Città e Paesi
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Festival della fotografia etica: un dubbio

In coda alla biglietteria Ci sono scelte obbligate. Almeno per alcuni. Per quelli che vogliono sapere (o approfondire). Una delle scelte possibili, se non appunto obbligate, è il Festival della fotografia etica di Lodi. Il prossimo fine settimana sarà l’ultimo possibile per visitare la rassegna che comprende, tra l’altro, il World Press Photo. Indetto dalla World Press Photo Foundation, il concorso internazionale di fotogiornalismo e fotografia documentaria più conosciuto al mondo, quest’anno celebra il suo 70° anniversario. Lodi è stata l’unica città lombarda ad ospitare una tappa del suo tour itinerante che porterà la mostra in oltre 60 location nel mondo. Quasi 150 immagini che arrivano dai 5 continenti per raccontare storie incredibili. E proprio da qui voglio partire, con alle spalle l’esperienza di diversi World Press visitati in questi anni. Ho avuto l’impressione che la capacità di racconto dei fotografi delle grandi tragedie che attraversano il mondo in questi anni sia stata inferiore al solito. E a confermarlo, sempre secondo una personalissima opinione, il fatto che una delle mostre del Festival, ossia “Yugoslavia: atto finale: a trent’anni dal genocidio di Srebrenica”, fosse dal punto di vista delle forza delle immagini, della capacità di drammatico racconto, due gradini sopra persino alle fotografie dedicate al genocidio di Gaza. Magari sbaglio, magari è stata una mia personale ed erronea valutazione.
Troppe code
L’altro aspetto davvero negativo del Festival sono le code. Domenica 19, pur essendo arrivato alle 9.30, orario di apertura, ho evitato la coda per entrare in ogni singola mostra, solo al World Press. Ma anche lì, come in tutte le altre mostre, coda di dieci, venti minuti, tutti accalcati per vedere le fotografie, qualche spinta, l’impossibilità di ragionare davanti alle immagini. C’è troppa gente, in tutta la giornata di domenica, e questo evento così partecipato rovina un po’ l’interesse per il meglio della fotografia di fotogiornalismo (etico, ovviamente). Per godersi il lavoro di un fotografo, la soluzione migliore resta sempre la singola mostra, del singolo progetto. Ma non si può avere tutto. E poi andare a Lodi, per questo Festival, è anche un atto di salute mentale: ci ricorda che, fuori da qui, dai nostri confini, il mondo continua a soffrire, si continua a morire, l’ingiustizia la fa da padrona.

Foto di Cinzia Canneri Se poi qualcuno avesse un dubbio su cosa vedere assolutamente, la mostra che mi ha convinto di più è stata “Women’s Bodies As Battlefields: corpi di donne come campi di battaglia” dell’italiana Cinzia Canneri. Uno struggente bianco e nero per un’altra struggente storia di donne.
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La fregatura del mezzo pubblico

Per una serie di ragioni, sono andato a Milano un po’ di volte con mia moglie. In centro. Mi sono chiesto se fosse meglio utilizzare il mezzo pubblico o l’automobile privata, al di là della comodità. Probabilmente, questo è un ragionamento già fatto da altri, ma vale la pena ripeterlo con l’aiuto dell’Ai e le opportune correzioni (perché l’intelligenza artificiale ne “cicca” di dati). Ecco cosa di sintetizza l’Ai per il percorso in auto:
Quindi, per il viaggio di andata e ritorno con sosta di un’ora e pagamento Area C, il costo complessivo è di circa 17-18 euro, secondo il tipo di carburante e la zona di parcheggio privilegiata.
Poi, ieri, siamo andati a Milano utilizzando quasi solo i mezzi pubblici:
Auto fino al parcheggio della stazione: costo 6 euro per la sosta. Poi 17,16 euro per il treno andata e ritorno. Complessivamente, dunque, 23,16 centesimi.
Avremmo potuto utilizzare l’autobus cittadino invece dell’auto in sosta alla stazione, ma il costo sarebbe stato uguale. Vediamo ora i tempi di percorrenza. Utilizzando l’auto:
Il tempo di percorrenza in auto da casa tua a Pavia fino a via Montesanto a Milano, partendo alle ore 13, è di circa 45-50 minuti. Vanno aggiunti 5/10 minuti per parcheggiare.
Utilizzando auto (parcheggio alla stazione) e treno (tempo verificato avendo scelto questa opzione):
Risultato: partendo alle 13 con l’auto da casa tua puoi essere in via Montesanto intorno alle 14:25-14:30, utilizzando la S13 e parcheggiando all’arrivo alla stazione di Pavia. Quindi 1 ora e 25 minuti.
Ma se utilizzassi solo mezzi pubblici? Ecco:
Partendo alle 13 da casa, puoi essere in via Montesanto intorno alle 14:15-14:20 usando solo bus e S13.
Questo dato è da verificare, ma può essere vero se corrispondono gli orari del bus con quelli del treno relativamente all’orario in cui devo essere a Milano.
In ogni caso, in auto ci si mette meno tempo e si spende la stessa cifra con i mezzi pubblici. La convenienza c’è soltanto se si viaggia singolarmente. Insomma, per i single vita facile, per coppie e famiglie il mezzo pubblico è troppo, troppo costoso. Bisogna essere ricchi per essere ecocompatibili. -
L’aiuto ai soliti furbi (del catasto)

La proposta della Lega per la legge di bilancio nazionale in approvazione in queste ore al consiglio dei ministri alla fine premierà i soliti furbi. Perché non bastano le – chiamiamole così- buone intenzioni verso la propria fascia di elettorato (economicamente medio-bassa), ma bisogna prima capire gli effetti delle decisioni che si vogliono prendere. La proposta della Lega recità occhio e croce così: per la Legge di Bilancio 2026, ha proposto l’esclusione completa della prima casa dal calcolo dell’Isee, sostenendo la necessità di non penalizzare chi possiede immobili di abitazione nell’accesso ai bonus come l’Assegno Unico e altre misure di welfare. La proposta punta a escludere dal calcolo dell’Isee tutte le prime case fino a un valore catastale di 100.000 euro. Oggi il sistema già prevede una franchigia di 52.500 euro; l’iniziativa della Lega prevedrebbe un’esclusione totale almeno sotto soglia, lasciando eventuali seconde case e altri immobili completamente conteggiati. La modifica, se approvata entro fine 2025, entrerebbe in vigore dal 2026 e amplierebbe il numero dei beneficiari di prestazioni legate all’Isee, con impatto diretto sull’accesso a numerose agevolazioni e bonus sociali.
Potrebbe anche avere un senso, ma a condizione che i valori catastali delle abitazioni fossero aggiornati. In gran parte dei Comuni italiani non lo sono e quindi si rischia di favorire, per fare un esempio banale, chi ha un immobile di pregio con reddito basso ma quell’immobile è censito ancora, magari, come una casa in fascia A3. Come per l’evasione fiscale, i benefici rischiano di scivolare via da chi ne avrebbe davvero bisogno a favore di chi invece magari ricco non è certamente, ma può anche farne a meno. Sulla base delle ricognizioni dell’Agenzia delle Entrate e delle attività di controllo del 2025, si stima che vi siano almeno 1,2-2 milioni di immobili non censiti oppure “fantasma”, mai registrati al catasto o irregolari rispetto alle dichiarazioni catastali. Queste unità comprendono fabbricati rurali, abitazioni abusive, ampliamenti non dichiarati e costruzioni sconosciute al fisco in seguito ai controlli incrociati tra ortofoto satellitari, cartografie catastali e documentazione di lavori recenti.
La situazione di Pavia
Due abitazioni su tre delle 46.541 che a tutto il 2023 componevano la consistenza di immobili privati a Pavia sono classificate nella categoria catastale A3, quella cioè che identifica le «abitazioni di tipo economico», ovvero fino a 100 metri quadrati e 5 vani, con finiture non di lusso. Una percentuale elevata rispetto alla media dei capoluoghi italiani (che è del 40% circa), almeno in parte legata al fatto che il patrimonio immobiliare è particolarmente vecchio: basti pensare che – qui il dato è provinciale, ma applicabile a Pavia città – il 60% delle case è stato costruito prima del 1972 e il 18% addirittura prima del 1945, mentre gli alloggi classificati nelle categorie energetiche G e F, quelle peggiori dal punto di vista dei consumi (in genere sono anche le case più vecchie) sono oltre l’80%.
poche case in a2.
Se nella A3 figurano 30.201 case, nella categoria A2, che identifica «abitazioni di tipo civile» (superficie oltre i 100 metri quadrati, numero di vani catastali superiore a 5.5; presenza di due bagni; finiture di pregio) sono 7.997, vale a dire il 17% del totale, una quota decisamente inferiore alla media dei capoluoghi (40%).
Rientrare nella categoria A3 comporta rendite catastali enormemente più basse rispetto alla A2, anche se la reale differenza qualitativa tra due abitazioni che figurano in una categoria o nell’altra a volte non è così evidente: se la rendita catastale media a Pavia delle abitazioni in A3 è pari a 421 euro (con una media di 85 metri quadrati di superficie), per quelle in A2 si passa a ben oltre il doppio, e cioè 986 euro (ma la superficie media sale a 132 metri quadrati).
E la rendita impatta ovviamente sull’Imu (è quella la base di calcolo dell’imposta), il cui acconto per il 2025 va pagato entro il 16 giugno, con l’aliquota base che a Pavia sulle abitazioni è stata confermata all’1,06% (0,96% per se affittata o data in comodato): naturalmente il discorso vale solo per le seconde case nelle categorie A2 e A3, perché come è noto le uniche abitazioni principali, cioè dove si ha la residenza, per le quali va pagata l’imposta comunale sono quelle classificate in A1 (abitazioni signorili, a Pavia la rendita media è di 3.118 euro, con superficie media che sfiora i 400 metri quadrati), A8 (Ville, e qui la rendita sale a 3.776, la superficie media a 426 metri) e A9 (Castelli, palazzi storici e di pregio), assenti però sul territorio comunale. L’aliquota è dello 0,6% e si tratta comunque di una quota risibile del totale degli immobili: appena 58 (52 in A1 e 6 in A8), pari allo 0,12%.
a4 e a7.
La terza categoria di abitazioni più numerosa è la A4 (abitazioni popolari), presente a Pavia in 5.091 unità e in questo caso la rendita media scende a 158 euro (66 metri quadrati la superficie media), mentre la quarta è quella delle abitazioni in villini (A7): ce ne sono 2.930, la rendita media risale fin quasi al livello delle A2 (883 euro) e la superficie media a 156 metri.421 euro (85 mq), mentre le abitazioni in categoria A2 sono circa la metà come numero ma con rendita media di 986 euro (132 mq). Gli immobili di maggior prestigio (A1 e A8) sono solo 0,12% del totale, con rendite e superfici medie molto alte. L’aliquota IMU è confermata all’1,06% sulle abitazioni, 0,96% se affittata o data in comodato, mentre per le abitazioni principali (A1/A8/A9) l’aliquota è 0,6%. Il Comune di Pavia ha avviato nel 2025 la revisione degli strumenti urbanistici che includono anche la ridefinizione dei valori di riferimento per le trasformazioni immobiliari, ma al momento non risulta una revisione generalizzata e completata dei valori catastali di tutti gli immobili a livello comunale. È stato invece avviato il procedimento di redazione del Nuovo Documento di Piano del Piano di Governo del Territorio (PGT) con deliberazione della Giunta Comunale n. 204 del 31 marzo 2025, aprendo fino a maggio 2025 la possibilità di presentare proposte e osservazioni da parte dei cittadini e degli operatori. Gli aggiornamenti catastali a Pavia seguono quindi soprattutto le varianti urbanistiche, gli interventi edilizi significativi e le disposizione nazionali per chi ha eseguito lavori incentivati o significativi lavori di ristrutturazione (questa ultima parte è fonte La Provincia Pavese). -
Il sentiero interrotto (Parco, ci sei?)

Il cedimento 
Il percorso C’è un bel sentiero circolare, di poco meno di sette chilometri, che è molto frequentato, anche nel periodo autunnale e persino invernale. E’ quello che parte dalla zona di via Grumello, poco distante da viale Cremona, che scende già in strada Scagliona, e poi va a Ticino, costeggiandolo per un paio di chilometri per poi risalire tra i campi fino a via Francana e via degli Abati fino a tornare a via Grumello. Si trovano, lungo il percorso, sia i runner sia i proprietari di cani, sempre educatissimi, persone che vogliono solo farsi una passeggiata, e camminatori a passo lesto. Qualche contadino, a volte, camion pieni di sabbia nell’ultimo tratto. Dopo via Francana, nella parte sotto gli alber dopo l’azienda florovivaistica, il sentiero è letteralmente crollato, impedendo il passaggio (adesso, in periodo asciutto), solo alle biciclette, ma con l’arrivo delle piogge anche a piedi sarà pericoloso perché in pendenza e scivoloso. Peraltro, a ogni pioggia, il fossato si scava di più. E’ da mesi in queste condizioni. A chi tocca sistemare? Al Parco del Ticino? Ai proprietari dei terreni? E’ uno dei pochi percorsi tranquilli in città, lasciarlo andare sarebbe una pessima idea.
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Albania, dalla piramide di Hoxha
Dell’Albania ci sarebbe tantissimo da raccontare e da pubblicare. Ma, come sempre, tutti hanno già fotografato e raccontato. Il problema, per chi come me legge tantissimo e guarda le immagini realizzate dagli altri (nella maggior parte più bravi di me), è la sensazione del “già fatto” che uno si porta dietro. Cercherò di superarla con qualche scatto che ho realizzato durante il nostro viaggio in auto tra Croazia e Albania. E ritorno dall’Italia. Qui, una vista curiosa della moschea Namazgâh di Tirana, grazie ad una colorata prospettiva trovata dall’alto della piramide dedicata a Enver Hoxha, il leader storico dell’Albania comunista.

La moschea Namazgâh di Tirana dalla piramide di Hoxha - Città e Paesi, Fuji X Series, Guardare, Maschere di luminanza, Paesaggi, Photoshop, Post produzione, Prospettive, Tecnica fotografica, Viaggiare
Val d’Orcia, paesaggio
Ok, lo ammetto. C’è stato un ritocchino in post produzione. Non me ne vogliate, ma dopotutto uno fotografa anche per divertirsi. E non credo che non ci sia niente di male, almeno non troppo, specie se lo si ammette. Beh, insomma, questo è il paesaggio che ci si trova (o che ci si vorrebbe trovare) davanti viaggiando in Val d’Orcia. Che dite? Non vale la pena farci un salto una volta o l’altra?

Paesaggio della Val d’Orcia -
Bagno Vignoni, scimmie
Le scimmie. Le scimmie che guardano lo smartphone. Una bella immagine, non la fotografia che ho scattato ma il senso dell’opera d’arte che abbiamo scoperto durante il viaggio in Val d’Orcia, dove peraltro ci sono delle meravigliose acque termali. Cito dall’Ansa: “Nella vasca termale del centro storico di Bagno Vignoni, l’opera di Emanuele Giannelli con l’installazione di 18 ‘Monkey’, le scimmie-selfie o munite di oggetti tecnologici che scimmiottano gli atteggiamenti umani, beffandosi dell’osservatore e mettendo in guardia dal rischio di alienazione mentale che deriva da gesti come farsi foto con lo smartphone”.

Le scimmie di Emanuele Giannelli - Architettura, Città e Paesi, Fuji X Series, Maschere di luminanza, Post produzione, Prospettive, Tecnica fotografica, Viaggiare
La stazione di Lisbona
La stazione di Lisbona Oriente (in portoghese estação de Lisboa-Oriente), conosciuta anche come stazione d’Oriente (gare do Oriente) o stazione intermodale di Lisbona (gare intermodal de Lisboa), è la stazione ferroviaria principale di Lisbona in Portogallo e nodo cruciale di tutta l’infrastruttura dei trasporti dell’area metropolitana di Lisbona. Ed è stato anche il primo luogo del Portogallo che ho fotografato arrivato in aeroporto appunto a Lisbona. Anche qui, come in altri casi, il cielo e le nuvole hanno aiutato a creare un’immagine accattivante, come le linee ardite dell’edificio.
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Un paesaggio da favola
Dicevo, nel post precedente, che anche quelli non proprio bravissimi con la fotografia paesaggistica, a volte non faticano a raccontare un luogo con le immagini quando quel luogo è meraviglioso di suo. In Trentino, in una giornata fredda ma soleggiata, con le nuvole al posto giusto, persino un terrificante controluce può diventare un’ottima opportunità per documentare quel territorio. Un po’ di necessaria “rettifica” in post produzione per recuperare le ombre, e poi queste Dolomiti sullo sfondo che presto – la camminata è appena iniziata – raggiungeremo.
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Appena sbarcati ad Ischia
Lo so. Ischia è luogo di paesaggi. Percorri le strade dell’isola e appena lo sguardo arriva al mare, è uno spettacolo. Bisogna essere dei bravi fotografi, appunto di paesaggio, per raccontare Ischia e le sue coste, ma anche le sue piccole montagne. Io non sono un bravo fotografo di paesaggi. Non so neppure se sono, in generale, un bravo fotografo. Quindi, nei tre giorni di vacanza, fotografo, come capita un po’ a tutti, quel che mi trovo davanti. E mi incuriosisce. Come il taxi, chiamiamolo così, fermo lungo la strada, con dentro un tassista che aspetta paziente e forse un collega che, nel sedile posteriore, attende a sua volta che qualcosa capiti. E’ settembre, non c’è frenesia, Ischia è persino vivibile senza fretta e fatica, e spintoni, e luoghi troppo affollati.


