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La serata speciale di musica, con Paolo ed Edward sul palco a fare comunità

Il concerto di Paolo Pieretto ed Edward Abbiati Inizio male, come al solito. Premetto subito che quel genere musicale non è ciò che si dice my cup of tea. Io suono (come posso e quando posso, cit.) e ascolto quasi soltanto jazz e quindi va da sè che cantautorato, rock e pop non attirano quasi mai la mia attenzione (a condizione che non siano Pino Daniele, Guccini e il De Gregori del tempo che fu). Eppure, l’altra sera, a San Martino Siccomario, al teatro Mastroianni, la serata-concerto dell’amico Paolo Pieretto e di Edward Abbiati – con tanto di ospiti e chiacchierate varie – è stata davvero speciale. Al di là del fatto che, da musicista, sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla cura degli arrangiamenti, dall’intensità del suonare e dalla partecipazione del pubblico, quel che si è colto era un senso di comunità (è stato anche sottolineato) che solo certa musica con certe persone riesce ad ottenere. Non è stato un caso che ci fosse l’onnipresente e secondo alcuni onnisciente Daniela Bonanni, che sullo sfondo ci fosse il sostegno a una associazione di volontari, che il Comune avesse concesso gratuitamente la sala. Eppoi, come ha fatto notare Paolo, c’è bisogno di musica, di spazi per farla, di amministrazioni comunali che si “sbattano” per creare occasioni e luoghi. Pavia è ancora orfana di Spazio Musica, anche se Paolo Pieretto, a modo suo, l’ha fatta rivivere come ha potuto. Il giorno in cui Spazio riaprirà i battenti da qualche parte in città, e non in luogo distante in periferia, il dado sarà tratto. Fare musica e creare luoghi per la musica è più utile, per una buona società, di un paio di pattuglie messe in strada il sabato sera. Sempre che servano a qualcosa. E come dice sempre un mio amico: buona musica a tutti.
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L’incubo di vivere in un brutto Paese. Una storia tristissima dagli States

Il titolo del Los Angeles Times Ma voi vorreste vivere in un Paese del genere? Il sogno americano un par di ciufoli. E’ un incubo americano. La storia riportata nell’articolo del Los Angeles Times è la seguente, per punti.
- L’accaduto: Any Lucia Lopez Belloza, una studentessa di 19 anni del Babson College, è stata fermata all’aeroporto di Boston mentre cercava di volare in Texas per il Ringraziamento e, nel giro di due giorni, è stata deportata in Honduras (paese che aveva lasciato all’età di 7 anni).
- La motivazione ufficiale: L’agenzia per l’immigrazione (ICE) sostiene che esistesse un ordine di espulsione a suo carico risalente al 2015.
- La difesa: L’avvocato della ragazza afferma che lei non era a conoscenza di tale ordine e che, secondo i documenti in loro possesso, il suo caso era stato chiuso nel 2017.
- Violazione legale: La deportazione è avvenuta violando un ordine di emergenza emesso da un giudice federale, che aveva esplicitamente vietato al governo di trasferire la studentessa fuori dagli Stati Uniti per almeno 72 ore.
- La situazione attuale: La ragazza si trova ora in Honduras con i nonni, devastata per essere stata separata dalla famiglia (rimasta negli USA) e per aver visto infrangersi il suo sogno di studiare economia.
- Lopez Belloza, che ora si trova con i nonni in Honduras, ha detto al Boston Globe che non vedeva l’ora di raccontare ai suoi genitori e alle sorelle minori del suo primo semestre di studi in economia (business).
“Quello era il mio sogno”, ha detto. “Sto perdendo tutto”.
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Voglio andare a vivere negli States (ma mi servirebbero 110 milioni di dollari)

L’annuncio sul Los Angeles Times E poi dicono che c’è la crisi negli States. Una delle cose più divertenti che trovo nella lettura del Los Angeles Times sono gli annunci immobiliari. Nel numero della domenica non c’è una casa sotto il milione di dollari, si può capire. Sarei però curioso di sapere chi di dollari ne ha almeno 110 per acquistare questa simpatica casuccia con cinque stanze da letto e undici bagni. Non voglio pensare quanto viene a costare in saponette. Certo, è un gran bel posticino. Guardo il conto e vedo cosa posso fare.
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Noi italiani ci riteniamo felici? Neppure troppo, le classifiche non mentono (ma a volte sì)

Da oltre un decennio, i ricercatori dietro il World Happiness Report (Rapporto Mondiale sulla Felicità) cercano di codificare una scala comparativa per il benessere ed evidenziare i luoghi dove questo fiorisce. I fattori chiave esaminati includono: benessere materiale, condivisione dei pasti, donazioni agli altri e aiuto agli sconosciuti. “Siamo creature molto sociali e le azioni che aiutano a favorire le connessioni con gli altri hanno molte probabilità di offrirci felicità”, ha detto Lara Aknin, professoressa di psicologia sociale alla Simon Fraser University. Così ci spiega il Washington Post in una doppia pagina pubblicata l’altro ieri. E andando a curiosare sul sito del World Happiness Report scopriamo che purtroppo l’Italia è solo in 40esima posizione. Il che significa che – per citare alcuni Paesi – Romania, Francia, Spagna, Messico e Belgio si ritengono più felici di quanto pensiamo noi di essere.
L’Italia si colloca a metà classifica tra i Paesi europei nel World Happiness Report, con un valore di soddisfazione della vita intorno a 6,3–6,4 su 10, quindi non tra i migliori ma neppure tra i peggiori. Risulta dietro alla gran parte dell’Europa occidentale e nordica, ma sopra diversi Paesi dell’Europa sud‑orientale e orientale.
Classifica dei Paesi europei (valori di felicità)
Prendendo i dati più recenti del World Happiness Report e considerando i Paesi geografici europei, il quadro sintetico è questo: i primi posti sono occupati dai Paesi nordici (Finlandia, Danimarca, Islanda, Svezia, Paesi Bassi, Norvegia, Lussemburgo, Svizzera), tutti con punteggi tra circa 7,1 e 7,8.
Subito dopo vengono Austria, Belgio, Irlanda, Germania, Francia e altri Paesi dell’Europa centrale e baltica (come Lituania, Cechia, Slovenia), con valori compresi tra circa 6,6 e 7,0.Nella fascia medio‑alta, ma sotto i grandi Paesi “core”, si trovano Romania, Estonia, Polonia, Spagna, Serbia, Malta, con punteggi intorno a 6,4–6,5.
L’Italia rientra nella fascia medio‑intermedia europea, con un punteggio intorno a 6,3–6,4, vicina a Spagna, Malta e leggermente sopra a Paesi come Slovacchia, Lettonia, Portogallo, Grecia, Croazia, Bulgaria, Ucraina.Posizione specifica dell’Italia
Nei dati più recenti l’Italia è intorno al 39°–41° posto nel mondo, con un punteggio di circa 6,4 su 10, e si colloca grossomodo nel terzo medio della graduatoria europea.
Ciò significa che è significativamente meno “felice” dei Paesi nordici e di molti Paesi dell’Europa centro‑settentrionale, ma sopra una parte consistente dei Paesi balcanici e dell’Europa orientale.Rispetto alla media mondiale, l’Italia è comunque sopra la media (che è intorno a 5,5–5,6), mentre rispetto alla media europea è leggermente sotto (media europea ≈ 6,4–6,5).
I singoli elementi del World Happiness Report
Il punteggio complessivo è costruito combinando diverse dimensioni: reddito/prodotto interno lordo pro capite, supporto sociale, aspettativa di vita in buona salute, libertà di scelta di vita, generosità (donazioni/comportamenti prosociali) e percezione della corruzione, oltre a indicatori di benessere mentale e fiducia nelle istituzioni.
In genere, l’Italia ha performance relativamente buone su reddito e speranza di vita, ma più deboli su fiducia nelle istituzioni, percezione della corruzione e alcuni aspetti di supporto sociale e benessere soggettivo rispetto ai Paesi nordici.Rispetto ai Paesi europei più felici, le aree “forti” italiane sono: salute (alta aspettativa di vita), patrimonio culturale e qualità di alcuni servizi di welfare; le aree “deboli” sono: fiducia verso governo e istituzioni, percezione della corruzione, e un senso di sicurezza e stabilità economica meno elevato che in Nord Europa.
Italia: buona o cattiva posizione per ciascun elemento
Se si semplifica in tre fasce (alta, media, bassa all’interno dell’Europa), si può riassumere così per l’Italia:
- Reddito e livello di vita materiale: fascia medio‑alta europea (sotto i Paesi nordici e centro‑nordici più ricchi, sopra buona parte di est e sud‑est).
- Salute/aspettativa di vita: fascia alta, con valori tra i migliori in Europa per longevità, anche se il benessere psicologico non è ai vertici.
- Supporto sociale: fascia media; la rete familiare è forte, ma i sistemi di supporto formale e la percezione di aiuto da parte delle istituzioni sono inferiori ai Paesi nordici.
- Libertà di scelta di vita: fascia medio‑alta; buona libertà personale e civile, ma vincoli economici e precarietà riducono la percezione di controllo sulla propria vita rispetto al Nord Europa.
- Generosità/comportamenti prosociali: fascia media; non ai livelli record di alcuni Paesi anglosassoni o nordici, ma nemmeno tra i più bassi.
- Percezione della corruzione e fiducia nelle istituzioni: fascia bassa rispetto al resto dell’Europa occidentale, più vicina in questo ad alcuni Paesi dell’Europa meridionale e orientale.
In sintesi, la posizione dell’Italia non è “catastrofica” ma è strutturalmente inferiore ai Paesi europei di punta: sta abbastanza bene su reddito e salute, ma paga molto in termini di fiducia, qualità percepita delle istituzioni e stabilità/ottimismo soggettivo, che sono proprio gli elementi che spingono in alto i Paesi nordici nella classifica della felicità
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Se vivi negli States non devi nascere tacchino (ma anche: tacchino, ma quanto mi costi?)

Ogni mondo è paese e ogni quotidiano, per quanto importante sia, non riesce a negarsi un articolo trito e ritrito. Che per quello che mi riguarda, stavolta mi incuriosisce. Infatti, su Usa Today mi sono imbattuto sul classico paginone dedicato alla Festa del Ringraziamento (il 27 novembre). Sotto che profilo? Un classico di sempre: quanto ci costerà l’inevitabile cena con famiglia e amici più cari? O meglio, quanto ci costerà cucinare il tacchino secondo le regole Usa?
I giornalisti hanno visitato negozi in tutto il paese per calcolare il costo degli ingredienti essenziali: tacchino surgelato (16 libbre), salsa di mirtilli (1 lattina), latte intero (1 pinta), burro non salato (1 libbra), preparato per torta di zucca (1 lattinaL’American Farm Bureau Federation ha condotto il suo 39° sondaggio annuale sui costi del Ringraziamento, rilevando una diminuzione del 5% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, i prezzi sono saliti del 19% dal 2021.
Secondo i dati del Bureau of Labor Statistics, i prezzi dei generi alimentari sono aumentati del 29% dal 2019, anche se sono rimasti sostanzialmente stabili nell’ultimo anno.
L’articolo cita diverse cause delle fluttuazioni: l’influenza aviaria che ha colpito milioni di galline e tacchini, riducendo l’offerta; le politiche agricole dell’amministrazione Trump che hanno riconosciuto la carenza di manodopera; e periodi di siccità negli stati produttori di mirtilli come Massachusetts, Wisconsin e Oregon), uova (1 dozzina), carote (1/2 libbra), sedano (1/2 libbra) e patate arrosto (1 libbra).
Le tre ricevute (regolarmente pubblicate) mostrano:
- Venture Food Stores (Colchester, Kansas): $48,88
- Giant (Washington, D.C.): $57,19
- Publix (Royal Palm Beach, Florida): $28,87
Insomma, si può cenare e non spendere neppure troppo, a condizione di non acquistare altre non se non il tacchino con tanto di contorno.
La ricetta tradizionale per cucinare il tacchino nel Giorno del Ringraziamento - La ricetta tradizionale del tacchino del Ringraziamento americano prevede una preparazione relativamente semplice che enfatizza la succulenza e il sapore attraverso un burro aromatico alle erbe.
- Ingredienti Base
- Per un tacchino da 12-16 libbre (circa 5,5-7,5 kg):
- Tacchino intero
- 1 tazza di burro non salato ammorbidito
- Aglio tritato (6-8 spicchi)
- Erbe fresche: rosmarino, timo e salvia
- Sale e pepe nero
- 1 cipolla, 1 limone e 1 mela tagliati a spicchi
- Verdure per la teglia: carote, sedano, cipolle
- Preparazione Tradizionale
- Marinatura (facoltativa): Molte ricette tradizionali prevedono una salamoia il giorno prima con sale kosher, zucchero di canna, brodo vegetale e spezie come pepe nero, bacche di pimento e chiodi di garofano.
- Burro aromatico: Si prepara mescolando burro morbido con aglio tritato, erbe fresche tritate (rosmarino, timo, salvia), sale e pepe. Alcuni aggiungono scorza d’arancia grattugiata per un tocco agrumato.
- Farcire la cavità: Si riempie l’interno del tacchino con cipolla, limone, mela e rametti di erbe fresche. Questo conferisce sapore dall’interno.
- Preparare la pelle: Con le dita si solleva delicatamente la pelle del petto e si spalma il burro aromatico direttamente sulla carne. Il resto del burro viene spalmato su tutta la superficie esterna.
- Cottura
- Si preriscalda il forno a 325°F (circa 165°C). Il tempo di cottura è di circa 13-15 minuti per libbra, fino a raggiungere una temperatura interna di 165°F (74°C) nella parte più spessa della coscia.
- Alcuni cuochi iniziano con una temperatura più alta (425°F per la prima ora con il tacchino capovolto, poi 325°F girato con il petto verso l’alto) per ottenere una doratura perfetta. Durante la cottura si spennella periodicamente con i succhi della teglia ogni 30 minuti.
- Una volta cotto, il tacchino deve riposare coperto con carta stagnola per almeno 20 minuti prima di essere tagliato.
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Ci spaventavano i maiali, ora ci preoccupano i polli. Il ritorno dell’aviaria

Polli malati, una vignetta con l’Ai Se in provincia di Pavia (e in gran parte del Paese) abbiamo finalmente tirato un sospiro di sollievo per il crollo dei casi di peste suina, le infezioni e le malattie che riguardano le specie d’allevamento continuano a preoccupare. In queste ore, infatti, a spaventarci è il ritorno dell’aviaria. Tra il 6 settembre e il 14 novembre 2025 scrivono le agenzie stampa – sono stati segnalati 1.443 casi di influenza aviaria ad alta patogenicità (Hpai) A(H5) negli uccelli selvatici in 26 Paesi europei. Come sottolinea l’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, si tratta di una quantità “quattro volte in più rispetto allo stesso periodo nel 2024 e il numero più alto dal 2016”. Nel corso di tale periodo gli uccelli acquatici in varie parti d’Europa sono stati fortemente infettati dall’Hpai, con casi rilevati anche in uccelli selvatici apparentemente sani, il che ha provocato una contaminazione ambientale diffusa. “Tra le varie misure urge rafforzare la sorveglianza ai fini di una diagnosi precoce e garantire una biosicurezza stringente negli allevamenti”, sottolinea l’ente, “onde prevenire l’introduzione dell’Hpai nei volatili domestici e la sua ulteriore diffusione negli allevamenti di pollame”.
Per quello che riguarda l’Italia, e di conseguenza anche la provincia di Pavia, l’allarme appare concreto. A commentare la situazione è Giovanni Filippini, direttore generale della Salute animale presso il ministero della Salute e commissario straordinario alla peste suina africana, in un’intervista pubblicata da Il Sole 24 Ore. ““L’aviaria è un’emergenza importante. Quasi tutti i Paesi Ue oggi sono alle prese con la gestione di focolai. Il virus quest’anno è arrivato in Spagna. Mentre in Italia è il Nordest l’area più a rischio. Siamo ormai di fronte a una vera e propria pandemia. Quasi tutti gli uccelli che sorvegliamo hanno il virus. In Italia siamo sopra i dieci allevamenti colpiti e abbiamo già abbattuto centinaia di migliaia di tacchini, polli e galline ovaiole”, dice Filippini. Il quale però rassicura che, in Italia, al momento non ci sono rischi per l’uomo: fino ad ora non ci sono stati casi di spillover (il salto di specie, che invece c’è stato negli Usa) e “la carne che mangiamo è sicura, sia quella italiana sia quella importata dai Paesi Ue che extra-Ue”.
Per la situazione negli Usa, ecco la sintesi ottenuta grazie all’Ai. Negli Stati Uniti, la situazione attuale dell’influenza aviaria (soprattutto il ceppo H5N1) nel 2025 vede una diffusione significativa non solo tra gli uccelli selvatici e allevamenti avicoli, ma anche nello bestiame come i bovini da latte. Sono stati confermati diversi focolai indipendenti, con un numero stimato di oltre 1.000 allevamenti di bovini coinvolti in 18 stati, e un crescente numero di casi umani, principalmente lavoratori esposti a questi animali infetti. Dal 2024, sono stati segnalati circa 70 casi umani confermati negli USA, con una maggioranza di casi lievi e una mortalità molto bassa, anche se è stato registrato almeno un decesso umano recente attribuito a un ceppo raro H5N5.
Lo spillover, cioè il salto del virus dagli animali all’uomo, si è verificato soprattutto in persone a stretto contatto con volatili domestici, bovini da latte e allevamenti avicoli. Non sono stati documentati casi di trasmissione da uomo a uomo fino ad ora, ma la situazione è attentamente monitorata dalle autorità sanitarie come i CDC. In California, dove è stato dichiarato lo stato di emergenza alla fine del 2024, si sono registrati numerosi cluster di virus con marcatori virali caratteristici dei ceppi locali.
L’influenza aviaria H5N1 e ceppi correlati come H5N5 continuano a evolversi e a rappresentare una minaccia virologica rilevante per la salute animale e pubblica negli Stati Uniti, con misure di sorveglianza intensificate, soprattutto a livello di allevamenti, e monitoraggio continuo dei casi umani, in particolare tra lavoratori esposti agli animali infetti.
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Pedoni, una vita spericolata e pericolosa. Lo sanno persino a Washington

Vignetta realizzata con l’Ai Che sia una vita spericolata e pericolosa quella di pedoni e ciclisti nelle folle strade delle città di questo mondo (salvo pochi esempi da seguire), conferma persino una lettera pubblicata dal Washington Post proprio oggi e che fa riferimento a un’inchiesta del quotidiano Usa sulle troppe morti di pedoni negli Stati Uniti. Su questo blog ne abbiamo accennato in riferimento al progetto di rotatoria al Ponte Coperto. La lettera descrive come camminare per le strade di Washington D.C. sia diventato pericoloso e stressante a causa del comportamento irresponsabile degli automobilisti. L’autore sottolinea il problema dell’eccessiva velocità, della guida aggressiva e del mancato rispetto delle regole stradali, nonostante la presenza di sistemi di controllo e misure di sicurezza. Vi fa suonare qualche campanello? Secondo quanto riportato dalla direttrice del Dipartimento dei Trasporti di D.C., la maggior parte delle morti di pedoni è dovuta a comportamenti antisociali e spericolati difficili da risolvere solo con soluzioni tecniche. Scrive il lettore: “Molti automobilisti passano con il semaforo giallo e rosso. La guida spericolata e aggressiva è completamente fuori controllo. Vivo su Connecticut Avenue, circa un miglio a sud di Chevy Chase Circle. Chiaramente, molti considerano il tragitto casa-lavoro una gara. I grossi veicoli passeggeri sfrecciano su e giù per la strada, e camion e grandi veicoli commerciali aggiungono ulteriore caos. ll distretto dispone di autovelox, semafori agli attraversamenti pedonali e altre misure di sicurezza, ma è la mentalità del guidatore medio che deve cambiare. Il parcheggio in doppia fila è normale e gli indicatori di direzione sono raramente utilizzati”. Sembra di essere in Italia. Purtroppo, sulla sicurezza stradale, c’è ancora troppo da fare. Ecco la lettera completa.

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Tra Pavia e Cremona, il triangolo perfetto per le nuove centrali a fusione nucleare. Un report

Un impianto a fusione nucleare (immagine prodotta da Ai) Uno studio a livello europeo commissionato da Gauss Fusion identifica centinaia di potenziali siti per centrali a fusione in nove paesi. Questo studio, durato un anno e condotto in collaborazione con l’Università Tecnica di Monaco (TUM), mappa i distretti industriali e i siti energetici esistenti adatti
per la prima generazione di centrali a fusione in Europa. Per l’Italia sono state identificate alcune zone. Per quanto riguarda l’Italia, 7 hub sono nelle regioni settentrionali localizzati tra Milano, Cremona e Venezia, “un corridoio strategico che unisce forte densita’ industriale, adeguata capacita’ di rete e la presenza di infrastrutture energetiche gia’ consolidate”.
La mappa del nord Italia e le aree (in verde) idonee per i nuovi impianti a fusione nucleare L’area di Cremona, dice lo studio, ha caratteristiche particolarmente favorevoli grazie alla prossimità a rilevanti stazioni elettriche ad alta tensione. Nel Sud Italia sono stati inoltre individuati 15 cluster di dimensioni più contenute, localizzati prevalentemente in prossimità delle aree costiere, che rappresentano ulteriori opportunità di sviluppo in una logica di riequilibrio territoriale e valorizzazione delle infrastrutture esistenti. L’aria di potenziale intervento, come si vede da questa mappa, riguarda anche il territorio di Pavia e in particolare la zona lungo il Po (l’indicazione della città di Pavia è stata aggiunta per chiarezza rispetto alla mappa originale: ciò che interessa sono le aree in colore verde, ossia quelle idonee per le centrali).
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Ponte Coperto e rotatoria, le ottime ragioni della Fiab e di chi difende bici e pedoni

Ciclisti e pedoni sempre a rischio (Immagine generata con l’Ai) Le proteste della Fiab e i dubbi di alcuni consiglieri comunali sulla trasformazione dell’incrocio del ponte coperto in rotatoria hanno un senso. Non tanto per il progetto in sè, che pure è discutibile, ma per i precedenti di cui Pavia è specialista. Ci sono diverse rotatorie che sono diventate un pericolo per ciclisti e pedoni non fosse altro per il fatto, ormai consueto, che le strisce pedonali sono disegnate pochi metri dopo la rotatoria stessa, in uscita, mettendo in serio pericolo i pedoni. Va poi detto che nessuno, o quasi, rispetta il principio del dare la precedenza a chi è nella rotatoria, anche perché le mini-rotatorie sono difficili da interpretare. Esempi? La rotatoria di viale Ludovico il Moro, quella di viale Cremona (una follia), quella di via Solferino con Strada Paiola, e si potrebbe andare avanti.
L’obiettivo è giustamente quello di rallentare la velocità delle auto (ma con le mini-rotatorie non avviene) e di evitare code semaforiche. Il tutto, spesso se non sempre, dimenticandosi pedoni e ciclisti. Ma dico, ai chi disegna questi progetti, si è mai provato ad attraversare le strisce in prossimità di una rotatoria? E ancora: avete mai visto un’automobilista rallentare in vista di un ciclista? E’ molto probabile che chi disegna le rotatorie si muova sull’auto di servizio o molto banalmente se ne freghi di pedoni e ciclisti. O sia allievo di chi ha disegnato la viabilità del parcheggio Carrefour.
Pavia a colori ci piace, basta che il colore non sia rosso sangue.
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Pavia, record negativo: i cittadini pagano la Tari più alta della Lombardia (3,6% di aumento in un anno)

E’ stata pubblicato oggi il report di Cittadinanza Attiva sulla gestione dei rifiuti in Italia. Un dato su tutti: Pavia ha la Tari più alta della Lombardia, con una crescita di circa il 3,6 per cento rispetto allo scorso anno. Per quanto riguarda il dato nazionale, nel 2025, la spesa media nazionale per la gestione dei rifiuti urbani è pari a 340 euro all’anno, in aumento del 3,3% rispetto al 2024 (329 euro). Le tariffe crescono – in misura differente – in tutte le regioni, ad eccezione di Molise, Valle d’Aosta e Sardegna, e in ben 95 dei 110 capoluoghi di provincia. In Lombardia una famiglia paga in media 262 euro, un aumento del 3,1% rispetto ai 254 euro del 2024. Cremona è meno cara con una tariffa media di 196 euro.
In crescita ovunque anche la raccolta differenziata, che nel 2023 si attesta al 66,6% dei rifiuti prodotti (era il 65,2% nel 2022), In Lombardia si attesta al 73,9%. Restano marcate le differenze territoriali, con il Nord dove la spesa media si attesta sui 290 euro l’anno e una raccolta differenziata che raggiunge il 73% dei rifiuti prodotti; segue il Centro dove le famiglie spendono in media 364 euro, mentre si differenzia il 62% dei rifiuti; sempre fanalino di coda il Sud con una spesa media di 385 euro l’anno e una raccolta differenziata ferma al 59%.
Le regioni più economiche sono il Trentino-Alto Adige (224 €), la Lombardia (262 €) e il Veneto (290 €), mentre le più costose restano la Puglia (445 €), la Campania (418 €) e la Sicilia (402 €).
Catania è il capoluogo di provincia dove si spende di più, 602 euro; Cremona quello più economico con 196 euro in media a famiglia.Pavia, la più cara
Come detto, in Lombardia è Pavia ad avere il costo più alto della Tari, con 302 euro medi annui a famiglia rispetto ai 291 del 2024 e un aumennto, come detto, del 3,6 per cento. Questa la tabella di sintesi:

