cronaca
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La bicicletta carbonizzata che nessuno rimuove al Vallone (periferia dell’impero)

La bicicletta carbonizzata ai giardini Rodari Se fosse accaduto nel centro storico di Pavia, ci sarebbe stata prima un’alzata di scudi e poi il rapido intervento della polizia locale e quindi l’immediata azione dell’Asm. Ma poiché nella periferia della città la polizia locale si vede pochissimo (ci si lamenta della sosta selvaggia in centro, ma provate a dare un’occhiata a quello che succede nel resto di Pavia) e l’Asm compare solo negli orari di ritiro della differenziata, ormai da una decina di giorni questa che vedete qui sopra è la situazione ai giardini Rodari del Vallone. I residenti hanno segnalato l’abbandono di un bicicletta elettrica distrutta dalle fiamme, qualcuno (forse i vigili del fuoco?) ha pensato bene di posizionare un paio di bande di segnalazione, ma i resti carbonizzati (e pericolosi per qualche ragazzino troppo curioso) restano dove sono. Questo è tutto dalla periferia dell’impero.
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E anche stavolta bocciamo l’ex Necchi e lasciamo che Pavia naufraghi così

La pagina de La Provincia Pavese sul caso ex Necchi, articolo di Fabrizio Merli Ammetto, appena ho visto il titolo de La Provincia Pavese e ho letto il pezzo dell’amico e bravissimo collega Fabrizio Merli, ho avuto un déjà-vu. Perché il progetto della “radiale”, ossia della strada che dovrebbe collegare la zona di via Olevano-Mirabello con l’area Necchi trasformata dal progetto Supernova, è una storia vecchissima, che risale al vecchio piano regolatore e all’amministrazione Albergati. Anche allora, insieme alla famosa “rampa di Rampa”, si discusse di quella strada che secondo alcuni (e in effetti era un bel sospetto) avrebbe permesso, nella sua presunta inutilità viabilistica, di costruire altre case con la “scusa” del tracciato stradale. Ora, ricordando che allora il progetto fu bocciato, e scomparve (o magari ve n’è traccia nella documentazione urbanistica di allora e nei ricordi di qualche amministratore), mi vengono i brividi a pensare che il recupero dell’area ex Necchi sia ancora in discussione quando, all’epoca del vecchio Prg, fu cancellata l’ipotesi che lì si potesse insediare l’Ikea, soluzione che sollevò le proteste dell’associazione commercianti (come qualsiasi progetto che non riguardi l’orticello piccolo piccolo del centro storico). Oggi, dunque, scopriamo che anche questo intervento di recupero è a rischio perché un consigliere comunale non è contento, come non abbiamo avuto il parcheggio multipiano di via Oberdan perché un consigliere non era contento, come non abbiamo mai fatto un sacco di cose dicendo che siamo tutti fantasiosi progressisti e che ci piacerebbe non fare un parcheggio o recuperare un’area abbandonata, ma trasformare Pavia nel regno delle meraviglie. D’altro canto, “se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi” (cit.).
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Belpietro diffamò gli operatori delle Ong che salvavano vite, condannato (oplà)

Scrive Emergency sulla sua pagina Instagram: “Sulla copertina di Panorama, di cui era direttore, nel novembre 2022 Maurizio Belpietro aveva definito gli operatori delle ONG “I nuovi pirati”. Avevamo ritenuto titolo e immagine pubblicati non veritieri e offensivi del lavoro umanitario svolto da chi, nel Mediterraneo centrale, opera per soccorrere vite umane. Insieme ad altre organizzazioni, nel 2023 abbiamo presentato un esposto e nel 2025 ci siamo costituiti parte civile nel procedimento penale a suo carico. Oggi il Tribunale di Milano, nell’ambito del procedimento per diffamazione a suo carico, ha condannato Maurizio Belpietro al risarcimento, a titolo di provvisionale, in favore di Open Arms, EMERGENCY, Sea-Watch, SOS Mediterranee, Louise Michel, Mediterranea e AOI – Rete Nazionale. La nostra azione non ha nulla a che vedere con la pirateria: è un dovere morale e un obbligo di legge. La solidarietà non è un reato. Chi la diffama, chi offende, chi lancia accuse infondate e semina odio deve rispondere delle proprie azioni”.
Beh, il direttore era Maurizio Belpietro. Vi stupite? Peraltro l’attuale direttore de La Verità, dovrà risarcire a titolo di provvisionale con 10.000 euro Open Arms, Emergency e Sea-Watch, Sos mediterranee e Louise Michel, Mediterranea e con 7.000 euro AOI Rete Nazionale, per aver definito, come detto, “pirati” gli operatori delle Organizzazioni non governative in prima pagina su Panorama. Un bel po’ di soldi, ben spesi direi.
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Case di Comunità e verifiche terze, Asst Pavia vieta i controlli all’Istituto Mario Negri

Case di Comunità pavesi? Nessun problema per i controlli…. L’Istituto Mario Negri, che non è esattamente un covo di pericolosi comunisti bensì una fondazione milanese no profit per la ricerca, la formazione e l’informazione sulle scienze biomediche nata nel 1963, che ha svolto un monitoraggio sulla situazione delle Case di Comunità in Italia. Su Il Fatto Quotidiano si racconta come le verifiche svolte da 25 volontari all’inizio furono accolte tranquillamente dalle strutture, ma all’emergere dei primi dati, tutto fu reso più complicato e burocratico dalle Asst come a voler nascondere qualcosa. Le verifiche furono svolte anche in Lombardia, la regione messa meglio con 142 progetti su 204 portati a termine. Con qualche problema, però, che i volontari stavano accertando. Si legge nell’articolo: “l Punto Unico di Accesso? Aperto 8 ore su 24 solo nel 14% dei casi. I medici di medicina generale – il cuore della riforma – sono i “grandi assenti”: si ritrovano in meno del 40% delle strutture. La maggior parte delle Case di Comunità non sono nuove strutture. Sono vecchi poliambulatori riclassificati nei database dove nulla è cambiato, se non il nome sulla carta intestata”.
E arriviamo a Pavia. Se nelle altre Asst, pur mettendo degli ostacoli (perché mai?, viene da chiedersi), l’accesso all’Istituto Mario Negri era stato concesso, in tre Aziende Sanitarie era accaduto l’impensabile:
“Intere aree si sono completamente sottratte al controllo. Tre Asst su 27 – Pavia, Rhodense, Valle Olona – non hanno autorizzato alcuna verifica in loco, pur rappresentando 1,5 milioni di abitanti, il 15% della popolazione”. -
Israele e i giornalisti uccisi volontariamente: l’accusa sul Washington Post

Il manifesto pubblicato dal Washington Post Sulle pagine del quotidiano statunitense Washington Post, ieri, è comparsa questa pagina che accusa Israele. Il testo recita più o meno così:
«Se guardi ai fatti dell’attacco… è impossibile dire che sia stato un errore.»
Il giornalista americano Dylan Collins, sopravvissuto a un attacco israeliano contro sette reporter
(Nella foto Dylan Collins dopo l’attacco del 13 ottobre 2023. (Hassan Ammar/AP))
Il 13 ottobre 2023, l’esercito israeliano ha aperto il fuoco contro un gruppo di sette reporter in un attacco a doppio colpo nel sud del Libano, uccidendo il giornalista della Reuters Issam Abdallah e ferendo altre sei persone, tra cui il cittadino statunitense Dylan Collins dell’Agence France-Presse.
I giornalisti erano appostati su una collina in pieno giorno. Indossavano tutti giubbotti con la scritta ben visibile «press» e si trovavano accanto a un’auto contrassegnata «TV». Le loro telecamere hanno trasmesso in diretta l’attacco a tre agenzie di stampa internazionali.
Indagini indipendenti condotte da gruppi per i diritti umani e da testate giornalistiche sono giunte alla stessa conclusione: Israele ha probabilmente condotto un attacco deliberato contro un gruppo di giornalisti chiaramente identificabili, un crimine di guerra secondo il diritto internazionale.
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Una mancetta per i senatori di centrodestra, o per tutti quanti (Centinaio, illuminaci)

Il senatore che distribuisce le mance “Fratelli di mancia”, ironizza nel titolo il quotidiano Il Foglio. E in effetti, si tratta proprio di una mancia: una bella mancia, visto che sono 500mila euro per ogni senatore di maggioranza che, senza alcun vero vincolo, il parlamentare di centrodestra può “regalare” s’immagina con destinazione sul suo territorio elettorale. Ora, io de Il Foglio solitamente di fido, ma non si sa mai. Chiedo a chi sa, ossia all’amico senatore Centinaio, se davvero anche lui ha a disposizione quella mancia, se di mancia si tratta, se vale per tutti i senatori o solo quelli appunto di maggioranza (e sarebbe cosa alquanto strana) e se è così, se si è già fatto un’idea su dove e come spenderla. Perché questa storia è davvero curiosa. Segue il testo dell’articolo de Il Foglio a firma del bravissimo Carmelo Caruso:
Si deve approvare la manovra e i senatori di maggioranza hanno il tesoretto, la dote: 500 mila euro per due anni.
Si tratta del Fondo parlamentare e in un messaggio arrivato ai senatori di FdI, Lega, Forza Italia ci sono le istruzioni per l’uso: 500 mila euro per ciascuno dei senatori per gli anni 2026 e 2027.
C’è anche come utilizzarli.
La parte corrente? “Contributi diretti a enti, associazioni (terzo settore)”.
La parte in conto capitale? “Infrastrutture (manutenzioni straordinarie e opere)”.
Precauzioni: “Preferibilmente destinati a non più di 2/3 soggetti”.
“Caro senatore di maggioranza, vuoi asfaltare la piazza del paesello elettorale? Nessun problema, ma ricordati che per “strade, piazze ponti e rotonde il progetto da finanziare sia dotato da Cup”.
Meloni ha chiuso Atreju dicendo che con noi “chiude la stagione degli sprechi, della mance elettorali per comprare il consenso”.
Gli sprechi sicuro, sulle mance non esageriamo.
Siamo sempre l’Italia generosa.
I genitori allungano la paghetta, i nonni la pensione e il senatore la mancetta.
Italia perfetta.Carmelo Caruso
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Dal governo soldi per la scuola pochi, consoliamoci (a Pavia) con i dati Invalsi

Il sito Openpolis ci ricorda questa mattina che l’Italia, sotto il profilo degli investimenti per la scuola (percentuale rispetto al Pil) è terz’ultima in Europa. Alla faccia del Paese che cresce e che investe.
I dati Istat sulla povertà in Italia mostrano che nel 2024 il 12,3% delle famiglie con figli era in povertà assoluta, quota che supera il 20% nei nuclei con almeno 3 minori. La vulnerabilità economica aumenta con il basso titolo di studio della persona di riferimento, riducendo l’accesso a lavori qualificati e con retribuzioni migliori, come confermato dai dati Istat sulle retribuzioni, che evidenziano anche divari di genere. Tali divari tendono a tramandarsi di generazione in generazione. Per questo investire in un’istruzione accessibile per tutti resta una leva imprescindibile per cercare di far uscire bambini e bambine, ragazzi e ragazze dalla trappola della povertà educativa. (cit. Openpolis) L’unico dato positivo, in questo scenario negativo, riguarda la preparazione degli studenti del capoluogo Pavia. Secondo i dati Invalsi elaborati (dato disponibile 2022), Pavia è il secondo capoluogo di provincia in Lombardia e il sesto in Italia. Consoliamoci così in attesa della nuova legge di bilancio e dei soldi destinati (oltre alle solite mance), all’acquisto di armi. Qui la tabella che riguarda la Lombardia sulla preparazione degli studenti del capoluogo (scuole medie).

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Parcheggi & commercianti: leggete Boatti e capirete il senso della questione

Oggi avrei voluto fare un post sulla questione parcheggi e commercianti a Pavia. Ma ha detto tutto Giorgio Boatti sulla Provincia Pavese. Leggete il suo commento.
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Manca il parcheggio? Ma no, mancano buona volontà e voglia di vendere

Ho provato a fare un esame di coscienza. A Pavia abito dal 1989 e conosco a fondo la città non fosse che il lavoro di giornalista (appunto, da quell’anno) e a Pavia ho sempre acquistato pochissimo. Il motivo di una scelta diversa, raramente, è stato per il problema del parcheggio. Piuttosto, perché – per le mie personalissime esigenze – la scelta, i prezzi, la disponibilità dei commercianti non sono mai stati tali da attirare la mia attenzione (fatti salvi, s’intende, alcuni casi specifici). I prezzi, ad esempio, sono un problema: a Pavia si spende mediamente di più rispetto a un normale acquisto on line o in un centro commerciale (ho ancora il ricordo di un prodotto informatico che costava il 30 per cento in più rispetto a un negozio on line); l’assortimento, è capitato molte volte di cercare un prodotto o la misura di un capo d’abbigliamento e scoprire che non era disponibile (ma lo trovavi nel centro commerciale a mezz’ora di auto); l’assenza di alcuni prodotti che si trovano solo in altri negozi fuori dal centro e spesso in città vicine. E poi, certo, il parcheggio, Ma l’unica vera soluzione, probabilmente, sarebbe quella immaginata già trent’anni fa, ossia un parcheggio multipiano, anzi due parcheggi multipiano, come più o meno troviamo in altre città simili a Pavia e nel resto d’Europa. Ma state certi, che se a Pavia, in centro, ci fosse il negozio che vende ciò che cerco, ad un prezzo giusto, con commessi competenti e gentili, beh, due passi a piedi si possono ben fare. E poi fanno bene alla salute. I pavesi, poi, sono cittadini noiosi, indisciplinati e pigri. Ieri sera, per andare a teatro, ho come sempre posteggiato alla “buca” e ho fatto due passi a piedi. Lungo il percorso, auto abbandonate in divieto da tutte le parti e mai che si veda un vigile. E il parcheggio regolare, invece, aveva ancora molti posti liberi. Prima di mettere gli striscioni, bisogna cambiare i pavesi: commercianti e clienti.
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Caccia ai sospetti grazie all’intelligenza artificiale (negli Usa ma anche in Italia)

L’articolo del Washington Post che racconta l’uso dell’Ai Nei vecchi romanzi gialli, c’era sempre il disegnatore, quello che sulla base delle descrizioni dei testimoni di un fatto, costruiva l’identikit del possibile responsabile. Ora, l’intelligenza artificiale, almeno negli Usa, ha soppiantato il disegnatore. In un articolo del Washington Post si racconta infatti che il dipartimento di polizia di Goodyear (Arizona) ha iniziato a usare immagini generate con l’AI, basato sulle descrizioni di vittime e testimonianze, al posto dei classici identikit disegnati a mano. Le immagini sono create inserendo in un modello di AI la descrizione del sospetto e poi modificando il risultato con l’aiuto del testimone, fino a ottenere un volto ritenuto somigliante. Il responsabile di queste immagini, Mike Bonesara, spiega che la tecnica è nata dopo un caso di sparatoria e che secondo lui i ritratti AI sono più realistici e colpiscono di più l’attenzione del pubblico rispetto agli schizzi tradizionali. In alcuni casi le immagini diffuse hanno portato a numerose segnalazioni e ad arresti, per esempio in un rapimento tentato e in un’aggressione. Diversi esperti, però, sollevano dubbi: non esistono ancora regole chiare su come usare questi ritratti ai fini investigativi o processuali, la tecnologia potrebbe introdurre nuovi errori e distorsioni, e in tribunale è più difficile interrogare l’attendibilità di un algoritmo che di un disegnatore umano. Alcuni sottolineano che anche i vecchi identikit basati solo sulla memoria delle testimonianze sono poco affidabili e che l’uso dell’AI rischia di amplificare questi limiti, pur mantenendo un forte impatto mediatico.
Anche in Italia la polizia di Stato sta utilizzando l’intelligenza artificiale per l’identificazione dei sospetti autori di reati. Il sistema è diverso da quello adottato negli Stati Uniti: infatti utilizza un sistema chiamato SARI (Sistema Automatico di Riconoscimento delle Immagini), che sfrutta algoritmi di intelligenza artificiale per il riconoscimento e l’identificazione facciale a fini investigativi. Questo sistema non “ricostruisce” i volti da zero, ma li confronta con un vasto database di immagini esistenti. Poi c’è sempre il vecchio passamontagna…
