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    Lo Stato amico dei grandi evasori, ma la Regione severissima con quelli piccoli

    Se si tratta di incassare le tasse non pagate da imprese, commercianti, liberi professionisti e partite Iva varie, lo Stato, e in particolare la Lega, sono di manica larga. Per loro le tasse sono un “pizzo di Stato” e vai così che siamo un mondo davvero all’incontrario. Ma quando si tratta di “normali” cittadini, allora l’ente pubblico, in questo caso la Regione Lombardia, che dal centrodestra di manica larga nazionale è governata, allora non ha pietà. In questo senso si potrebbe commentare l’iniziativa della Cgil di queste ultime settimane sul pagamento dei ticket non saldati da parte di circa 20.000 cittadini. Molti dei quali, evasori inconsapevoli perché non del tutto informati sui diritti dell’esenzione.

    Una rapida sintesi, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale.

    • Contestazione del raddoppio: La Regione Lombardia ha imposto una sanzione amministrativa pari all’importo del ticket non pagato, raddoppiando di fatto la cifra dovuta. A differenza degli anni precedenti, questa sanzione non è annullabile nemmeno in caso di pagamento immediato.
    • Accanimento contro i cittadini: Lo SPI CGIL Lombardia definisce questo approccio un “inutile accanimento” contro i cittadini, spesso anziani e fragili, che potrebbero aver commesso errori in buona fede nel complicato meccanismo di autocertificazione dell’esenzione.
    • Problema di sistema: Il sindacato sostiene che il sistema di autocertificazione espone i cittadini all’errore e che spetterebbe alla Regione utilizzare i dati a sua disposizione (ATS, Agenzia delle Entrate) per attribuire correttamente i codici di esenzione, evitando disguidi come la confusione tra pensione bassa e pensione minima.
    • Supporto agli utenti: La CGIL e altre sigle sindacali (come la UIL) hanno invitato i cittadini che hanno ricevuto i verbali a non ignorarli, ma a rivolgersi alle proprie sedi territoriali per ricevere assistenza legale e supporto nella contestazione delle richieste.
    • Impegni non mantenuti: La CGIL ha criticato la legge regionale 17 dell’agosto 2022, ritenuta tardiva e lacunosa, e ha segnalato che gli impegni presi dalla Regione in passato per risolvere il problema non sono stati mantenuti. 

    In sintesi, la CGIL sta mobilitando i cittadini e offrendo supporto per contrastare legalmente le richieste di pagamento raddoppiate, puntando il dito contro un sistema regionale di accertamento che considera iniquo e incline a penalizzare gli errori in buona fede.

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    Pavia e la qualità della vita: siamo la provincia peggiore della Lombardia

    Non ve la sto a fare troppo lunga. Pavia ancora bocciata da una classifica. Stavolta dalla classifica sulla qualità della vita 2025 che stamane pubblica il quotidiano Il Sole 24 Ore che vi suggerisco di acquistare anche se non siete dei maniaci delle questioni finanziarie o economiche. Pavia, dunque, si piazza 56esima per qualità della vita perdendo ben 13 posizioni rispetto allo scorso anno. Nessuna sorpresa se in testa troviamo Trento, Bolzano e Udine. Lì, nel nordest, si vive meglio. Anche se ci trascorri soltanto una settimana di vacanza te ne rendi conto. Meglio di Pavia, in Lombardia, ci stanno Bergamo, Milano, Cremona, Lecco, Monza Brianza, Sondrio, Como, Brescia, Mantova, Varese e Lodi. Cioè, siamo ultimi. Tutti i dettagli, appunto, su Il Sole 24 Ore.

    Amen.

    Ps. All’amico di Facebook che dice che sembro goderci a parlare male di Pavia, ricordo che i numeri sono numeri. Poi ognuno ci fa le valutazioni che vuole. A Pavia voglio bene, ma accidenti, diamoci una mossa.

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    L’incubo di vivere in un brutto Paese. Una storia tristissima dagli States

    Il titolo del Los Angeles Times

    Ma voi vorreste vivere in un Paese del genere? Il sogno americano un par di ciufoli. E’ un incubo americano. La storia riportata nell’articolo del Los Angeles Times è la seguente, per punti.

    • L’accaduto: Any Lucia Lopez Belloza, una studentessa di 19 anni del Babson College, è stata fermata all’aeroporto di Boston mentre cercava di volare in Texas per il Ringraziamento e, nel giro di due giorni, è stata deportata in Honduras (paese che aveva lasciato all’età di 7 anni).
    • La motivazione ufficiale: L’agenzia per l’immigrazione (ICE) sostiene che esistesse un ordine di espulsione a suo carico risalente al 2015.
    • La difesa: L’avvocato della ragazza afferma che lei non era a conoscenza di tale ordine e che, secondo i documenti in loro possesso, il suo caso era stato chiuso nel 2017.
    • Violazione legale: La deportazione è avvenuta violando un ordine di emergenza emesso da un giudice federale, che aveva esplicitamente vietato al governo di trasferire la studentessa fuori dagli Stati Uniti per almeno 72 ore.
    • La situazione attuale: La ragazza si trova ora in Honduras con i nonni, devastata per essere stata separata dalla famiglia (rimasta negli USA) e per aver visto infrangersi il suo sogno di studiare economia.
    • Lopez Belloza, che ora si trova con i nonni in Honduras, ha detto al Boston Globe che non vedeva l’ora di raccontare ai suoi genitori e alle sorelle minori del suo primo semestre di studi in economia (business).

    “Quello era il mio sogno”, ha detto. “Sto perdendo tutto”.

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    Se vivi negli States non devi nascere tacchino (ma anche: tacchino, ma quanto mi costi?)

    Ogni mondo è paese e ogni quotidiano, per quanto importante sia, non riesce a negarsi un articolo trito e ritrito. Che per quello che mi riguarda, stavolta mi incuriosisce. Infatti, su Usa Today mi sono imbattuto sul classico paginone dedicato alla Festa del Ringraziamento (il 27 novembre). Sotto che profilo? Un classico di sempre: quanto ci costerà l’inevitabile cena con famiglia e amici più cari? O meglio, quanto ci costerà cucinare il tacchino secondo le regole Usa?

    I giornalisti hanno visitato negozi in tutto il paese per calcolare il costo degli ingredienti essenziali: tacchino surgelato (16 libbre), salsa di mirtilli (1 lattina), latte intero (1 pinta), burro non salato (1 libbra), preparato per torta di zucca (1 lattinaL’American Farm Bureau Federation ha condotto il suo 39° sondaggio annuale sui costi del Ringraziamento, rilevando una diminuzione del 5% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, i prezzi sono saliti del 19% dal 2021.​

    Secondo i dati del Bureau of Labor Statistics, i prezzi dei generi alimentari sono aumentati del 29% dal 2019, anche se sono rimasti sostanzialmente stabili nell’ultimo anno.​

    L’articolo cita diverse cause delle fluttuazioni: l’influenza aviaria che ha colpito milioni di galline e tacchini, riducendo l’offerta; le politiche agricole dell’amministrazione Trump che hanno riconosciuto la carenza di manodopera; e periodi di siccità negli stati produttori di mirtilli come Massachusetts, Wisconsin e Oregon), uova (1 dozzina), carote (1/2 libbra), sedano (1/2 libbra) e patate arrosto (1 libbra).​

    Le tre ricevute (regolarmente pubblicate) mostrano:

    • Venture Food Stores (Colchester, Kansas): $48,88
    • Giant (Washington, D.C.): $57,19
    • Publix (Royal Palm Beach, Florida): $28,87

      Insomma, si può cenare e non spendere neppure troppo, a condizione di non acquistare altre non se non il tacchino con tanto di contorno.

      La ricetta tradizionale per cucinare il tacchino nel Giorno del Ringraziamento

    • La ricetta tradizionale del tacchino del Ringraziamento americano prevede una preparazione relativamente semplice che enfatizza la succulenza e il sapore attraverso un burro aromatico alle erbe.
    • Ingredienti Base
    • Per un tacchino da 12-16 libbre (circa 5,5-7,5 kg):
    • Tacchino intero
    • 1 tazza di burro non salato ammorbidito
    • Aglio tritato (6-8 spicchi)
    • Erbe fresche: rosmarino, timo e salvia
    • Sale e pepe nero
    • 1 cipolla, 1 limone e 1 mela tagliati a spicchi
    • Verdure per la teglia: carote, sedano, cipolle
    • Preparazione Tradizionale
    • Marinatura (facoltativa): Molte ricette tradizionali prevedono una salamoia il giorno prima con sale kosher, zucchero di canna, brodo vegetale e spezie come pepe nero, bacche di pimento e chiodi di garofano.
    • Burro aromatico: Si prepara mescolando burro morbido con aglio tritato, erbe fresche tritate (rosmarino, timo, salvia), sale e pepe. Alcuni aggiungono scorza d’arancia grattugiata per un tocco agrumato.
    • Farcire la cavità: Si riempie l’interno del tacchino con cipolla, limone, mela e rametti di erbe fresche. Questo conferisce sapore dall’interno.
    • Preparare la pelle: Con le dita si solleva delicatamente la pelle del petto e si spalma il burro aromatico direttamente sulla carne. Il resto del burro viene spalmato su tutta la superficie esterna.
    • Cottura
    • Si preriscalda il forno a 325°F (circa 165°C). Il tempo di cottura è di circa 13-15 minuti per libbra, fino a raggiungere una temperatura interna di 165°F (74°C) nella parte più spessa della coscia.
    • Alcuni cuochi iniziano con una temperatura più alta (425°F per la prima ora con il tacchino capovolto, poi 325°F girato con il petto verso l’alto) per ottenere una doratura perfetta. Durante la cottura si spennella periodicamente con i succhi della teglia ogni 30 minuti.
    • Una volta cotto, il tacchino deve riposare coperto con carta stagnola per almeno 20 minuti prima di essere tagliato.
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    Ci spaventavano i maiali, ora ci preoccupano i polli. Il ritorno dell’aviaria

    Polli malati, una vignetta con l’Ai

    Se in provincia di Pavia (e in gran parte del Paese) abbiamo finalmente tirato un sospiro di sollievo per il crollo dei casi di peste suina, le infezioni e le malattie che riguardano le specie d’allevamento continuano a preoccupare. In queste ore, infatti, a spaventarci è il ritorno dell’aviaria.  Tra il 6 settembre e il 14 novembre 2025 scrivono le agenzie stampa – sono stati segnalati 1.443 casi di influenza aviaria ad alta patogenicità (Hpai) A(H5) negli uccelli selvatici in 26 Paesi europei. Come sottolinea l’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, si tratta di una quantità “quattro volte in più rispetto allo stesso periodo nel 2024 e il numero più alto dal 2016”. Nel corso di tale periodo gli uccelli acquatici in varie parti d’Europa sono stati fortemente infettati dall’Hpai, con casi rilevati anche in uccelli selvatici apparentemente sani, il che ha provocato una contaminazione ambientale diffusa. “Tra le varie misure urge rafforzare la sorveglianza ai fini di una diagnosi precoce e garantire una biosicurezza stringente negli allevamenti”, sottolinea l’ente, “onde prevenire l’introduzione dell’Hpai nei volatili domestici e la sua ulteriore diffusione negli allevamenti di pollame”.

    Per quello che riguarda l’Italia, e di conseguenza anche la provincia di Pavia, l’allarme appare concreto.  A commentare la situazione è Giovanni Filippini, direttore generale della Salute animale presso il ministero della Salute e commissario straordinario alla peste suina africana, in un’intervista pubblicata da Il Sole 24 Ore. ““L’aviaria è un’emergenza importante. Quasi tutti i Paesi Ue oggi sono alle prese con la gestione di focolai. Il virus quest’anno è arrivato in Spagna. Mentre in Italia è il Nordest l’area più a rischio. Siamo ormai di fronte a una vera e propria pandemia. Quasi tutti gli uccelli che sorvegliamo hanno il virus. In Italia siamo sopra i dieci allevamenti colpiti e abbiamo già abbattuto centinaia di migliaia di tacchini, polli e galline ovaiole”, dice Filippini. Il quale però rassicura che, in Italia, al momento non ci sono rischi per l’uomo: fino ad ora non ci sono stati casi di spillover (il salto di specie, che invece c’è stato negli Usa) e “la carne che mangiamo è sicura, sia quella italiana sia quella importata dai Paesi Ue che extra-Ue”.

    Per la situazione negli Usa, ecco la sintesi ottenuta grazie all’Ai. Negli Stati Uniti, la situazione attuale dell’influenza aviaria (soprattutto il ceppo H5N1) nel 2025 vede una diffusione significativa non solo tra gli uccelli selvatici e allevamenti avicoli, ma anche nello bestiame come i bovini da latte. Sono stati confermati diversi focolai indipendenti, con un numero stimato di oltre 1.000 allevamenti di bovini coinvolti in 18 stati, e un crescente numero di casi umani, principalmente lavoratori esposti a questi animali infetti. Dal 2024, sono stati segnalati circa 70 casi umani confermati negli USA, con una maggioranza di casi lievi e una mortalità molto bassa, anche se è stato registrato almeno un decesso umano recente attribuito a un ceppo raro H5N5.

    Lo spillover, cioè il salto del virus dagli animali all’uomo, si è verificato soprattutto in persone a stretto contatto con volatili domestici, bovini da latte e allevamenti avicoli. Non sono stati documentati casi di trasmissione da uomo a uomo fino ad ora, ma la situazione è attentamente monitorata dalle autorità sanitarie come i CDC. In California, dove è stato dichiarato lo stato di emergenza alla fine del 2024, si sono registrati numerosi cluster di virus con marcatori virali caratteristici dei ceppi locali.

    L’influenza aviaria H5N1 e ceppi correlati come H5N5 continuano a evolversi e a rappresentare una minaccia virologica rilevante per la salute animale e pubblica negli Stati Uniti, con misure di sorveglianza intensificate, soprattutto a livello di allevamenti, e monitoraggio continuo dei casi umani, in particolare tra lavoratori esposti agli animali infetti.

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    Pedoni, una vita spericolata e pericolosa. Lo sanno persino a Washington

    Vignetta realizzata con l’Ai

    Che sia una vita spericolata e pericolosa quella di pedoni e ciclisti nelle folle strade delle città di questo mondo (salvo pochi esempi da seguire), conferma persino una lettera pubblicata dal Washington Post proprio oggi e che fa riferimento a un’inchiesta del quotidiano Usa sulle troppe morti di pedoni negli Stati Uniti. Su questo blog ne abbiamo accennato in riferimento al progetto di rotatoria al Ponte Coperto. La lettera descrive come camminare per le strade di Washington D.C. sia diventato pericoloso e stressante a causa del comportamento irresponsabile degli automobilisti. L’autore sottolinea il problema dell’eccessiva velocità, della guida aggressiva e del mancato rispetto delle regole stradali, nonostante la presenza di sistemi di controllo e misure di sicurezza. Vi fa suonare qualche campanello? Secondo quanto riportato dalla direttrice del Dipartimento dei Trasporti di D.C., la maggior parte delle morti di pedoni è dovuta a comportamenti antisociali e spericolati difficili da risolvere solo con soluzioni tecniche. Scrive il lettore: “Molti automobilisti passano con il semaforo giallo e rosso. La guida spericolata e aggressiva è completamente fuori controllo. Vivo su Connecticut Avenue, circa un miglio a sud di Chevy Chase Circle. Chiaramente, molti considerano il tragitto casa-lavoro una gara. I grossi veicoli passeggeri sfrecciano su e giù per la strada, e camion e grandi veicoli commerciali aggiungono ulteriore caos. ll distretto dispone di autovelox, semafori agli attraversamenti pedonali e altre misure di sicurezza, ma è la mentalità del guidatore medio che deve cambiare. Il parcheggio in doppia fila è normale e gli indicatori di direzione sono raramente utilizzati”. Sembra di essere in Italia. Purtroppo, sulla sicurezza stradale, c’è ancora troppo da fare. Ecco la lettera completa.

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    Ponte Coperto e rotatoria, le ottime ragioni della Fiab e di chi difende bici e pedoni

    Ciclisti e pedoni sempre a rischio (Immagine generata con l’Ai)

    Le proteste della Fiab e i dubbi di alcuni consiglieri comunali sulla trasformazione dell’incrocio del ponte coperto in rotatoria hanno un senso. Non tanto per il progetto in sè, che pure è discutibile, ma per i precedenti di cui Pavia è specialista. Ci sono diverse rotatorie che sono diventate un pericolo per ciclisti e pedoni non fosse altro per il fatto, ormai consueto, che le strisce pedonali sono disegnate pochi metri dopo la rotatoria stessa, in uscita, mettendo in serio pericolo i pedoni. Va poi detto che nessuno, o quasi, rispetta il principio del dare la precedenza a chi è nella rotatoria, anche perché le mini-rotatorie sono difficili da interpretare. Esempi? La rotatoria di viale Ludovico il Moro, quella di viale Cremona (una follia), quella di via Solferino con Strada Paiola, e si potrebbe andare avanti.

    L’obiettivo è giustamente quello di rallentare la velocità delle auto (ma con le mini-rotatorie non avviene) e di evitare code semaforiche. Il tutto, spesso se non sempre, dimenticandosi pedoni e ciclisti. Ma dico, ai chi disegna questi progetti, si è mai provato ad attraversare le strisce in prossimità di una rotatoria? E ancora: avete mai visto un’automobilista rallentare in vista di un ciclista? E’ molto probabile che chi disegna le rotatorie si muova sull’auto di servizio o molto banalmente se ne freghi di pedoni e ciclisti. O sia allievo di chi ha disegnato la viabilità del parcheggio Carrefour.

    Pavia a colori ci piace, basta che il colore non sia rosso sangue.

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    Pavia, record negativo: i cittadini pagano la Tari più alta della Lombardia (3,6% di aumento in un anno)

    E’ stata pubblicato oggi il report di Cittadinanza Attiva sulla gestione dei rifiuti in Italia. Un dato su tutti: Pavia ha la Tari più alta della Lombardia, con una crescita di circa il 3,6 per cento rispetto allo scorso anno. Per quanto riguarda il dato nazionale, nel 2025, la spesa media nazionale per la gestione dei rifiuti urbani è pari a 340 euro all’anno, in aumento del 3,3% rispetto al 2024 (329 euro). Le tariffe crescono – in misura differente – in tutte le regioni, ad eccezione di Molise, Valle d’Aosta e Sardegna, e in ben 95 dei 110 capoluoghi di provincia. In Lombardia una famiglia paga in media 262 euro, un aumento del 3,1% rispetto ai 254 euro del 2024. Cremona è meno cara con una tariffa media di 196 euro.

    In crescita ovunque anche la raccolta differenziata, che nel 2023 si attesta al 66,6% dei rifiuti prodotti (era il 65,2% nel 2022), In Lombardia si attesta al 73,9%. Restano marcate le differenze territoriali, con il Nord dove la spesa media si attesta sui 290 euro l’anno e una raccolta differenziata che raggiunge il 73% dei rifiuti prodotti; segue il Centro dove le famiglie spendono in media 364 euro, mentre si differenzia il 62% dei rifiuti; sempre fanalino di coda il Sud con una spesa media di 385 euro l’anno e una raccolta differenziata ferma al 59%.

    Le regioni più economiche sono il Trentino-Alto Adige (224 €), la Lombardia (262 €) e il Veneto (290 €), mentre le più costose restano la Puglia (445 €), la Campania (418 €) e la Sicilia (402 €).
    Catania
    è il capoluogo di provincia dove si spende di più, 602 euro; Cremona quello più economico con 196 euro in media a famiglia.

    Pavia, la più cara

    Come detto, in Lombardia è Pavia ad avere il costo più alto della Tari, con 302 euro medi annui a famiglia rispetto ai 291 del 2024 e un aumennto, come detto, del 3,6 per cento. Questa la tabella di sintesi:

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    Gli Usa e il costo delle piattaforme come Disney+: in Italia meglio andare al cinema

    Piattaforme digitali sempre più care negli Usa (e con pessimi film)

    Netflix, Amazon Prime Video, Disney+, etc. etc., sempre più costosi con sempre minor qualità dei film. Non è la mia personale opinione, per quanto con frustazione cerchi, la sera, un film decente da guardare. E’ l’opinione che si sta diffondendo negli Stati Uniti, ossia dove le cose accadono prima che succedano da noi in Italia e in Europa. Due giorni fa, infatti, il Los Angeles Time titolava così un suo articolo: “Streaming services raise prices — and frustration”. All’interno di un lungo e dettagliato articolo si raccontava, citando la vicenda di una famiglia-tipo, come “Sei anni fa, quando Kate Keridan si è iscritta a Disney+, il costo era di 6,99 dollari al mese, offrendo alla sua famiglia l’accesso a centinaia di film come “Il Re Leone” e migliaia di episodi di serie TV, incluse quelle di Star Wars e programmi senza pubblicità. Ma da allora, il prezzo è salito a 17,99 dollari al mese. Questo è stato il colpo di grazia per Keridan, 46 anni, che ha raccontato come suo marito abbia annullato Disney+ il mese scorso”. I prezzi raddoppiano, infatti. Il Los Angeles Time precisa ancora: “Un tempo venduti a prezzi scontati, molte piattaforme hanno aumentato i prezzi a un ritmo che, secondo i consumatori, li frustra. Le società dell’intrattenimento, sotto pressione da parte degli investitori per aumentare i profitti, hanno giustificato gli aumenti con una maggiore offerta di contenuti — ma non sempre gli abbonati ne sono convinti. Secondo la società di consulenza Deloitte, i clienti stanno pagando in media 22 dollari in più al mese per i servizi di streaming video rispetto a un anno fa. Da ottobre, le famiglie statunitensi hanno speso in media 70 dollari al mese, rispetto ai 48 dollari dell’anno precedente”.

    E da noi? Da noi il prezzo di base di Netflix, per fare l’esempio della piattaforma più diffusa, dopo un primo aumento è rimasto sostanzialmente stabile, ma con l’aggiunta della pubblicità, mentre l’abbonamento senza pubblicità è salito regolarmente. Sky, invece, ha fatto una scelta di gestione dei vari pacchetti che ha confermato sostanzialmente i costi ma dando meno servizi dopo una prima fase “a manica larga”. In buona sostanza, la possibilità di applicare aumenti come avviene degli States è minima per gli operatori, perché la crisi del Paese fa sì che in presenza di aumenti, si abbandoni il servizio. Il vero problema resta quello della qualità dei film che vengono distribuiti. Troppi, mal realizzati, spesso fotocopie l’uno dell’altro. E, purtroppo, diffusi (quelli buoni) su varie piattaforme alle quali, per scegliere, bisognerebbe essere abbonati. La cosa migliore? Andare al cinema. Costa di più, ma ne vale la pena.

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    Fondamentalismi religiosi, un pericolo sempre troppo presente

    Prima sgombro il campo da errate valutazioni: credo fermamente che, in un Paese, ogni persona che ci vive possa professare la propria religione secondo il motto, mai invecchiato, di libera chiesa in libero stato. Ma quando la religione porta agli estremismi, e nel professarla si limitano le libertà degli altri (e in molti casi delle donne e di chi la pensa diversamente, oppure delle popolazioni che condividono il territorio), allora esiste un problema che va affrontato. Ha riguardato, e riguarda ancora la religione cattolica. Riguarda, sempre di più, altre professioni. Lo nota un commento de Il Foglio che, certamente, non ha simpatie per i musulmani e quindi va preso sempre con molta attenzione. Tuttavia, un articolo-commento dal titolo “Allah e la laicità. Un sondaggio francese smentisce i sociologi delle periferie e dell’integrazione”, mi ha fatto pensare. E ci deve far riflettere sul fatto che tutti i fondamentalismi, di ogni religione, compresa quella ebraica è sottointeso, sono un pericolo. Lo riporto integralmente, poiché si tratta di un pezzo di alcuni giorni fa e non penso di rubare il lavoro a nessuno.

    Nel suo “Lo scontro delle civiltà”, pubblicato nel 1996, Samuel P. Huntington teorizzò una “Rinascita dell’islam”. L’accademico americano usò la “r” maiuscola per sottolineare la profonda frattura che il fenomeno comportava, “al pari della Rivoluzione francese”. Ora un’indagine condotta in Francia dall’Ifop, l’Institut français d’opinion publique, offre nuove conferme alla tesi di Huntington e a quella di Gilles Kepel sulla “radicalizzazione dell’islam” rispetto all'”islamizzazione del radicalismo” di Olivier Roy. Tra il 1985 e il 2025, la Francia ha visto una completa trasformazione del panorama religioso e l’islam è l’unica religione con una crescita numerica e una dinamica ideologica ascendenti. La percentuale di musulmani è salita dallo 0,5 al 7 per cento, quella dei cattolici è scesa dall’83 al 43 per cento. L’80 per cento dei musulmani si identifica come religioso, rispetto al 48 dei cattolici. Due terzi dei musulmani frequentano ogni giorno, rispetto a meno di un quinto delle altre religioni. Tra il 1989 e il 2025, la frequentazione delle moschee è più che raddoppiata. Il 79 per cento si astiene dall’alcol. Metà rifiuta il contatto con una donna. Il 59 per cento tra 15 e 24 anni sostiene l’attuazione della sharia rispetto alla laicità. Il 38 per cento approva “tutte o parte delle posizioni islamiste”, il doppio rispetto al 1998. Tutto ciò che i sociologi hanno descritto per decenni come “malesse­re di periferia” o “mancanza di integrazione” appare in questo sondaggio sotto una luce più profonda: una frattura antropologica. Per anni la Francia si è raccontata che bastasse proclamare la laicità perché tutti l’abbraccìassero come una strada irreversibile. Ma la laicità si ritrova svuotata, incapace di competere con codici identitari pervasivi. Non è un dibattito teorico e il sondaggio non è una statistica, è una crepa occidentale profonda dove si sono infiltrati i Fratelli musulmani.