Immagini), che sfrutta algoritmi di intelligenza artificiale per il riconoscimento e l’identificazione facciale a fini investigativi. Questo sistema non “ricostruisce” i volti da zero, ma li confronta con un vasto database di immagini esistenti. Poi c’è sempre il vecchio passamontagna…
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Raccolta differenziata, i nuovi dati Ispra premiano soltanto i piccoli Comuni della provincia

Molti i Comuni bocciati Ma sono cittadini migliori? O sono migliori i loro sindaci e amministratori? Oppure è un insieme di questi due fattori che fa sì che alcuni Comuni siano più attenti alla gestione dei rifiuti e alla raccolta differenziata? Un’idea, conoscendo i sindaci, alcuni di persona, me la sono fatta: molto merito è dei sindaci e delle loro amministrazioni. Perché la raccolta differenziata è un piccolo problema organizzativo per chi, magari, ha una vita già complicata. E se segue le regole, è perché gli amministratori locali gli rendono semplice la procedura, perché riescono a coinvolgerli e, con il tempo, a farli diventare cittadini migliori.
Tutto questo per dire che l’Ispra, ossia l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ha pubblicato il rapporto 2025 proprio ieri. E dai dati del 2024, la provincia di Pavia, nel suo complesso – come si vede in questa tabella – è la seconda peggiore della Lombardia con una percentuale che non arriva al 60%. Soltanto Sondrio ci batte per scarsa attenzione ambientale.

I buoni esempi, i cattivi esempi
Ma in questa situazione che non ci rende orgogliosi, ci sono quattro buoni esempi: sono i quattro migliori Comuni della provincia: Travacò Siccomario (87,52% di raccolta differenziata), Torre d’Isola (86,57%), Codevilla (82,70%) e Pizzale (82,15%). Conosco personalmente due sindaci, intuisco che il merito di questo risultato sia in gran parte loro. E poi ci sono i quattro Comuni peggiori: Torricella, Montescano, Borgo Priolo e Menconico. Qui la percentuale di differenziata arriva appena sopra al 20%. Pavia capoluogo è 69esima, con il 60%, Vigevano 85esima con il 62% e infine Voghera è 98esima, con il 57%.
Qui la tabella con tutti i dati della provincia di Pavia con la classifica completa
La situazione nazionale
Sul fronte della raccolta differenziata il Mezzogiorno continua a ridurre il divario con Centro e Nord. In aumento il dato nazionale, che attesta la raccolta differenziata al 67,7%, con percentuali del 74,2% al Nord, del 63,2% al Centro e del 60,2% al Sud. Le percentuali più alte si registrano in Emilia-Romagna (78,9%) e in Veneto (78,2%). Seguono Sardegna (76,6%), Trentino-Alto Adige (75,8%), Lombardia (74,3%) e Friuli-Venezia Giulia (72,7%). Tra queste regioni, l’Emilia-Romagna è quella che fa registrare la maggiore progressione della percentuale di raccolta, con un incremento pari a 1,7 punti rispetto ai valori del 2023. Superano l’obiettivo del 65% anche Marche (71,8%), Valle d’Aosta (71,7%), Umbria (69,6%), Piemonte (68,9%), Toscana (68,1%), Basilicata (66,3%) e Abruzzo (65,7%).
Nel complesso, più del 72% dei comuni ha conseguito una percentuale di raccolta differenziata superiore al 65%. Nell’ultimo anno, l’89,7% dei comuni intercetta oltre la metà dei propri rifiuti urbani in modo differenziato. -
Stati Uniti, un Paese che non si riconosce più e che fa paura: sembra di essere in Iran

Il giovane americano che jha raccontato la sua storia Sul Washington Post si racconta la storia di Rosales, un ventenne nato negli Usa, la famiglia regolare di origine messicana, che torna a casa dal parco spaventato, a Chicago, perché per strada gli agenti dell’immigrazione fermano tutti quelli che hanno tratti somatici come i suoi. Ha appunto i tratti di un “latinos”, quindi il suo destino è di essere fermato, portato in una cella, magari per quattro o cinque giorni finché non sarà verificata la sua “regolarità”. Alla madre racconta che non andrà più al parco. I diritti, negli Stati Uniti, sono sospesi se non sei bianco. I giornalisti del Washington Post, in una bella pagina di alcuni giorni fa, raccontano la paura costante degli “stranieri” regolarissimi negli Usa, del terrore nel camminare per strada ed incontrare l’ICE (Immigration and Customs Enforcement), appunto la polizia dell’immigrazione. Ma che Paese sono diventati gli Stati Uniti? E noi, in Italia, vogliamo imitarli?
Racconta ancora il quotidiano statunitense in quella pagina che lo studente liceale Reggie Robles, cittadino statunitense che aveva recentemente subito un intervento al cuore, è scappato dagli agenti federali il 3 ottobre, dopo aver sentito voci di agenti che stavano facendo “sparire le persone”. Robles si è nascosto in una lavanderia a gettoni: “Ho sempre pensato che se mi fossi fatto gli affari miei e non avessi infranto nessuna legge, sarei stato al sicuro. Ora non lo so”. Un’altra donna, Maria Diaz, cittadina statunitense nata in Messico e arrivata negli Stati Uniti da bambina, è stata arrestata dopo un raid dell’ICE, sempre il 3 ottobre 2025, mentre andava al lavoro. Nonostante abbia detto agli agenti di essere cittadina statunitense, l’hanno arrestata e trattenuta per 12 ore prima di rilasciarla. Diaz è tornata al lavoro ma è “traumatizzata” e si sente ancora come se dovesse “guardarsi alle spalle”, tanto da considerare di lasciare Chicago.
Leggo da Open: “La nuova proposta dello U.S. Customs and Border Protection prevede la raccolta di un’ampia quantità di dati personali, inclusa la revisione fino a cinque anni della loro attività sui social. Protestano le associazioni del settore turistico. I viaggiatori provenienti da Paesi come Italia, Regno Unito, Francia, Germania, Corea della Sud e da tutte le altre nazioni aderenti al Visa Waiver Program potrebbero presto essere sottoposti a controlli molto più invasivi prima di entrare negli Stati Uniti. Una nuova proposta di U.S. Customs and Border Protection (C.B.P.), depositata nel Federal Register, prevede infatti la raccolta di un’ampia quantità di dati personali, inclusa la revisione fino a cinque anni della loro attività sui social media
Attualmente, chi viaggia nell’ambito del Visa Waiver può restare negli Stati Uniti fino a 90 giorni senza un visto, purché richieda online l’autorizzazione Esta, valida due anni e ottenibile fornendo informazioni di base e pagando una tariffa di 40 dollari. Con la nuova proposta, però, l’iter cambierebbe radicalmente, scrive il New York Times. Ai richiedenti potrebbe essere infatti chiesto di dichiarare tutti gli account social utilizzati negli ultimi cinque anni, gli indirizzi email dell’ultimo decennio e i dati anagrafici completi di familiari diretti, inclusi genitori, coniugi, fratelli e figli.
Ma che Paese sono diventati gli Stati Uniti?
