I saldi a Pavia, i conti in tasca al ceto medio e le chiacchiere del governo che sono a zero

I dati pubblicati oggi dalla Provincia Pavese mostrano (confermando che l’ottimismo dei mesi scorsi era mal fondato) come l’export pavese abbia subito un crollo del 7,7 per cento rispetto al 2024. I segnali che le cose vanno male, qui da noi e in tutto il Paese, lo dicono i numeri, come sempre, alla faccia della propaganda, perché di questo si tratta, dell’attuale governo (ma, nel passato, i governi di centrosinistra e berlusconiani non si erano comportati diversamente). I poveri sono poveri come prima, la classe media è più povera, i ricchi sono più ricchi. E così fai la coda per andare a sciare dove una giornata media a una famiglia costa tra i 300 e i 400 euro (elaborazione dall’intelligenza artificiale Gemini), magari devi spintonare per un capo di Armani, ma i negozi in periodo di saldi sono mezzi vuoti. Le famiglie, quelle “vere”, si fanno i conti in tasca e sono sicuro che tra qualche settimana tutti i commercianti pavesi si lamenteranno. Anche perché chi non ha soldi alla fine si affida ai “cinesi”: un paio di jeans, non di marca, costano un’ottantina di euro in centro a Pavia, in qualche store fuori città con venti euro li porti a casa. Ma queste sono chiacchiere del sottoscritto, che valgono qualche che valgono. Io mi appassiono ai numeri. Eccoli, da uno studio presentato dalla Cisl e da un articolo de Il Sole 24 Ore.
La ricchezza delle famiglie sotto i livelli del 2012
La ricchezza delle famiglie italiane negli ultimi 13 anni è cresciuta meno della media dell’area euro e ha perso il confronto con quella di tedeschi e francesi. I dati emergono dall’analisi della Fondazione Fiba di First Cisl sui dati forniti dalla Bce sulla ricchezza distribuita. Dal dicembre 2012 al giugno 2025 l’incremento della ricchezza in Italia è stato di circa il 20,6%, contro il 45,1% della Francia e il 108,2% della Germania, mentre la media dell’area euro si è attestata al 66,2 per cento. Considerando che nel periodo sotto la lente l’indice di rivalutazione monetaria è stato pari a 1,22, le famiglie italiane hanno perso circa il 2% di ricchezza in termini reali rispetto al 2012. La ricchezza netta delle famiglie italiane è pari nel 2025 a 10.991,5 miliardi di euro e rappresenta il 16,6% di quella dell’area euro, in discesa dal 22,9% del 2012. L’indebitamento delle famiglie italiane, invece, è pari a circa il 10,1% dell’area euro (792,3 miliardi su 7.825,5), ed è cresciuto nel periodo in esame del 13,3%, contro il 27,9% dell’area euro, il 39,5% della Germania e il 52,6% della Francia. La ricchezza per famiglia a fine 2012, pari a circa 375,6 mila euro, era più alta di quella delle famiglie francesi e tedesche (rispettivamente 325,1 e 228,5 mila euro), mentre a metà 2025 risulta inferiore (438,7 mila euro contro 442,2 mila dei francesi e 461,6 mila dei tedeschi). La società italiana «si va polarizzando: sulla base dei dati a metà 2025, il 50% della popolazione possiede appena il 7,4% della ricchezza, il 60% si ferma al 12%, mentre il 10% più ricco controlla il 59,9%. E il 5% più ricco detiene oltre il 49,4% della ricchezza totale. (fonte: Il Sole 24 Ore)
