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    Padova, finalmente

    Padova l’avevamo visitata qualche anno fa, in una sola giornata, molto di fretta. Il luogo più importante per la storia dell’arte è la cappella degli Scrovegni, ma andava prenotata. E poi, con i nostri ragazzi, muoversi tra chiese e monumenti, non era semplicissimo. Così, a marzo di quest’anno, ci siamo presi un paio di giorni liberi, liberi di muoverci, di camminare, di guardare con calma e di fotografare.

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    L’immaginavo così

    L’immaginavo così. Per me il bianco e nero è questo, e lo è stato da quando fotografavo con una Pentax Mx in analogico e sviluppavo le pellicole e le stampe nel bagno della casa dei miei genitori. Quando non c’era l’anteprima sullo schermo della mirrorless, quando il rullino mica potevi sprecarlo. Non lo faccio neppure oggi, a dire il vero, non esagero mai con gli scatti. Perché, quando faccio click, per quanto un click artificiale, so già come vorrò quell’immagine. E questa che vedete qui sotto, bella o brutta che sia, uscendo alle 10 del mattino dallo studio del fisioterapista, e gettando lo sguardo verso l’alto, me la sono proprio immaginata così.

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    Una foto triste

    E’ una delle immagini a cui sono più affezionato. Passeggiando per Pavia, nel suo centro storico, accanto a piazza San Pietro in Ciel D’oro, noto questa donna, avrà avuto settant’anni, piccola, che a fatica fruga nei bidoni della spazzatura che sono poco distanti dal mercato. Arriva appena al bordo, ma ci prova. A pochi passi da me, ci sono le abitazioni più prestigiose di questa ricca città.

    La ricca Pavia
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    Lungo la strada di casa 2

    La fotocamera che porto sempre con me è la “vecchia” Fuji X-T1 con un obiettivo Fujifilm XF 23mm F1.4 . E’ nel mio zaino, protetta (almeno in inverno) da una sciarpa e dai guanti. Per tornare a casa a piedi percorro per forza la stessa strada e cerco, per allenare l’occhio, spunti fotografici. L’altra sera ne ho trovati tre. Questo è uno.

    Per strada, febbraio 2019
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    Ombre

    Finché la mattina il termometro scende sotto lo zero e fatica a risalire, i quattro, cinque chilometri tra casa e la redazione li faccio ancora in auto. Poi, dal parcheggio al lavoro sono, dipende dal posto, cinque minuti a piedi. Quasi sempre lo stesso percorso, quasi sempre allo stesso orario, sempre con la stessa fotocamera (la mirrorless Fuji X-T1) e lo stesso obiettivo (il 23mm f1.4): non è facile trovare spunti nuovi in questo esercizio mattutino di osservazione. Stavolta a richiamare la mia attenzione è stato un gioco di ombre che già immaginavo in bianco e nero al momento di scattare.

    Ombre
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    Davanti a me ogni giorno

    Ci sono dei giorni d’inverno in cui il freddo, la mancanza di tempo e a volte anche un po’ la voglia, ti allontanano dalla fotocamera. Ho sfruttato quindi la camminata da casa al giornale per scattare banalmente quello che mi sono trovato di fronte nel solito percorso di quattro-cinque chilometri. Poi, alcune di queste fotografie, le ho elaborate al computer. Per chi fosse interessato ai dati tecnici: Fuij X-T1, 23mm F1.4.